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square  TERREMOTO IN EMILIA SEI MESI DOPO. IL FERRARESE.

Barbara Ghelfi, Marialucia Menegatti (*)

 

Premessa

A oltre sei mesi dal terremoto, un primo bilancio sugli interventi fin qui svolti a tutela dei beni culturali, accompagnati talvolta da accese polemiche sui criteri da seguire nella ricostruzione e sull’opportunità di abbattere o meno edifici seriamente lesionati, è stato fatto in un convegno dal titolo A sei mesi dal sisma. Rapporto sui Beni culturali in Emilia Romagna, svoltosi a Carpi il 20 e 21 novembre scorsi. Hanno partecipato fra gli altri il ministro per i Beni e le Attività Culturali Lorenzo Ornaghi, Carla di Francesco, direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia–Romagna, funzionari delle Soprintendenze, esperti di restauro, assessori e sindaci. Il ministro ha riconosciuto al recupero del patrimonio artistico la stessa urgenza che meritano scuole, fabbriche, ospedali, «perché crea l’identità di una comunità». Tuttavia, ammette, non esistono i fondi necessari per la ricostruzione: «la Direzione regionale per i Beni artistici dispone di 7 milioni di euro […], a fronte di un danno calcolato, soltanto per le chiese di 330 milioni». L’unica strada percorribile, e in diversi casi già intrapresa, per la messa in sicurezza, recupero, restauro delle 550 chiese e dei 2200 edifici di interesse storico artistico danneggiati nella sola area emiliana dal sisma, è quella di una sinergia fra pubblico e privato. Alcuni dati statistici forniti da Carla Di Francesco fotografano il danno subito dai beni culturali di Ferrara e provincia: più di trecento segnalazioni a Ferrara città, una settantina nel comune di Cento, quasi sessanta a Bondeno, sopra le venti ad Argenta e Poggio Renatico, sotto la ventina in tutti gli altri comuni. In pratica, dei 2200 edifici offesi dal terremoto, più di 600 insistono nel territorio di Ferrara e provincia, dove si sono registrati due interventi demolitori che hanno fatto molto discutere e che la stessa Di Francesco definisce «perdite dolorose»: il municipio di Sant’Agostino «veramente irrecuperabile e il campanile di Buonacompra, […] troppo lesionato», oltre all’abbattimento, a Mirabello, del campanile della chiesa di San Michele.

La situazione degli edifici ecclesiastici, in tutta l’area emiliana, è certo la più drammatica; affiancate spesso da strutture provvisorie per ospitare le celebrazioni liturgiche in tutta la zona interessata dal sisma le chiese offrono uno spettacolo che si ripete pressoché invariato, fatto di campanili imbragati, di facciate puntellate, di canoniche sbarrate, di transenne che impediscono l’accesso ai sagrati. Simbolo identitario delle tante comunità offese dal sisma, custodi di piccoli e grandi tesori artistici e di arredi liturgici sottratti alle macerie dalla coraggiosa abnegazione dei Vigili del Fuoco, le chiese emiliane rischiano di rimanere chiuse per un periodo indefinitamente lungo. Nella sola diocesi ferrarese, se ne contano 164 danneggiate, il cui restauro richiederebbe almeno settanta milioni di euro. Nei mesi dopo il terremoto i funzionari e i tecnici delle Soprintendenze, si sono dedicati a un lungo e faticoso lavoro di verifica dei danni, raccogliendo pazientemente e schedando le opere mobili conservate in ciascun edificio lesionato. Stefano Casciu, soprintendente per i Beni storici, Artistici ed Etnoantropologici delle province di Modena e Reggio Emilia, nel fare il punto sulle opere ricoverate nel Palazzo Ducale di Sassuolo - 1223 tra dipinti, sculture, paliotti, candelabri e oggetti di altre tipologie – evidenzia come più di mille siano di proprietà ecclesiastica, e 235 provenienti dall’area del Ferrarese.

Grave anche la situazione delle biblioteche e degli archivi statali, comunali e parrocchiali, ospitati in edifici lesionati o bisognosi di manutenzione e adeguamenti alle norme antisismiche, e tuttora chiusi, o in attesa di trovare nuova collocazione: una conseguenza del sisma, ha denunciato Stefano Vitali, Soprintendente archivistico per l’Emilia-Romagna, cui raramente i media hanno dato risalto, ma che necessiterebbe di essere portato all’attenzione e di trovare adeguate risoluzioni. I documenti dell’Archivio comunale di Sant’Agostino sono stati recuperati poche ore prima dell’abbattimento dell’edificio, così come sono stati portati in salvo anche gli archivi parrocchiali di Alberone, Cento e Mirabello; l’Archivio di Stato di Ferrara sta faticosamente tentando di garantire la consultazione del proprio patrimonio, nonostante la sua sede, palazzo Borghi, abbia subito danni rilevanti.

Conclusa la prima fase dell’emergenza, contraddistinta dalla messa in sicurezza degli stabili e dalla stima dei danni, si apre ora la fase della ricostruzione che impone una riflessione sui criteri che devono guidare il recupero del patrimonio storico-artistico. Elena Rossoni, funzionario della Soprintendenza ai Beni storici, Artistici ed Etnoantropologici di Bologna, parlando della Pinacoteca di Cento, fortemente lesionata dalla seconda scossa del 29 maggio e a tutt’oggi inagibile, ha sottolineato inoltre la necessità di programmare piani di evacuazione delle opere d’arte in caso di situazioni pericolose. Allo slogan coniato nel 1902 all’indomani del crollo del campanile di San Marco a Venezia, - “ricostruire com’era, e dov’era” -, subito impugnato da più parti come criterio guida per la riedificazione in Emilia, Riccardo Dalla Negra, ordinario presso la facoltà di Architettura dell’Università di Ferrara, obietta che «ricostruire com’era è in pratica impossibile», e che occorre più realisticamente perseguire la strada di un restauro architettonico - «vale a dire di un particolare modo di fare architettura con finalità conservative» -, e che sappia avvalersi delle più moderne tecnologie, sia nel reintegrare parti perdute di monumenti significativo per le comunità locali, sia nel ripristino dei tessuti urbani. Lo slogan è stato scelto, anche, come titolo di un convegno svoltosi il 17 dicembre a Ferrara a Palazzo Tassoni Estense - Dov’era, ma non com’era. ll restauro e il recupero del patrimonio edilizio di valore storico–architettonico: strategie per una ricostruzione consapevole -, promosso dall’Università di Ferrara e dalla Direzione Regionale del MIBAC,  per informare sulle  strategie di ricostruzione e di intervento edilizio, e per anticipare gli argomenti principali del Salone del Restauro, in programma a Ferrara Fiere dal 20 al 23 marzo 2013, dedicato proprio al delicato tema del recupero e della ricostruzione di edifici e tessuti urbani danneggiati da eventi catastrofici.

Con l’obiettivo di tenere viva l’attenzione sulle gravi condizioni in cui versa il patrimonio artistico delle zone colpite, è stata organizzata la mostra Salvati dal terremoto. Dipinti e sculture dai centri storici tra Bologna e Ferrara. Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, dai Musei della Città, dalla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici dell’Emilia Romagna e dalla Soprintendenza per i beni storici, artistici ed etnoantropologici di Bologna, l’iniziativa ha visto confluire nel bolognese Palazzo Fava parte delle opere mobili messe in salvo dalle chiese gravitanti nel territorio del sisma. Oltre a offrire la prestigiosa sede, la Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna ha voluto dare un segno tangibile finanziando il risanamento di alcune tele danneggiate, come quella del Guercino e della scuola, raffigurante Sant’Antonio da Padova in adorazione del Bambino, che si trovava nella chiesa dei Santi Carlo e Benedetto della frazione di San Carlo, ridotta a brandelli dopo essere stata travolta dalle macerie dell’edificio crollato e portata in salvo dai Vigili del Fuoco solo dopo due giorni di intenso lavoro. Altri capolavori del maestro centese sono stati esposti in mostra, dai Misteri del Rosario di Corporeno, all’Assunta (fortunatamente portata in salvo dalla chiesa del Rosario tra la prima e la seconda scossa che ha determinato il crollo di parte della volta), al San Carlo Borromeo in orazione di San Biagio, alle pale di Renazzo, come la Madonna con Bambino, san Pancrazio e una santa monaca e il Miracolo di San Carlo Borromeo, che furono tra le prime commissioni pubbliche ricevute dal Guercino. Oggi l’obiettivo che si pongono le Soprintendenze è quello di far ritornare quanto prima le opere mobili nei loro luoghi di provenienza.

 

FERRARA

I mesi trascorsi dalle scosse del 20 e 29 maggio hanno senz’altro confermato che il patrimonio storico artistico cittadino, pur non avendo conosciuto crolli importanti, ha nondimeno sofferto di danni diffusi, spesso di notevole entità e necessitanti di importanti e costosi interventi di restauro.

Due delle quattro torri del Castello Estense, monumento simbolo della città, quella dei Leoni e quella di Santa Caterina, sono circondate dai ponteggi che ne hanno permesso la messa in sicurezza, mentre diverse pareti dell’antica residenza estense, quasi subito riaperta al pubblico, sono state “incerottate” con garza e carta giapponese. Sono ora necessari diversi milioni di euro per i lavori di restauro dell’intero complesso.

Fra le situazioni più preoccupanti, quella di Palazzo Massari, sede dei musei dedicati all’Ottocento, a Boldini e De Pisis, gravemente danneggiato senza che però le 300 opere ospitate abbiano riportato danni; trasferite in sedi in più sicure, le opere non sono però più visibili al pubblico. Il palazzo necessita di importanti e costosi lavori di consolidamento e si prevede una sua prolungata chiusura; è appena stato approvato lo stanziamento di un milione di euro per l’avvio di una prima tranche di interventi di recupero strutturale rivolti, in particolare, al rafforzamento dei solai, delle strutture lignee dei tetti e dei pilastri del piano terra che sorreggono il salone d’onore del piano nobile. L’idea di esporre una selezione dei capolavori di Palazzo Massari, facendola viaggiare in città italiane ed estere, si è concretizzata nella mostra Boldini, Previati e De Pisis. Due secoli di grande arte a Ferrara, inaugurata il 12 ottobre, allestita con 80 dei dipinti sfollati da Palazzo Massari, e che in primavera sarà ospitata a Palazzo Pitti a Firenze. L’esposizione ha offerto l’occasione per la riapertura della galleria al piano terra di Palazzo dei Diamanti, chiusa dal 29 maggio, quando era in corso la retrospettiva dedicata a Sorolla. Il piano nobile dell’edificio, che ospita la Pinacoteca Nazionale, subito riaperto al pubblico, non ha fortunatamente patito danni.

Ancora chiuso uno dei più importanti monumenti cittadini, Palazzo Schifanoia, in attesa degli interventi di restauro che dovrebbero partire a giorni. Il sisma ha rovinato parte delle coperture e dei muri perimetrali, danneggiato il fregio marmoreo del portone d'entrata e aperto fessurazioni in alcune pareti decorate e nei soffitti. L’obiettivo è rendere accessibile al pubblico entro la Pasqua del 2013 le due sale più visitate del museo, cioè il Salone dei Mesi con gli affreschi di Cossa, Tura e de’ Roberti, e la Sala degli Stucchi, opera dello scultore Domenico di Paris, che fortunatamente non hanno riportato gravi danni. La riapertura pressoché definitiva di tutte le sale è invece prevista tra le fine dell’anno e l’inizio del 2014.

Presentano danni, anche gravi, il Palazzo già Ducale, sede del municipio, Casa Romei e Casa Minerbi, diversi edifici storici fra cui il prestigioso palazzo cinquecentesco detto di ‘Renata di Francia’, sede del rettorato dell’Università di Ferrara. Presto partiranno i lavori di restauro al Palazzo Ducale, così come quelli alla neogotica Torre della Vittoria, oggi pericolante, e alla Torre dell’Orologio. Al via anche i restauri di Palazzo Bonacossi, sede della direzione dei Musei civici di arte antica e del Museo Riminaldi, che presenta danni consistenti specie al primo piano, dove si trova la biblioteca del museo. Per alcuni edifici, come palazzo Prosperi, il cui splendido portale quattrocentesco strappò la lode di Giosuè Carducci, e che da anni versa in una situazione di degrado ed abbandono, nulla si sa se non che sono stati lesionati dal sisma. Quasi tutte le chiese cittadine permangono inagibili, indistintamente colpite quelle di antica e quelle di recente costruzione. Allo scadere dell’anno appena trascorso, don Stefano Zanella, responsabile diocesano per l’edilizia di culto, ha comunicato che i danni subiti dagli edifici religiosi ammontano ad almeno 70 milioni di euro; danneggiate, a volte gravemente, il 40% delle chiese di Ferrara e provincia. Solo per alcune di queste si prospetta una riapertura al culto in tempi piuttosto rapidi; per la maggioranza, si delineano tempi lunghissimi di recupero, che devono tenere conto della necessità di approntare adeguati progetti di consolidamento e di restauro, e del reperimento dei fondi necessari. Fra gli edifici maggiormente compromessi, il complesso di San Domenico, dove i danni ammontano a quasi 3 milioni di euro, e il tempio di San Cristoforo alla Certosa, che aveva visto concludersi appena quattro anni fa un lungo e complesso restauro. Anche per il ripristino di questo complesso monumentale serviranno milioni di euro e anni di lavoro: il primo grande claustro del Camposanto, già minato da anni di abbandono, ha subito cedimenti delle volte, mentre la rossettiana basilica, sulle cui fiancate si sono aperte visibili crepe, necessita di immediati interventi di messa in sicurezza, così come la volta dell’ingresso della chiesa. Non risulta che abbiano patito danni i dipinti e i preziosi arredi del tempio. La chiesa francescana di Santo Spirito è ancora inagibile, mentre quella cinquecentesca di San Francesco, edificata su disegno di Biagio Rossetti e che ospita pregevoli manufatti artistici, fra cui opere di Domenico Mona, del Garofalo e Girolamo da Carpi, è stata parzialmente riaperta in occasione delle celebrazioni natalizie; saranno necessari per il suo restauro oltre due milioni di euro. Sono attualmente chiuse le chiese di Santa Maria della Consolazione, Santa Maria della Visitazione detta la ‘Madonnina’, il Gesù, Santa Maria Nuova e San Biagio, Santa Maria in Vado, San Benedetto, ma l’elenco è ovviamente molto più lungo. Sant’Antonio Abate, gravemente compromessa nella zona absidale, ha ospitato in autunno, in accordo con l’Arcidiocesi, un corso di restauro tenuto dalla facoltà di Architettura, allo scopo di preparare i futuri architetti, con uno studio sul campo, a progettare restauri e conservazione di luoghi danneggiati. Per l’Oratorio dell’Annunziata, chiuso al pubblico da anni, si sta tentando, anche attraverso iniziative private, di promuoverne il restauro.

Quanto a San Paolo, una trattazione specifica dedicata all’edificio e alle condizioni in cui versano a tutt’oggi le decorazioni e le opere d’arte mobili in esso conservate, sarà affrontata diffusamente in uno specifico approfondimento che troverà posto nel prossimo numero di questa rivista.

Non mancano alcuni segnali confortanti: la settecentesca scultura di Andrea Ferreri caduta dal timpano della basilica di Santa Maria in Vado la mattina del 20 maggio, frantumata in centinaia di pezzi sul sagrato della chiesa e subito divenuta una delle immagini simbolo del terremoto, è stata restaurata in pochi mesi in un laboratorio allestito nel chiostro della basilica stessa, e si spera che possa essere ricollocata al più presto nella sede originaria. Per ospitare le funzioni della basilica di Santo Spirito, è stata riaperta al culto dopo 58 anni la chiesa di San Giovanni Battista, di fondazione cinquecentesca ma riedificata quasi totalmente su disegno dell’architetto Alberto Schiatti dopo il terremoto del 1570, e oggetto di interventi di restauro e consolidamento negli anni Novanta del Novecento. E’ stato riaperto proprio in questi giorni palazzo Roverella, eretto nel 1508 su disegno di Biagio Rossetti per volontà del segretario ducale Girolamo Magnanino e oggi sede del Circolo dei Negozianti. I lavori di restauro hanno riguardato soffitti e pareti, e a breve dovrebbero essere riposizionati i bellissimi camini che affacciano su corso Giovecca. Dopo alcuni lavori di adeguamento antismico, un altro storico edificio cittadino, la cosiddetta casa di Stella dell’Assassino, concubina del marchese Nicolò III° d’Este, chiusa da anni, è stata offerta dalla Provincia, che ne è la proprietaria, come sede provvisoria alla contrada di Santa Maria in Vado. Non sono mancate, infine, alcune sorprese: basti citare quanto avvenuto proprio nel Castello Estense, dove il crollo di calcinacci nella zona della caffetteria ha fatto emergere sotto gli affreschi del pittore-scenografo ottocentesco Giuseppe Migliari, preesistenti decorazioni su cui ora converrà indagare.

 

L'ALTO FERRARESE

Nella zona, particolarmente offesa dal sisma e dove, più che altrove, era prioritario rivolgere l’attenzione al recupero di edifici pubblici come scuole e ospedali, di abitazioni civili e attività industriali e commerciali, i danni al patrimonio culturale sono davvero consistenti e, in alcuni casi, forse irreparabili. La pronta risposta di istituzioni e cittadini, e la mobilitazione scattata già poche ore dopo la prima scossa concretizzatasi in generose raccolte di fondi e iniziative volte alla ricostruzione, ha permesso un lento ritorno alla normalità, e la realizzazione di diversi interventi di messa in sicurezza e recupero di edifici storico-artistici.

La medievale Torre dell’Uccellino, posta al confine tra i comuni di Ferrara e di Poggio Renatico, rimasta miracolosamente in piedi, nonostante i danni subiti, è stata oggetto di interventi di consolidamento per scongiurare il pericolo di crollo.

Un nuovo orologio, del tutto uguale a quello distrutto dal sisma del 20 maggio, è stato collocato assieme alle campane bronzee recuperate dalle macerie nel luogo dove sorgeva la Torre di Palazzo Lambertini, su un traliccio costruito dai Vigili del fuoco, mentre sono allo studio diverse proposte per il recupero dello stesso castello. La Fondazione Fornasini e i suoi sostenitori si sono mobilitati, anche attraverso il web, per il restauro della loro sede, la medievale e purtroppo pericolante Torre Fornasini. Oltre al gravissimo danno patito dalla chiesa di San Michele, si registrano lesioni anche alla seicentesca chiesetta della frazione di Madonna Boschi, tuttora chiusa.

A San Carlo, una nuova zona rossa è stata istituita per il pericolo di crollo del cinquecentesco Palazzo Quattro Torri di proprietà privata, ma vincolato dalla Soprintendenza, gravemente lesionato e le cui condizioni sono peggiorate dopo le battenti piogge autunnali. Una copertura in ferro è stata eretta a protezione dell’Oratorio Ghisilieri, per evitare che le piogge rovinino l’altare, rimasto miracolosamente illeso.

A Sant’Agostino, quanto rimaneva del Palazzo municipale è stato abbattuto, non senza polemiche, il 20 luglio scorso. La chiesa parrocchiale è stata puntellata, e un’imponente impalcatura sorregge l’intera torre campanaria che minaccia di crollare. Per l’ex Casa del Fascio, sede delle scuole medie, tanto lesionata da paventarne la demolizione, sono allo studio progetti di restauro e di recupero ad altra funzione, mentre resta ancora inagibile il grande complesso cimiteriale.

Mirabello ha perduto nel sisma la chiesa di San Paolo; le opere e gli arredi sono ricoverati ora a Sassuolo e quanto resta dell’edificio è stato ispezionato nel corso dell’estate da droni - robot volanti telecomandati che permettono il telerilevamento e l’ispezione delle strutture pericolanti - forniti dall’Enea di Bologna. Mirabello ha assistito anche all’abbattimento dell’antica chiesetta, la cosiddetta ‘Chiesa Vecchia’, che dal Cinquecento è stata per più di due secoli la sede delle funzioni religiose del paese. Sconsacrata e trasformata in mulino oltre cent’anni fa, la chiesetta, irreparabilmente danneggiata, è stata demolita. I lavori di restauro al Palazzo Aldovrandi-Sessa, sede del Museo Archeologico, dovrebbero concludersi entro il prossimo settembre. Chiuse, in attesa di lunghi e complessi interventi di recupero, anche le chiese parrocchiali di Vigarano Mainarda e di Vigarano Pieve. Dopo alcune operazioni di restauro ha invece riaperto la chiesetta della Diamantina, delizia estense riconosciuta dall’Unesco come patrimonio dell’umanità.  

Permane molto critica la situazione nel Bondenese, dove tutte le chiese sono ancora inagibili. La chiesa di Ponte Rodoni, realizzata negli anni Cinquanta dello scorso secolo, è stata demolita, primo e al momento unico edificio della diocesi ferrarese ad avere subito danni così ingenti da richiederne l’abbattimento per questioni di sicurezza. Molti i restauri avviati, anche se nella maggior parte dei casi i tempi di riapertura al culto si preannunciano lunghi, come nel caso del duomo di Bondeno dedicato alla Natività di Maria Vergine. A Stellata sono stati effettuati lavori di consolidamento nella chiesa parrocchiale, nell’Oratorio di San Domenico e nella chiesa di San Francesco. La parrocchiale di Burana è stata interessata da lesioni nella zona absidale, e presenta importanti cedimenti del soffitto; dipinti, statue e arredi sono stati trasportati in altro luogo in via precauzionale. Ancora inagibile il santuario della Madonna della Pioppa di Ospitale di Bondeno, che ha tuttavia festeggiato il recupero della venerata immagine lauretana della Vergine con il Bambino, datata 1600, trafugata mesi fa assieme agli ex-voto e agli arredi preziosi che l’accompagnavano e che, dopo un delicato intervento di restauro, è stata riportata in paese in attesa di potere ricollocata nel santuario, per il quale si auspica una rapida riapertura.

A Pilastri, frazione del comune di Bondeno al confine con Mantova e Modena, si attende l’imminente riapertura della chiesa di San Matteo apostolo; il cinquecentesco palazzo Mosti, ispezionato a luglio da droni per quantificare l’entità dei danni, oltre alla torretta pericolante, presentano ferite e fessurazioni in vari punti.

Piuttosto critica la situazione della Rocca Possente di Stellata, che ha riportato cedimenti strutturali alla volta del piano nobile. Per ispezionare l’edificio, anch’esso patrimonio dell’Unesco, sono state impiegate sofisticate tecnologie; mentre un progetto di restauro visibile in rete dichiara che sono necessari ben 1.200.000 euro per gli interventi di recupero e ripristino.

 

CENTO E IL CENTESE

L’inagibilità del settecentesco edificio che ospita la Pinacoteca Civica ha determinato, alla fine di luglio, il trasferimento dell’intera collezione – 268 dipinti, oltre a disegni, incisioni e sculture -, in un caveau a Bologna per il pericolo di crollo dell’immobile. Mentre si organizzano esposizioni di dipinti del Guercino e della sua scuola in diverse località in Italia e all’estero, si dibatte sul futuro della Pinacoteca, per la quale alcuni invocano un restauro conservativo, altri propongono soluzioni innovative attraverso un concorso di idee. Sono in corso interventi di messa in sicurezza nel Palazzo del Governatore, dove ha sede la Galleria di Arte Moderna Aroldo Bonzagni, che dovrebbe parzialmente riaprire al pubblico entro il primo semestre di quest’anno. Ammontano a circa 4 milioni di euro i danni dell’ottocentesco Teatro Borgatti, provvisoriamente sostituito da una tensostruttura che permetterà lo svolgimento della stagione teatrale 2012-2013. La trecentesca Rocca ha riportato danni fortunatamente lievi, e si prevede che entro i prossimi mesi potranno essere messi in sicurezza i merli perimetrali e resi nuovamente accessibili i piani seminterrato e rialzato. Il Palazzo Municipale è inagibile, ed è bisognoso di interventi anche il seicentesco Palazzo già Provenzali, ora Benazzi, dove si ammirano resti di affreschi eseguiti dal giovane Guercino.

Quanto a Pieve di Cento, i danni risultano enormi per quanto riguarda la copertura della Collegiata, sia per l’esigenza di mettere in sicurezza la facciata, l’abside e le due grandi pareti laterali della stessa. Il 25 e 26 giugno 2012 le opere sono state trasferite nel Museo Bargellini per continuare ad essere viste dal pubblico. Il cielo della chiesa ha bisogno di essere coperto e protetto dalle intemperie, ora il problema è capire se si sarà in grado di restaurare l’edificio. Oltre alla Collegiata anche le porte della città, il Municipio, il teatro ottocentesco, la Rocca e altre chiese come Santa Chiara, San Rocco e San Sebastiano hanno subito danni notevoli. La Rocca trecentesca (sede del  Museo Civico) ha riportato danni per circa 300mila euro; la Porta di Cento per 180mila euro; il Cimitero  Comunale per 400mila euro; l’Ex Stazione, che prima del sisma ospitava 7 associazioni locali, ha riportato danni per circa 200mila euro. Va detto tuttavia che Pieve di Cento reagisce: diverse attività commerciali sono state riaperte e sono stati costruiti a tempo di record un nuovo asilo nido e una nuova scuola elementare.

Alberone, la frazione che ha visto cancellati i suoi simboli, dalla scuola alla chiesa, sta tentando di tornare alla normalità: entro il prossimo anno il paese avrà una nuova scuola.

18 gennaio 2013

[*] Le notizie sono state tratte da Salvati dal terremoto. Dipinti e sculture dai centri storici tra Bologna e Ferrara, a cura di G. Campanini, L. Ficacci, A. Mazza, E. Rossoni, catalogo della mostra, Bologna, Palazzo Fava, 8 dicembre 2012-6 gennaio 2013, da articoli apparsi sulla stampa locale («La Nuova Ferrara», «Il Resto del Carlino», «La Voce di Ferrara-Comacchio») e dai seguenti siti: http://www.estense.com; http://ferrara24ore.com; http://www.telestense.it; http://www.beniculturali.it; http://www.emiliaromagna.beniculturali.it; http://www.ilgiornaledellaprotezionecivile.it; http://www.patrimoniosos.it; http://www.comune.bondeno.fe.it; http://www.lepida.tv (dove è reperibile la registrazione integrale del convegno A sei mesi dal sisma. Rapporto sui beni culturali in Emilia Romagna, Carpi, Palazzo dei Pio, 20-21 novembre 2012).

Le autrici desiderano rivolgere un ringraziamento particolare a Elena Rossoni e a don Stefano Zanella. Si ringraziano inoltre i direttori e i funzionari degli enti preposti alla salvaguardia del patrimonio culturale ferrarese, i Vigili del Fuoco, i tecnici della Protezione Civile, i parroci dei luoghi visitati per le informazioni fornite.