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squareMUSEI PUBBLICI E ACCESSIBILITÀ WEB IN ITALIA
PANORAMICA E SONDAGGI

Tiziano Antognozzi, Alberto Guiggiani

 

Introduzione

Il rapporto fra la museologia e il web è ormai avviato verso una fase di piena maturità, perlomeno sul piano internazionale. Se da un lato esistono importanti fenomeni come l’annuale conferenza Museums and the Web che dal 1997 agisce da perimetro scientifico per questa neo-disciplina museologica, dall’altro lo status dell’istituzione culturale ai tempi della crisi impone una solida gestione di marketing e comunicazione, un aspetto che ha spinto le istituzioni museali più lungimiranti ad ingenti investimenti per costruire siti web sempre più accattivanti e multifunzionali. Un media ed uno spazio culturale, il web ed il museo, necessariamente convergenti grazie ad un’affinità elettiva che li accomuna alla radice: entrambi fanno dell’utenza, universalmente intesa, la propria ragione d’essere, la propria fondamentale necessità sociale.

Nell’ottobre del 1792, all’indomani della riconversione museale del Louvre, il Ministro degli Interni francese Jean-Marie Roland spiegava in una lettera a Jacque-Louis David come il nuovo palazzo con le sue collezioni doveva «essere aperto a tutti. [...] Non ci sarà un singolo individuo che non avrà il diritto di goderne» [1]. Intrisa di fervore giacobino, questa vera e propria dichiarazione d’intenti sembra riverberare con grande fascino nelle parole di Tim Berners-Lee, informatico britannico annoverato tra i fondatori del World Wide Web: «La potenza del web è la sua universalità. L’accesso da parte di chiunque a prescindere da ogni disabilità è un aspetto essenziale» [2]. La possibilità per qualsiasi essere umano di accedere stabilisce un paradigma di universalità che nell’arco di due secoli ha mantenuto intatta la sua urgenza.

Nel cercare di capire in quale stato evolutivo si trovi attualmente la comunicazione del museo pubblico sul web in Italia, ci siamo proposti di iniziare da quella che, partendo proprio dai parallelismi sopra citati, è apparsa come la condicio sine qua non della questione: l’accessibilità. Prima di spiegare cos’è l’accessibilità web e perché è così importante, è bene sottolineare come il caso specifico del museo nasconda una problematica ampia e articolata. Abbiamo dunque deciso di sottolinearne la stratificazione osservandola attraverso tre differenti prospettive: tecnologica, in quanto l’accessibilità web è un tema complesso che bisogna conoscere perlomeno a grandi linee se si vuole utilizzare la rete seguendo gli standard che vengono promulgati dalla comunità scientifica internazionale; legale, poiché nel caso dei musei pubblici i siti web sono soggetti ad una serie di leggi che ne regolamentano la progettazione e l’architettura, in quanto strumenti informatici erogati da una pubblica amministrazione che esercita le sue funzioni; e infine il problema museologico, in quanto la comunicazione del museo rientra nelle attività di valorizzazione come vengono intese nell’articolo 6 del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Da notare come tutti e tre gli aspetti prevedano delle regolamentazioni specifiche la cui intersezione risulta essere particolarmente intricata.

Al termine di una panoramica sulla questione presenteremo un sondaggio quantitativo sul livello di accessibilità che offrono oggi i trenta musei e siti archeologici più visitati in Italia nel 2011. L’indagine, che data la sua particolare natura non va considerata un parametro di valutazione assoluto, servirà affinché tutte le parti coinvolte nella creazione di un sito internet per un museo siano sensibilizzate sulla complessità ed importanza della tematica. Come vedremo, esistono diversi esempi virtuosi che possono essere seguiti.


Accessibilità, standard e web design

Il concetto di accessibilità di un sito web racchiude in sé tutta una serie di caratteristiche tali da rendere il sito stesso fruibile senza limitazioni, indipendentemente dal dispositivo impiegato per la visualizzazione così come da eventuali disabilità dell’utilizzatore. Tale concetto dunque si discosta da quello di “bellezza” di un sito, e va invece ad inquadrarsi nella volontà di eliminare “barriere virtuali” che possano prevenire uguali opportunità nella fruizione di Internet per varie categorie di utenti, come ad esempio persone affette da disabilità visive. Il problema dell’accessibilità è dunque di particolare rilevanza per una grande varietà di siti web, inclusi quelli appartenenti ai musei.

Un sito accessibile apporta benefici di utilizzo a tutti gli utenti, non solo a coloro affetti da disabilità. Esso verrà correttamente visualizzato indipendentemente dal browser o dal dispositivo utilizzato, come smartphone e tablet; inoltre, avrà priorità di visualizzazione sui motori di ricerca rispetto a siti affetti da problemi di accessibilità. Il tutto si ripercuote per altro in un tendenziale aumento delle visite, a tutto vantaggio della visibilità del museo stesso.

La realizzazione di un sito web ad alto grado di accessibilità può rivelarsi un’operazione particolarmente complessa, sia sul piano dei contenuti che su quello della programmazione stessa; sono infatti da tenersi in considerazione particolari tecniche di stesura per il codice HTML e CSS [3] della pagina studiate appositamente per la costruzione di siti web accessibili. La stessa architettura del sito dev’essere insomma assolutamente impeccabile.

È per questo che il World Wide Web Consortium (W3C), un’organizzazione non governativa per la promozione e regolazione del web, cura la “Web Accessibility Initiative”. Lo scopo di questa iniziativa consiste nel fornire linee guida, documentazione e risorse utili alla promozione di un web accessibile, sia per gli sviluppatori che per gli utenti. La prima versione delle WCAG (Web Contect Accessibility Guidelines) risale al 1999, mentre una seconda versione, più orientata verso l’utilizzo che non verso le tecnologie, è stata rilasciata nel 2008 [4]. Nel dettaglio, il WCAG 2.0 introduce 12 linee guida raggruppate in 4 principi fondamentali: un sito web deve essere percettibile, ovvero contenere informazioni presentate in tal modo da non risultare invisibili per qualcuno; deve essere funzionante, nel senso che funzionino tutte le possibilità di navigazione offerte dall’interfaccia utente; comprensibile, che quindi non offra ambiguità nella comprensione delle informazioni proposte e nell’utilizzo dell’interfaccia; e infine robusto così che le informazioni rimangano disponibili all’avanzare dei browser e delle tecnologie assistive.

Un esempio di come alcune tecniche di programmazione di un sito web volte a migliorarne l’accessibilità possano favorire in pratica la corretta navigazione per persone affette da disabilità visive è dato dall’alt-text per le immagini. Una delle tecnologie assistive fondamentali impiegate dai non vedenti è il cosiddetto screen reader; questo è uno strumento in grado di “leggere” gli elementi di un sito web per inviarli a un macchinario di sintesi vocale o ad uno schermo braille. Adesso supponiamo che nella pagina sia presente un’immagine: una delle tecniche fondamentali per garantire l’accessibilità sta nel dotarla di un alt-text (una sorta di descrizione testuale) che sia esauriente ed esplicativo del contenuto dell’immagine stessa. Senza di esso l’immagine non risulterebbe percettibile al non vedente, andando a violare uno dei principi precedentemente descritti. Da notare come questa tecnica, al pari di altre, apporti benefici nell’esperienza d’uso anche per i non disabili, come nel caso in cui l’utente non abbia una connessione internet adeguata al caricamento delle immagini e visualizzi di conseguenza solamente le descrizioni testuali.

Un altro esempio: alcune persone, tra le quali molti anziani con ridotte facoltà motorie, non hanno la possibilità di controllare il PC attraverso il mouse. Un sito accessibile deve pertanto offrire tutte le sue funzionalità anche mediante controllo esclusivo da tastiera, poiché sono disponibili tecnologie assistive di riconoscimento vocale in grado di emularne il funzionamento.


Legislazione sull’accessibilità e standard internazionali

Il problema dell’accessibilità ha rivestito un ruolo centrale in numerosi atti legislativi inerenti gli spazi pubblici sul web. Nel 1998 venne promulgata negli Stati Uniti la Section 508 all’interno del Rehabilitation Act (29 U.S.C. 794d) [5], prima legge che introduce la necessità per le amministrazioni pubbliche ‒ in questo caso federali ‒ di offrire dei siti web ad alta accessibilità tali da permetterne l’utilizzo anche ad utenti disabili. La legge, ancora oggi vigente, presenta un esplicito focus sull’abbattimento delle barriere virtuali per gli utenti con handicap (da notare come la Section 508 sia precedente di un anno rispetto alle WCAG 1.0 del 1999).

In Italia la prima legge, in ordine temporale, ad occuparsi della materia è stata promulgata come 4/2004 del 9 gennaio [6], Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici, meglio nota come “legge Stanca”. Accanto ad un più generale riconoscimento del «diritto di ogni persona ad accedere a tutte le fonti di informazione e ai relativi servizi, ivi compresi quelli che si articolano attraverso gli strumenti informatici e telematici», anche in questo caso veniva riconosciuta speciale finalità verso il «diritto di accesso ai servizi informatici e telematici della pubblica amministrazione e ai servizi di pubblica utilità da parte delle persone disabili, in ottemperanza al principio di uguaglianza ai sensi dell'articolo 3 della Costituzione». La legge Stanca specificava inoltre che gli «obblighi per l'accessibilità non si applicano ai sistemi informatici destinati ad essere fruiti da gruppi di utenti dei quali, per disposizione di legge, non possono fare parte persone disabili»; in questo senso dunque il legislatore ha volutamente inteso gli standard W3C in un’accezione che afferisce esclusivamente all’utenza disabile.

Normative più precise e comprensive di un concetto più ampio di accessibilità, che includa anche l’utenza non-disabile, sono state introdotte prima nel D.P.R. 1 marzo 2005, n. 75 ‒ regolamento d’attuazione della Legge Stanca ‒ e soprattutto nel successivo decreto ministeriale 8 luglio 2005 [7], Requisiti tecnici e i diversi livelli per l’accessibilità agli strumenti informatici, promulgato dal Ministero per l’innovazione e le tecnologie. Qui l’accessibilità viene definita come la «capacità dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari». Un aspetto molto interessante risiede nell’Allegato A del decreto dove, oltre all’introduzione di una prassi per l’ottenimento di un Certificato di accessibilità, viene fatta specifica menzione dell’insieme della Section 508 e delle «Recommendation» del Consorzio W3C come riferimenti tecnici e come prassi dei procedimenti di verifica attraverso i quali ottenere il suddetto Certificato di accessibilità.

L’ultimo intervento in materia è rappresentato dall’art. 4 della Direttiva 8/09 del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, Linee guida per i siti web della Pubblica Amministrazione del 26 Luglio 2010 [8], poi aggiornato nel 2011 [9]. Le linee guida presentano una serie di criteri e direttive per ridurre il numero di siti delle PA e snellirne i contenuti specificando ripetutamente come l’accessibilità sia un criterio imprescindibile per progettare “siti web di qualità”.

L’interazione fra gli standard promulgati dalla comunità scientifica internazionale e gli atti legislativi dei singoli stati presenta, nel caso dell’accessibilità, un esempio altamente significativo. In seguito alla diffusione delle WCAG 1.0, numerosi paesi ed istituzioni, inclusa la stessa Comunità Europea, hanno varato legislazioni per uniformarsi agli standard [10] ispirandosi direttamente alle regole promosse dal W3C. Il consorzio, ricordiamo, è un’associazione non governativa finanziata da un sistema aperto di sottoscrizione in cui partecipano numerosi enti privati e pubblici, fra cui università, dipartimenti di ricerca ed enti di assistenza per disabili [11]. Come ribadito nel 2009 da una circolare della Comunità Europea che sollecitava i paesi a riesaminare le proprie legislazioni sull’accessibilità alla luce delle WCAG 2.0 [12], le linee guida proposte dal W3C e le loro evoluzioni vengono di fatto integrate direttamente nelle legislazioni dei paesi che vi si ispirano, in quanto viene riconosciuta al consorzio una specifica autorità scientifica in materia. In sostanza, un corpo privato ha nel tempo spontaneamente creato un regime regolatorio che di fatto esercita un’influenza globale sulle singole nazioni ispirandone in modo sostanziale l’attività legislativa. Nonostante tra i finanziatori del W3C si ritrovino indirettamente anche corpi statali ‒ il che ribadisce l’evidente utilità pubblica delle attività del consorzio ‒ l’incorporazione delle guidelines si configura di fatto come un processo globale a metà fra pubblico e privato. La circostanza rimanda a situazioni come quelle del sistema ISO, del mercato finanziario o della World Anti-Doping Agency come anche degli standard promossi dall’ICOM [13], tutti esempi in cui allo stesso modo viene riconosciuta validità legale alle regole introdotte da un corpo privato in base all’alta specializzazione dimostrata nel settore di appartenenza.


Il Progetto Minerva, il Web e la “valorizzazione”

In quanto “contenitore” di beni culturali, il museo come istituzione deve intendere la propria comunicazione web all’interno delle attività di valorizzazione secondo quanto esplicitato dall’articolo 6 del Codice dei beni culturali e del paesaggio (d.lgs. n.42/2004). Qui il primo comma recita: «La valorizzazione consiste nell'esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso, anche da parte delle persone diversamente abili, al fine di promuovere lo sviluppo della cultura». Su di un piano comparativo, la valorizzazione è una fra le più spiccate caratteristiche della legislazione italiana in fatto di beni culturali, per cui il fatto che l’accessibilità universale venga ribadita fra i riferimenti normativi è senz’altro di notevole rilevanza per il ragionamento che stiamo seguendo.

Nello specifico, l’articolo 117 comma e) annovera fra le attività di valorizzazione «i servizi di accoglienza ivi inclusi [...] i servizi di informazione, di guida e assistenza didattica», fra cui rientrano i siti internet, come specificato nelle «Linee guida in materia di attivazione ed affidamento in concessione dei servizi per il pubblico negli istituti della cultura statali» (Circolare n° 49 del 23 marzo 2009) [14]. La costruzione e la progettazione di un sito internet rientrano dunque nelle attività denominate «servizi aggiuntivi» (poi «servizi per il pubblico») come regolamentate prima dal d.m. 139/1997 e poi dal d.m. Ministero per i Beni Culturali e le Attività Culturali 29 gennaio 2008. Questi rappresentano il principale strumento legislativo che regola le funzioni amministrative, per quanto concerne le cosiddette “forme di esternalizzazione” (ovvero le concessioni ai privati della gestione dei suddetti servizi) come introdotte dalla legge 14 gennaio 1993 n.4, nota come “Legge Ronchey” [15].

Appare evidente come sia necessario sensibilizzare le aziende che si fanno carico di costruire un sito web per conto di un museo pubblico: il doppio regime regolatorio, quello di pubblica amministrazione e quello di bene culturale, crea una complessa intelaiatura normativa di cui tener conto accuratamente.

Preso dunque atto della necessità di aiutare gli istituti culturali pubblici nella costruzione dei siti web, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha istituito nel 2005 l’Osservatorio Tecnologico per i Beni e le Attività Culturali (OTEBAC). Oltre a varie attività di altra natura ma sempre legate ad internet come la digitalizzazione degli archivi, l’Osservatorio si propone di informare, assistere e monitorare le attività sulla rete di ogni tipo di istituzione pubblica legata alla cultura, in ottemperanza alla Legge Stanca «secondo standard e criteri di qualità condivisi» [16] sul piano internazionale. L’iniziativa va inserita nel più ampio contesto del progetto europeo MINERVA (Ministerial Network for Valorising Activities in digitisation) che dal 2002 al 2008 [17] si è occupato di armonizzare le attività digitali del continente nel campo dei beni culturali.

I due documenti più importanti prodotti dall’asse OTEBAC-MINERVA [18] ai fini della regolamentazione dell’accessibilità web dei siti museali sono il Manuale per la qualità dei siti web culturali [19] (presentato come “documento aperto” alla Conferenza Europea di Parma del 2003, poi pubblicato nel 2004 e nel 2005) e la Direttiva recante le linee guida per il piano di comunicazione coordinata dei siti web afferenti agli uffici del Ministero per i beni e le attività culturali per la loro accessibilità e qualità [20] (Circolare del 20 dicembre 2005, n. 120).

Sintetizzando il panorama di norme esaminato in questa sezione, possiamo constatare come, al di là delle varie prospettive adottate, quella all’accessibilità risulta una necessità ed un dovere per il sito web del museo italiano. Le istituzioni nazionali ed internazionali si sono impegnate per far sì che le varie parti fossero sensibilizzate a dovere, producendo un panorama di norme e linee guida senz’altro dettagliato e persino complesso. È lecito dunque aspettarsi che i siti web dei musei italiani offrano delle pagine ad alta accessibilità.


Sondaggio sulla situazione italiana
I.Spiegazione del metodo

Per offrire un esempio di natura pratica sul tema abbiamo deciso di svolgere un sondaggio sul livello di accessibilità offerto dai siti web afferenti ai trenta musei, monumenti e aree archeologiche statali a pagamento più visitati nel 2011, secondo le stime dell’Ufficio di Statistica del Ministero per i beni e le attività culturali [21].

Il metodo più preciso di valutare l’accessibilità di un sito è una complessa analisi delle singole pagine attraverso una serie di procedure come quelle descritte nel già citato D.M. 8 luglio 2005. Negli ultimi anni alcuni studi empirici svolti con utenti disabili hanno persino dimostrato che, data la grande varietà delle tecnologie e dei contenuti presenti sul web, neanche una pagina perfettamente conforme agli standard del W3C permette di per sé una completa eliminazione di tutte le barriere virtuali presenti in un sito [22].

Per rendere più semplici e misurabili i risultati del sondaggio, e soprattutto per mostrare modalità pratiche di valutazione, è stato utilizzato un validatore, ossia uno strumento online in grado di analizzare qualsiasi pagina web e rilevare in pochi secondi eventuali problemi di accessibilità. Fra i numerosi validatori gratuiti presenti sul web [23] è stato scelto per il sondaggio WAVE [24], un servizio offerto da WebAIM che è una comunità internazionale afferente alla Utah State University dedicata esclusivamente al tema dell’accessibilità web. WAVE analizza le pagine applicando alla lettera le WCAG 2.0, le quali, come abbiamo visto, sono citate dalla legislazione italiana (seppur senza una perfetta sovrapposizione dei criteri di valutazione). Ci assumiamo dunque la responsabilità di una rilevazione che sacrifica una percentuale di accuratezza in favore di una maggiore leggibilità per un’utenza non specializzata in tecnologie informatiche.

Va ribadito infine come la semplice assenza di errori rilevati dal validatore non renda automaticamente la pagina accessibile. Per riprendere il già citato esempio del testo alternativo per le immagini, esso non deve semplicemente essere presente, deve anche essere informativo ed esauriente riguardo al contenuto dell’immagine stessa. Altre parti del sito possono inoltre non essere rilevate direttamente come errori ma possono eventualmente creare problemi d’accessibilità. Una situazione del genere può presentarsi se il testo alternativo è uguale ad un testo informativo presente nel resto del sito, circostanza che quindi renderebbe indistinguibili le informazioni per un utente che utilizza uno screen reader.

In aggiunta, la stessa architettura del sito può poi portare a problemi di accessibilità; sono stati dunque analizzati anche i codici HTML e CSS attraverso i validatori forniti dal W3C [25]. Infine, mediante WAVE, sono stati individuati gli errori di calibrazione del contrasto fra testo e fondo, altra questione che può creare problemi di accessibilità.


II.Caratteristiche del sondaggio

Scelta del campione:

- L’esame è basato sui 30 musei, monumenti e siti archeologici più visitati del 2011 in Italia secondo l’Ufficio statistico del MiBac [Tav. 1].

- La verifica di accessibilità è limitata alla home page del sito. Scavi di Pompei, Castello di Miramare e Museo Archeologico di Venezia hanno tutti una pagina introduttiva i cui valori sono stati esclusi dal sondaggio.

- Le rilevazioni sono basate sulle pagine come apparivano fra il 6 e il 7 ottobre 2012, quando i dati sono stati collezionati.

- Poiché in alcuni casi i siti di un museo, monumento o area archeologica sono sotto-pagine di un sito afferente all’istituzione che lo gestisce, sono stati aggiunti al sondaggio i siti web dei Poli Museali di Venezia e Firenze, il sito della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma, della Soprintendenza speciale per i beni archeologici della Lombardia e della Soprintendenza speciale per i beni architettonici della Lombardia. Il sito di provenienza è riconoscibile dalla prima parte degli URL come riportati in TAV II [Tav. 2].

- Tutti gli indirizzi dei siti sono risultato di una ricerca su Google nella forma “nome museo/monumento/area archeologica” + “ufficiale” (Indirizzi in TAV. II).

- Il Circuito Museale Fiorentino comprensivo di Museo degli Argenti, Museo delle Porcellane, Giardino di Boboli, Galleria del Costume e Giardino Bardini è stato escluso in quanto “non statale”; le singole pagine sono comunque inserite nel sito del Polo Museale Fiorentino, questo presente nel sondaggio.

- Il sito degli Scavi di Ercolano è incluso in quello degli Scavi di Pompei.

- Per il Circuito Archeologico di Roma, non avendo un nominativo di riferimento specifico come per il caso del Museo Nazionale Romano, è stata effettuata la ricerca dell’URL per i tre singoli siti archeologici (Terme di Caracalla, Tomba di Cecilia Metella e Villa dei Quintili) affinché il criterio di ricerca generale venisse rispettato. Il risultato numerico nella tabella è singolo in quanto i valori sono identici in tutti e tre i casi. La stessa situazione si è presentata per il gruppo formato da Colosseo, Palatino e Foro Romano.

- Per Ostia Antica, Palazzo Reale di Torino, Grotta Azzurra, Paestum e Villa Adriana non è presente alcun sito web che possa essere considerato “ufficiale”, ossia esplicitamente commissionato e gestito dall’istituzione stessa o dalla Soprintendenza.

- Il validatore HTML del W3C non è stato in grado di analizzare il codice del sito delle Gallerie dell’Accademia di Venezia.

 

Legenda:

- Errors: errori di accessibilità;

- Alerts: aspetti che possono eventualmente portare a problemi di accessibilità e che quindi vanno controllati con attenzione;

- Features: elementi che favoriscono l’accessibilità;

- HTML: errori nella scrittura del codice HTML;

-  CSS: errori nei fogli di stile;

- Contrast: problemi di contrasto fra il colore del testo e quello dello sfondo.


III.Commento

Nella TAV IV (errori in ordine decrescente) [Tav. 4] i dati rilevati illustrano una situazione piuttosto interessante. Partendo dai risultati più elevati, notiamo come fra i sette siti che hanno presentato più di venti errori, ben sei sono pagine incluse nel sito del Polo Museale Fiorentino, mentre la rimanente è la homepage di Villa d’Este. Queste sono inoltre le pagine che hanno presentato il numero maggiore di errori HTML e, con l’eccezione di Villa d’Este, anche di errori CSS. Un numero così di elevato di errori all’esame del validatore non può che scavalcare le cautele dei nostri criteri di analisi; abbiamo quindi ragione di credere che un esame più accurato non farebbe che rimarcarne le evidenze.

Dall’altro lato dello spettro riscontriamo una simile uniformità per quanto riguarda i siti che non hanno presentato errori di accessibilità. Curiosamente sono ancora una volta sette: il Polo Museale Veneziano e ben sei siti afferenti a musei, monumenti e siti archeologici lombardi. I sette siti presentano una dichiarazione di accessibilità in fondo alla pagina oltre al logo MINERVA, indizi che ci fanno intuire le motivazioni del successo durante i test. Lo stesso gruppo infine ha dimostrato ottimi risultati anche nelle analisi HTML e CSS.

Il caso dei musei di Firenze desta senz’altro stupore e ci offre uno spunto per riflettere sul problema della responsabilità di un simile fallimento. Se infatti la ragnatela delle regolamentazioni renderebbe particolarmente complesso delineare una gerarchia di addetti all’accessibilità web del sito di un bene culturale pubblico, la situazione da un punto di vista tecnologico non è da meno. Assai frequentemente infatti, il lavoro del web designer si ferma alla consegna del sito, continuando magari a fornire assistenza laddove necessario ma lasciando al committente la responsabilità di aggiornarne i contenuti. Se in questo caso l’addetto non è a conoscenza dei criteri di accessibilità, è altamente probabile che possa incappare in errori come la mancata aggiunta di testo alternativo per un’immagine, operazione che ovviamente non può essere automatica. In questo modo il sito presenta delle barriere virtuali non dovute direttamente al web designer.

Un altro ordine di problemi ‒ incluso l’acceso dibattito che vi ruota attorno ‒ riguarda poi l’inaccessibilità di base che deriva da alcune tecnologie web fra le più visivamente accattivanti come Flash o Javascript. Se da un lato il committente può deliberatamente decidere di ignorare i criteri di accessibilità per un qualsiasi motivo, la situazione è diametralmente opposta quando parliamo di una pagina web pubblica, per di più legata ad un regime regolatorio ulteriore e specifico come nel caso del sito web di un museo.

Spiegata infine la fondamentale importanza che una necessaria conoscenza dell’accessibilità web riveste oggi nel campo delle istituzioni culturali pubbliche, possiamo inserire la nostra ricerca in un contesto più ampio. Partendo dai riscontri di un sondaggio (i cui risultati, ribadiamo, non vanno considerati metro di giudizio assoluto), ci siamo resi conto che, se da un lato negli esempi più virtuosi lo sforzo dello Stato sia riuscito a diffondere in modo efficace i risultati e le pratiche suggerite dalla comunità scientifica internazionale ‒ pensiamo a MINERVA e W3C ‒, dall’altro la proliferazione e la sovrapposizione dei regimi ha creato un panorama forse fin troppo articolato. La necessità di chiarezza si evidenzia ad esempio nel caso del Polo Museale Fiorentino, in cui un processo di accountability più snello avrebbe sicuramente portato ad individuare queste carenze in modo più diretto e veloce.

Senza oltrepassare il limite di pertinenza del nostro studio ribadiamo dunque come la sensibilizzazione di tutto l’ecosistema coinvolto nella pubblicazione finale di un sito web sia di determinante importanza affinché i criteri di accessibilità vengano rispettati.

La necessità diventa esplicitamente un obbligo nel caso dei musei e dei beni culturali, il cui accesso universale ne definisce la ragion d’essere.

 

 

 

[Tav. I] Top 30 dei visitatori nei musei, monumenti e aree archeologiche statali, rilevazione 2011 (Ufficio di Statistica Ministero per i Beni e le Attività Culturali).

[Tav. II] URLs dei siti web presi in esame.

[Tav. III] Risultati quantitativi.

[Tav. IV] Risultati aggregati.

[Tav. V] Errori e features.

[Tav. VI] Errori in ordine decrescente.

NOTE
[1]
A. Blum, Le Louvre, du Palais au Museé, Geneva, Paris, London 1946, p. 151.
[2]
Citato su http://www.w3.org/WAI/Overview.html (accesso 22/11/2012).
[3] HTML (HyperText Markup Language) è il linguaggio standard attraverso cui sono definiti i documenti di un sito web. CSS (Cascade Style Sheets) è un’estensione ad altri linguaggi (tra cui l’HTML) per la gestione della formattazione della pagina.
[4]
Entrambi i testi sono disponibili su http://www.w3.org/WAI/intro/wcag (accesso 22/11/2012).
[5] http://www.section508.gov/index.cfm?fuseAction=1998Amend (accesso 22/11/2012).
[6] http://www.pubbliaccesso.gov.it/normative/legge_20040109_n4.htm (accesso 22/11/2012)
[7] http://www.pubbliaccesso.gov.it/normative/DM080705.htm (accesso 22/11/2012).
[8] http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/E9720B4C-3A4D-4CD4-80B7-45FAD31FBCB4/0/LineeguidasitiwebPA.pdf (accesso 22/11/2012).
[9] http://www.funzionepubblica.gov.it/media/835828/linee_guida_siti_web_delle_pa_2011.pdf (accesso 22/11/2012).
[10] La lista completa delle leggi apertamente ispirate al WCAG 1.0 e 2.0 sono disponibili su http://www.w3.org/WAI/EO/Drafts/policy-updates (accesso 10/11/2012).
[11] La lista completa è disponibile su http://www.w3.org/Consortium/Member/List (accesso 10/11/2012).
[12] Il documento, presentato al 2935th Transport, Telecomunications and Energy Council meeting - Brussels, 30-31 Marzo 2009, è disponibile su http://europa.eu/rapid/press-release_PRES-09-73_en.htm, p. 36 (accesso 10/11/2012).
[13] Gli esempi sono citati, con ulteriore bibliografia, in L. Casini, “Italian Hours”: The globalization of cultural property law in «International Journal of Constitutional Law», 2, 2011, pp. 384-389 (http://icon.oxfordjournals.org/content/9/2/369.full.pdf, accesso 10/11/2012).
[14] L’ art.4 apparato D punto 3, prevede esplicitamente l’«attivazione di un sito internet dell’Istituto ove questo non sia già esistente ovvero inserimento di una o più pagine nel sito dell’ Istituto, dedicate ai servizi effettuati dal concessionario e ai dettagli di fruizione».
[15] Sull’argomento si veda M. Cammelli, Decentramento e ‘outsourcing’ nel settore della cultura: il doppio impasse, in «Diritto Pubblico», 1, 2002, pp. 261-304; C. Barbati, Le esternalizzazioni nel settore della cultura e dell’arte, relazione al XVI Convegno associazione amministrativi italo-spagnoli (Aais) tenutosi a Genova, nei giorni 25-27 maggio 2006, (atti raccolti in Le esternalizzazioni, a cura di C. Mignone, G. Pericu e F. Roversi Monaco, Bologna 2007), pp. 9 e ss..
[16] http://www.otebac.it/index.php?it/5/obiettivi (accesso 22/11/2012).
[17] www.minervaeurope.org (accesso 22/11/12).
[18] Per una panoramica sulle attività di OTEBAC e MINERVA si veda M.T. Natale, R. Saccoccio, Museo & Web: un kit pratico per le istituzioni culturali che vogliono realizzare un sito web di qualità, in «Archeologia e Calcolatori», 21, 2010, pp. 27-47 (disponibile su http://soi.cnr.it/archcalc/indice/PDF21/02_Natale_Saccoccio.pdf, accesso 22/11/12).
[19] MINERVA, Manuale per la qualità dei siti web pubblici culturali, http://www.minervaeurope.org/publications/qualitycriteria-i.htm.
[20] www.otebac.it/index.php?it/169/direttiva-mibac-dipartimento-per-la-ricerca-linnovazione-e-lorganizzazione-direzione-generalle-per-linnovazione-tecnologia-e-la-promozione-del-9-novembre-2005/ (accesso 22/11/12).
[21]
http://www.statistica.beniculturali.it/rilevazioni/musei/Anno%202011/MUSEI_TAVOLA8_2011.pdf (accesso 22/11/2012)
[22] D. Rømen, D Svanæs, Evaluating Web Site Accessibility: Validating the WAI Guidelines through usability Testing with Disabled Users, in Proceedings of the 5th Nordic conference on Human-computer interaction: building bridges, New York 2008, pp. 535-538 (disponibile su http://dl.acm.org/citation.cfm?id=1463238, accesso 22/11/2012); D. Rømen, D Svanæs, Validating WCAG versions 1.0. and 2.0 through usability testing with disabled users, in «Universal Access in the Information Society», 4, 2012, pp. 375-385 (disponibile su http://link.springer.com/article/10.1007%2Fs10209-011-0259-3, accesso 22/11/2012).
[23] Il W3C ne presenta un gran numero all’indirizzo http://www.w3.org/WAI/RC/tools/complete (accesso 22/11/2012).
[24] Per il sondaggio abbiamo utilizzato la versione beta 5, disponibile su http://five.wave.webaim.org/ (accesso 22/11/2012).
[25] Il validatore HTML è disponibile su http://validator.w3.org/ (accesso 22/11/2012); il validatore CSS è disponibile su http://validator.w3.org/ (accesso 22/11/2012); licenza software consultabile su http://www.w3.org/Consortium/Legal/2002/copyright-software-short-notice-20021231.html (accesso 5/1/2013).