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squareIL MUSEO DEL PRECINEMA A PADOVA
RACCONTATO DALLA FONDATRICE

Laura Minici Zotti

 

Il Museo del PRECINEMA Collezione Minici Zotti, istituito nel 1998 in convenzione con il Comune di Padova - Assessorato alla Cultura [Fig. 1], espone il percorso storico che ha preceduto la nascita del Cinema. È questo un felicissimo caso in cui un Ente Pubblico ed una Associazione riescono a collaborare per un unico fine comune: lo studio e la diffusione della visione prima del Cinema.

La mia esperienza rappresenta una eccezione: in genere infatti i collezionisti sono restii a rendere pubbliche le loro collezioni, in primo luogo perché non amano il confronto, hanno timore che la loro collezione possa risultare inferiore rispetto ad altre e, infine, anche perché gli oggetti esposti potrebbero deteriorarsi nel tempo. A questo c'è da aggiungere l’impegno personale che richiede la costante presenza per il coordinamento delle attività che la gestione di una collezione, divenuta museo, impone.

Nel lontano 1998, il Sindaco di Padova Flavio Zanonato, attualmente ancora Sindaco, con grande disponibilità e rapidità decise che la collezione sarebbe rimasta a Padova e firmava la convenzione fra Comune di Padova e l’Associazione Culturale “Mondo Niovo” della quale sono presidente, con incarico alla gestione del museo. La convenzione comprendeva la possibilità di esporre la collezione, che restava di mia proprietà, all’ultimo piano di un bene monumentale, lo storico Palazzo Angeli in Prato della Valle, che restava di proprietà comunale; inoltre veniva assegnato un contributo minimo per le spese di gestione, in cambio di varie prestazioni, tra le quali l’obbligo di apertura giornaliera del museo, senza alcuna retribuzione per il mio impegno di direttrice, che non attiene solo la parte gestionale ma investe anche quella di studio e ricerca. Tale convenzione rappresenta una forma auspicabile di collaborazione tra pubblico e privato per fornire un’adeguata valorizzazione a beni culturali che diversamente non sarebbe stato possibile esporre al pubblico.

È certo come questa attività non risulti redditizia, ed è anche per questa ragione che le collezioni private spesso non vengono messe a disposizione degli Enti Pubblici. In realtà ho accettato tutto questo e anche con entusiasmo, perché mi interessava la diffusione di un aspetto culturale, in buona parte sconosciuto.

La storia del Precinema e della Lanterna Magica, antico strumento ottico per la proiezione di immagini dipinte su vetro [Fig. 2], non può che condurre a questo museo “fiore all’occhiello” della città di Padova.

In questa prestigiosa “soffitta”, affacciata sul Prato della Valle, sono esposte rare Lanterne Magiche - il primo audiovisivo inventato nel 1650 -, tra cui l’esemplare più antico conservato in collezione risale al 1790, sino alle triple Lanterne Magiche, a quelle utilizzate per scopi scientifici, e poi a quelle del XX secolo in cui pellicola e vetri coesistevano. Vetri dipinti per la proiezione, simili a miniature, realizzate tra il 1700 e il 1800 in cui si mostravano storie fantastiche, il grand tour, life models, storie religiose, la mitologia greca, la scienza, ma non mancano anche i vetri a carattere pornografico che venivano utilizzati per le “Serate Nere per soli uomini adulti”, ovviamente non esposti. Accanto a queste il museo presenta anche una sezione dedicata alle graziose lanterne giocattolo.

Si susseguono quindi strumenti e giochi ottici quali il taumatropio, l’anamorfosi che sarà poi il principio del cinemascope, oppure lo zootropio alla base dei primi studi sull’animazione, gli strumenti musicali che servivano negli spettacoli di Lanterna Magica per accompagnare le magiche visioni, tra cui si possono osservare armonium, carillon e anche un’antica ghironda; vedute ottiche del ‘700 realizzate dai Remondini e un settore dedicato alla fotografia con alcuni esempi di dagherrotipia e stereoscopia oltre a vari stereovisori.

Per quanto è stato possibile l’allestimento ha cercato di rendere interattivo il museo, in modo che il visitatore possa comprendere il funzionamento dello zootropio, del megaletoscopio [Fig. 3], dello stereovisore e di altri apparecchi, altrimenti difficilmente comprensibili se esposti in modo statico all’interno di una bacheca.

Lo scopo è stato quindi di avvicinare il pubblico a questo insolito, sconosciuto aspetto della visione, organizzando convegni, in collaborazione con Musei e Università italiane e straniere; visite per scuole e gruppi, guidate da un collaboratore esperto in Storia del Precinema e coadiuvato da una video proiezione introduttiva, così da sorprendere il visitatore che per la prima volta ha la possibilità di scoprire questo magico mondo.

L’esposizione permanente accoglie un pubblico, non solo interessato alle Lanterne Magiche, progenitrici del Cinema, ma anche alla fotografia, alla pittura, alle stampe del ‘700, o semplicemente “alla ricerca di un tempo perduto”. Diciamo pure, un museo per tutti!

Per gli studiosi è disponibile una fornita biblioteca di testi sull’argomento. Spesso accade che gli studenti universitari, dopo lo stage, decidano di presentare una tesi relativa agli oggetti del museo. Fino ad oggi possiamo contare ventuno tesi, più la realizzazione di un CD Rom.

Un tempo venivano proposte rappresentazione itineranti con una Lanterna Magica a doppio obiettivo e vetri dipinti originali dell’800, ricreando negli spettatori di oggi, le antiche emozioni di un lontano passato. Fra le sedi più importanti posso ricordare che, in veste di “lanternista”, sono stata invitata al Museo d’Orsay, al Louvre e prima ancora al Museo di Etnologia di Osaka e alla Library of Congress di Washington. In questo modo avevo la possibilità di “esportare” un’attività culturale, al di fuori delle bacheche di un museo; forse anche per questo, la Regione del Veneto ha sempre dimostrato grande interesse alle attività e alle iniziative proposte.

I programmi erano diversi, fra i più richiesti: Viaggio in Italia di Goethe, Un natale vittoriano e La vita di Giacomo Casanova. Le proiezioni, avvenivano su grande schermo, con il commento in sala di una voce recitante e musica di accompagnamento. Tuttavia questa attività è terminata nel 2010 per diverse ragioni, tra cui non ultima la necessità di preservare gli antichi vetri da proiezione.

È un vero piacere quando i visitatori, uscendo soddisfatti dal Museo, possano continuare ad affermare: “È davvero un museo di magiche visioni, che ci riporta indietro nel tempo, offrendo la possibilità di conoscere un aspetto della cultura così significativo e affascinante di quando cinema e televisione ancora non esistevano”. Inutile dire che tutto questo mi conforta, perché dimostra che ancora oggi, c’è una grande attenzione, anche da parte delle nuove generazioni, così che della Lanterna Magica non si perderà la memoria.

In realtà la collezione è molto vasta e per venire esposta nella sua interezza avrebbe bisogno di tutti i tre piani di Palazzo Angeli, pertanto quando è possibile, organizziamo eventi speciali in sedi esterne al Museo. Nel 2001 ho ideato la mostra Per tutti gli Dei dell’Olimpo! …e per gli antichi Romani in terra, dedicata ad un’importante acquisizione: una serie di 108 rarissimi vetri da proiezione panoramici e a soggetto mitologico, databili al 1790, che, venivano impiegati per gli spettacoli organizzati alla corte dei Lorena, Granduchi di Toscana. Dall’analisi degli esperti, i vetri dipinti sono da attribuire ai pittori di corte Luigi Catani e Luigi Ademollo, risalenti al periodo neoclassico.

Grazie a questo ritrovamento e ad altri vetri dipinti, di produzione veneziana e olandese, la Collezione Minici Zotti, rispetto ad altre raccolte, possiede la più alta concentrazione di vetri da proiezione del ‘700.

Sempre nel 2001, ho portato la mostra a Cortona, come esposizione collaterale nell’ambito della antica Fiera dell’Antiquariato, nel 2009 a Parigi, alla Cinémathèque Française, e successivamente a Torino al Museo del Cinema.

Nel 2004 è stata allestita la mostra Il fascino discreto della Tridimensionalità realizzata a Padova, presso le sale nobili del Caffè Pedrocchi. In quest’occasione è stato affrontato un altro importante aspetto della visione, quello che concerne la fotografia, cominciando dai primi strumenti stereoscopici del 1840, per finire con gli ultimi esemplari dei view-master del 1950, di produzione americana, dei quali molti di noi conservano la memoria.

Per questa occasione è uscito un catalogo molto interessante e specifico che, grazie ai particolari occhialini acclusi, mostra le immagini in 3D e molte di queste raffigurano Venezia nell’800 [Fig. 4].

Nel 2006 un'altra mostra, realizzata sempre a Padova, al Museo al Santo: Il Rigore del Nero: silhouettes e teatri d'ombre orientali. L’esposizione prendeva le mosse dalle silhouettes raffigurate in un Anphoriscos, antico vaso etrusco, e, passando ai vari teatri d’ombre orientali, continuava con le silhouettes dipinte, ritagliate o ricamate nel ‘700 e ‘800 per concludere con le produzioni del 1930 in cui sono utilizzate le immagini “a silhouette”, usate ad esempio nei servizi di tazzine da caffè e nei gioielli. Un mondo di figure in nero non tanto conosciuto che ha destato notevole curiosità nei visitatori e collezionisti, tanto che successivamente la mostra è stata esposta a Porcari (Lucca) presso la Fondazione Lazzareschi.

Segue nel 2011 un’altra particolare esposizione: Il Teatro d’Ombre a Parigi (1885 -1914), un omaggio al Centro Studi della Barbariga fondato da Angelo Dalle Molle, che ha voluto donare al Museo un’importante raccolta di 70 ombre francesi, realizzate in zinco, con relativo teatrino e le lanterne da proiezione per proiettare gli sfondi dipinti [Fig. 5]. Le ombre sono simili a quelle mostrate nei cabaret di Montmartre e rappresentano i ben noti racconti: La Marche à l’Etoile, Carnaval de Venise, Le Sphinx, L’Age d’Or e altri non ancora identificati. Probabilmente si tratta del teatro d'ombre dello Chat Noir, che veniva portato in tournée per tutta l’Europa nei primi anni del Novecento.

L'ultima esposizione del 2012, Dickens in Italy, è dedicata al bicentenario della nascita dello scrittore e comprende una serie di vetri fotografici per Lanterna Magica, prodotti all’epoca da fotografi inglesi, per illustrare le città italiane che Dickens aveva visitato, e altre lastre che illustrano i suoi racconti più noti. Non manca l'opera letteraria completa dell'autore, rilegata in 15 volumi, che raccoglie i fascicoli pubblicati tra il 1879 e il 1883. Integra la mostra inoltre, una serie di letture con proiezioni di immagini per Lanterna Magica realizzate nel 1800, dal titolo Dickens in Veneto.

Da questabreve presentazione credo sia facile intuire quanto impegno richieda la gestione di questo insolito “Museo di Magiche Visioni”, un impegno svolto da due sole persone: Francesco Modolo, conservatore, e la sottoscritta, che dirige il museo continuando le sue ricerche con l'entusiasmo di sempre.

I testi e le immagini sono riproducibili per uso personale e a scopo didattico e di ricerca, a condizione che venga citata la fonte. Non è consentito alcun uso a scopo commerciale o di lucro.