Continuano le discussioni sul paesaggio

di Denise La Monica

Proprio mentre l’Ufficio legislativo del Ministero dei Beni Culturali ha allo studio la seconda revisione del codice dopo quella del 2006, si torna a discutere di tutela del paesaggio, ma anche di pianificazione territoriale e destinazioni urbanistiche. La discussione in atto non è unica e centralizzata, ma molteplice e pulviscolare, suddivisa in base alle voci e agli interessi in gioco, articolata sulle diverse realtà via via analizzate. Da un lato ci sono le regioni che si proclamano prime custodi del paesaggio, compiendo però talvolta scelte pratiche completamente contrarie alle loro intenzioni, dall’altro ci sono i Comuni che traggono gran parte dei loro fondi dagli oneri di urbanizzazione. Le soprintendenze sono quasi assenti dal dibattito perché deprivate di mezzi e risorse per intervenire in modo efficace: si limitano a controllare la conformità legale della documentazione ma raramente effettuano sopralluoghi e controlli diretti.
Tanto più che, nel momento in cui le Soprintendenze cercano di far sentire la loro voce, spesso si trovano a scontrarsi contro voci ben più autorevoli: a Bologna, la Soprintendente Ferrari si è opposta alla realizzazione di feste e concerti nelle piazze cittadine sollevando una forte polemica con il Comune, rinnovando un annoso problema estivo.
La Toscana, che pur si dichiara virtuosa in materia di paesaggio, non è esente da critiche: l’elaborazione del PIT, che sembrava poter fornire uno strumento adeguato alla pianificazione territoriale nel rispetto della tutela del paesaggio, ha prodotto, alla fine, un documento vago, non definitorio e non coercitivo, forse inutile; nel frattempo però si continuano a costruire capannoni per i megastores, che invadono ormai tutta la campagna toscana, si innalzano sulle rotatorie strani monumenti di arte contemporanea, che spesso poco si addicono al contesto paesaggistico, si autorizza la trasformazione in zone edificabili delle aree adibite a serre (Comune di Lucca). Nel contesto italiano però la situazione toscana può veramente valere da “buon esempio” visto che in altre regioni, nonostante l’abbattimento puntiforme di ecomostri, il territorio è devastato da ecomafie, abusivismo dilagante e mancanza totale di norme di tutela nei confronti del patrimonio archeologico. A Torre Melissa, in Calabria, si è corso il rischio di distruggere i resti di un tempio ellenistico per costruire un villaggio turistico. Porti e porticcioli turistici sembrano nascere in tutta Italia: il porto delle Caviate sul Lago di Como, e altri casi in Liguria o in Campania. A parte gli insediamenti turistici, che possono essere bloccati senza danno alla popolazione, il problema più serio da affrontare è trovare un equilibrio tra infrastrutture necessarie e tutela del paesaggio. Questo è il tema sostanziale, su cui deve concentrarsi il dibattito a cui devono partecipare non solo le pubbliche autorità, ma anche le associazioni di cittadini che, spesso, più delle amministrazioni sono i veri portatori di interesse. Gli esempi che si possono citare sono molti e riguardano settori cruciali della dotazione infrastrutturale di uno stato moderno ed efficiente: ospedali e strade.
Per gli ospedali, si può citare ancora il caso della virtuosa Regione Toscana che, alcuni anni fa, aveva messo a disposizione fondi per la costruzione di nuovi presidi ospedalieri. Alcuni comuni, tra cui Lucca e Pistoia, si attivarono per intercettare questa opportunità. Loro compito era individuare un’area da destinare alla costruzione del nuovo presidio ospedaliero, che la Regione avrebbe ampiamente supportato e finanziato. Il caso emblematico è Pistoia, che nel 2002 individuò contro le prescrizioni del piano strutturale, nell’area ex Campo di Volo, destinata a cintura verde della città, la zona in cui avrebbe potuto realizzare l’imponente cementificazione correlata alla costruzione del nuovo Ospedale. Da allora l’iter procedurale è andato avanti, nonostante la contrapposizione di associazioni ambientaliste che contestano la scelta del comune, denunciando anche altre gravi difformità nella collocazione del nuovo ospedale: la zona sembrerebbe inadeguata dal punto di vista sia idrogeologico, sia acustico. Nonostante questo, e nonostante l’innalzamento dei costi, il Comune va avanti e dichiara la necessità di dismettere una porzione dello storico Ospedale del Ceppo per reperire risorse aggiuntive da destinare alla costruzione del nuovo presidio. Questo caso dimostra chiaramente quali possono essere gli interessi in gioco nella pianificazione territoriale, mettendo spesso a contrasto interessi pubblici di pari dignità – il diritto alla salute contro la tutela dell’ambiente (invece assolutamente legati, ed è incredibile che non si riesca ancora a capire) – e rendendo molto difficile la risoluzione di tali questioni. Analogamente, la costruzione delle strade tocca il diritto al movimento: la progettazione della statale ionica 106 sembra mettere pesantemente a rischiol’area archeologica di Metaponto; la costruzione della bretella del Brenta sembra minacciare l’intero equilibrio di quella zona.
Su questi temi la normativa si intreccia e sovrappone: non solo la Terza Parte del Codice dedicata al paesaggio, ma anche il cosiddetto Codice De Lise, che regolamenta i lavori pubblici e ha assorbito la disciplina della cosiddetta ‘archeologia preventiva’, nonché la normativa urbanistica devono essere costantemente tenuti presenti, valutati e intrecciati nel programmare gli interventi sul territorio. Naturalmente la molteplicità delle norme, in parte determinata dalla stessa complessità della materia, restituisce una situazione in cui i vari interessi in gioco, spesso, trovano un appiglio regolamentare che rende legali le varie istanze. Nella situazione attuale, ciò che in certo qual modo fa ben sperare è l’attivismo dei cittadini, dei Comitati  e delle Associazioni, dalle più storiche e note a livello nazionale, come Italia Nostra, il FAI, WWF  e Legambiente, a quelle meno note e più piccole, che però cercano onestamente di combattere con i propri mezzi e di contrastare gli abusi sul territorio. La Lista Civica Libero Mugello, i Comitati dei Cittadini di Firenze, il Gruppo d'Intervento Giuridico e Amici della Terra in Sardegna compiono un’opera di costante monitoraggio degli interventi nel loro territorio; ma altre associazioni nascono per combattere episodi specifici, come il Comitato Oltreserchio e Colline lucchesi, che si è attivato contro la costruzione del Lotto Zero; oppure il Gruppo Salvarelariviera, che cerca di tutelare la riviera del Brenta dalla cementificazione connessa con gli impianti stradali per non citare i molti siti web che nascono per combattere specifici fenomeni.
Nel quadro difficile e desolante che si è tracciato, oltre alle pur necessarie revisioni giuridiche, al dovuto contrasto poliziesco all’abusivismo, si può sperare che si operi anche nel senso di una integrazione delle diverse voci in campo, inserendo nel dibattito pubblico e conferendo titolarità alle istanze delle associazioni dei cittadini, lasciando naturalmente il ruolo decisionale alle autorità competenti. Anche questo può essere un modo per avvicinare i cittadini all’interesse per la gestione della cosa pubblica, che sia ‘cosa di tutti’ e non ‘cosa di nessuno’.

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