Roberta Orsi Landini, Bruna Niccoli, Moda a Firenze 1540 – 1580. Lo stile di Eleonora di Toledo e la sua influenza.

Edizioni Pagliai Polistampa. Firenze, 2005. Pagg. 252, € 58,00

ISBN 88-8304-867-9

 

di Cristina Borgioli

 

Cum pudore laeta foecunditas. Così recitava il motto di Eleonora di Toledo, Duchessa di Toscana, descritta da Gaetano Pieraccini come caratterialmente irritabile, estremamente religiosa ma amante del gioco, caparbiamente noncurante dei consigli dei medici malgrado la malferma salute; il Cellini la ricorda per l'insistenza: “avrebbe voluto che io avessi atteso a lavorar per lei, e non mi fussi curato né del Perseo né di altro” scriverà ne La Vita , quasi attribuendo ai capricci della Duchessa l'interruzione dei suoi rapporti con i Medici . Dalla storiografia emerge il profilo di una donna elegante, cresciuta secondo la rigida etichetta spagnola a Napoli, dove dall'età di dieci anni visse, col fasto proprio di una principessa, nella splendida corte del padre, il vicerè Pedro Alvarez de Toledo. Dallo sfarzo napoletano la strappò, ventenne, il matrimonio con Cosimo de Medici, celebrato per procura a Napoli nel marzo del 1539, tre mesi prima del fastoso ingresso a Firenze. L'unione, coronata dalla nascita di dieci figli, è tradizionalmente tramandata come felice: Cosimo avrebbe da subito ammirato l'aggraziata eleganza di Eleonora, tanto da rifiutare la mano della meno avvenente sorella maggiore Isabella. Di fatto Eleonora, sebbene non godesse a Firenze del favore popolare, collaborò attivamente col marito al rinnovamento dell'immagine del nuovo potere mediceo, partecipando alla gestione dello stato in assenza di Cosimo, stando al suo fianco nelle occasioni pubbliche, ricoprendo ora il ruolo di originale mecenate nel campo delle arti, ora quello di generosa benefattrice di conventi toscani. Oltre che dalla vivace intelligenza e dalla istintiva attrazione per il potere, la brillante attività pubblica di Eleonora fu probabilmente facilitata dall'educazione ricevuta in terra napoletana ed in particolare dal significativo esempio del ruolo pubblico svolto dalle donne in ambito aragonese. La Duchessa seppe portare in una Firenze ancora legata al moralismo savonaroliano una nuova figura femminile, più cosmopolita e vicina a quella delle corti di oltralpe. L'ingresso di Eleonora a Firenze coincise con la nascita di un nuovo potere e dei nuovi codici della sua rappresentazione, dunque di una nuova moda.

L'indiscusso ascendente che Eleonora esercitò sul costume fiorentino del tempo, è stato compiutamente analizzato nel volume scritto a quattro mani da Bruna Niccoli e Roberta Orsi Landini, frutto di uno studio saldamente ancorato ad una capillare indagine documentaria, che ha avuto per oggetto i Giornali di entrata ed uscita della Guardaroba Medicea. Per avere un'idea dell'entità del lavoro di ricostruzione svolto, basti dire che tali giornali , almeno fino alla data del 1560, non si presentano come inventari ma come registrazioni di notizie disseminate qua e là, relative alle quantità dei tessuti, alle consegne a sarti, ricamatori ed altri artigiani, necessarie per la confezione di abiti ed accessori. Lo studio di questa preziosa fonte è stato incrociato con quello dell'inventario post mortem delle vesti della duchessa, dove l'aspetto degli abiti è descritto in maniera più dettagliata. La ricostruzione di ogni singolo oggetto del guardaroba di Eleonora si basa dunque sulla ricognizione di una nebulosa di notizie, organicamente ricomposte ed ordinate in tabelle, tanto puntuali quanto agili nella consultazione, pubblicate in appendice al volume. Alla ricchezza del corredo documentario è associata quella dell'apparato iconografico, consistente fonte di testimonianze relative all'immagine pubblica. Oltre ad una eloquente serie di ritratti della nobiltà fiorentina della seconda metà del secolo, accompagnati da altrettante attestazioni pittoriche relative al costume delle altre corti coeve, l'opera si avvale di utilissime tavole in cui, mettendo direttamente a confronto gli analoghi particolari di diversi ritratti (acconciature, ricami, decorazioni tessili), si riescono ad evidenziare tutti quei mutamenti di forme, volumi e colori che, ora impercettibilmente ora macroscopicamente, contribuirono al volgere del gusto tra 1540 e 1580. Si è voluto cominciare a parlare di questo volume partendo proprio dagli apparati poiché ci pare che essi costituiscano una originale e riuscitissima tassonomia applicata alla storia del costume, in grado di fornire un efficace strumento per gli specialisti ed un coinvolgente viaggio nel mondo della moda per gli altri lettori: un buon modello per analoghi futuri studi. Nei sette capitoli che compongono l'opera, sono ricostruiti tutti i tasselli che in diversa maniera contribuiscono alla definizione dello “ stile Eleonora”: uno stile fatto di cappelli piumati, pendenti di perle alle orecchie, fogge talvolta vagamente ispirate all'oriente, capi prestati dal guardaroba maschile (tutti “vezzi” che, fino alla venuta della “spagnola” a Firenze, furono provocanti prerogative dell'abbigliamento delle prostitute), ma anche di acconciature basse, di un progressivo assottigliamento della figura nella sua parte superiore, dovuto alla sostituzione di abiti completi con l'uso di sottane e sopravvesti, ed una trasformazione della forma della figura femminile verso quella a clessidra in auge nelle coeve corti spagnole. Lo spirito vero dello stile di Eleonora di fatto, come ben emerge dai capitoli dedicati alla vita pubblica ( Il costume nelle cerimonie medicee ) e alla descrizione del guardaroba ( I singoli capi di abbigliamento ), è strettamente legato all'immagine del potere mediceo di quegli anni: “grazia e misura”, come dire: apertura ai segnali di moda lanciati dalle regge europee ma rispetto e sensibilità per la cultura dell'abbigliamento locale. Allora l'eleganza di Eleonora si esplica in una personale sintesi tra novità e tradizione, fatta di tinte unite dai colori saturi, ricche decorazioni per gli spallini delle maniche, scolli quadrati che lasciano intravedere collo e petto tra le maglie di reti d'oro inframezzate di perle. Niente alti colletti a fascetta, niente faldiglia. L'immagine di Eleonora non risulta irraggiungibile come quella delle signore di altre corti: il fasto ed il potere non si esprimono nella figura della duchessa, quanto nella manifestazione della corte al completo, in occasione di cortei, cerimonie ed occasioni ufficiali. Lo stile di Eleonora è anche quello di una donna che ama la caccia e a tale scopo si fa confezionare cappe impermeabili e calzoni per cavalcare; è quello di una donna malata che non rinuncia alla sua vita pubblica o alle sue amate attività en plein air , tanto da farsi realizzare un busto in metallo per sopportare la debolezza della malattia. Allo stile di questa affascinante figura femminile, contribuiscono poi tutte quelle maestranze di sarti, merciai, ricamatori, tessitori che abitualmente fornirono la loro preziosa opera per abbigliare la Duchessa e, contemporaneamente, parteciparono al primato tessile di Firenze nel mondo di allora. Tali maestranze, cui la storiografia raramente collega nomi, date e luoghi, trovano finalmente nei documenti rintracciati dalle Autrici i loro reali profili, inserendosi così a buon diritto in quel complesso paesaggio culturale-artistico-artigianale che fa da sfondo allo stile di Eleonora. Un paesaggio che, grazie all'analisi dei documenti ed all'acuta osservazione della società e delle peculiarità storico-politiche coeve, emerge da quest'opera sfaccettato quanto nitido.


Giulio Clovio, Ritratto femminile (Eleonora da Toledo?) , 1550-55, miniatura, Firenze, Galleria degli Uffizi


Sottana con maniche, 1560 c., Pisa , Museo di Palazzo Reale

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