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Home Indice e rubriche Primitivi pisani fuori contesto
n° 27, Primitivi pisani fuori contesto

Opere perdute o lontane: Il Trecento pisano fuori contesto

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di Linda Pisani

 

Per chi scrive, l’interesse verso il tema indicato nel titolo è nato nel 2007, grazie ad una borsa post dottorale del Metropolitan Museum of Art che aveva come progetto un’indagine sui dipinti dei primitivi pisani conservati nelle collezioni americane. La ricerca mi ha dato anche l’opportunità di venire a conoscenza degli studi in corso, in questo stesso campo, da parte di alcuni altri colleghi. Da qui l’idea di coinvolgerli in un coro in cui spiccano timbri ed approcci diversi, ma il cui obiettivo finale è unico, e vorrebbe essere quello di richiamare l’attenzione su alcune opere appartenenti al Trecento pisano sebbene oggi non più sul territorio.

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The likely provenance from the Hospital Church of San Giovanni della Calza for an altarpiece by Cecco di Pietro

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di Dillian Gordon

A major work by the Pisan painter Cecco di Pietro (1364-1402) is the Virgin and Child enthroned with donors, in the Portland Art Museum, Oregon (Kress Collection 1174), signed and dated 1386. In this article it is argued that, despite the fact that the author was a Pisan, the provenance of the painting, once part of an altarpiece of which other panels are known, is to be sought not in Pisa, but in Florence, and the donors are to be identified as two Florentine brothers.

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Nuove proposte per il polittico di Agnano di Cecco di Pietro

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di Linda Pisani

Il polittico di Agnano (Pisa, Museo di Palazzo Blu) è una delle opere più ambiziose del pittore pisano Cecco di Pietro. In questo contributo se ne ridiscute la datazione e si propone di completarne la predella con una tavola homeless raffigurante uno dei più celebri miracoli di San Nicola.

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The Seal of the Pisan Franciscans in the V&A

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di Donal Cooper e Chiara Frugoni

This article presents the fourteenth-century seal matrix of the Pisan Franciscans, now conserved at the Victoria and Albert Museum in London. Unknown to the literature on either Pisan art or Franciscan seals, the intaglio carving of a maritime miracle on the Pisan matrix poses an iconography puzzle. Several possible readings are considered here, together with an analysis of the seal's role in the construction of a specifically local identity for the Pisan Franciscans within the Tuscan Province and the Order as a whole.

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«In the shadow of Traini»? Le illustrazioni di un codice dantesco a Berlino e altre considerazioni sulla miniatura pisana del Trecento

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di Francesca Pasut

Il panorama della miniatura pisana della prima metà del Trecento appare ancor oggi, nonostante perdite e dispersioni, il ricco riflesso di una stagione culturale molto felice per la città. In quest’articolo si fa riferimento alle principali personalità che lo animarono: Francesco Traini, ma anche il ‘Maestro dei Corali di Massa Marittima’, il ‘Maestro di Eufrasia dei Lanfranchi’, il ‘Maestro del Dante di Petrarca’, con proposte di riletture ed integrazioni della loro attività.

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L’Antifonario della Spina, Traini e l'allieva di Ruskin

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di Chiara Balbarini

L'articolo è incentrato su un piccolo Antifonario attribuito a Francesco Traini e alla sua bottega, oggi conservato nelle Special Collections della Liverpool University Library (ms. F. 4.13). Si tratta del più antico e forse l’unico esemplare completo dell’Ufficio domenicano della Corona di Spine, che una nota di possesso sulla legatura riconduce con certezza a Pisa: l'allestimento del codice si lega così alla vicenda dell'arrivo nella città della reliquia della spina della corona di Cristo e alla nuova intitolazione della chiesa di Santa Maria 'del Ponte Nuovo', divenuta Santa Maria della Spina. Non a caso, dunque, una delle prime collezioniste del codice fu Lady Trevelyan, allieva e amica di Ruskin, protagonista degli ambienti eruditi del 'revival' gotico inglese, sulla cui vicenda si indaga qui per la prima volta.

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Una scheda per il Maestro di San Torpè a Providence

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di Linda Pisani

Oggetto di questo contributo è la rilettura di una tavola dipinta dal ‘Maestro di San Torpè’ e conservata nel Museo della Rhode Island School of Design di Providence. L’opera, per cui si propone una datazione sul 1310-1315, pur raffigurando un soggetto consueto per la pittura medievale, cioè una Madonna col Bambino con santi e Cristo in Pietà, presenta alcune scelte iconografiche e di impaginazione particolari la cui analisi consente molteplici osservazioni sullo scenario artistico pisano del primo quarto del Trecento.

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Sulla provenienza dal Camposanto pisano di una Presentazione al Tempio nel Museo Mimara di Zagabria (e di un Angelo della Maestà di Duccio)

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di Ljerka Dulibić

La connessione fra due piccole tavole di Pietro Lorenzetti, la Presentazione al tempio del Museo Mimara di Zagabria e l'Adorazione dei Re Magi del Louvre, è ben nota al pubblico degli studiosi, provenendo entrambe da un altarolo portatile trecentesco. In questo contributo si descrive il retro del dipinto al Museo Mimara, identificando i sigilli che vi sono applicati come quelli del conservatore del Camposanto pisano Carlo Lasinio (Treviso, 1759 - Pisa, 1838). La stessa combinazione di sigilli si riconosce per la prima volta anche sul retro dell’Angelo della collezione Huis Bergh, un frammento che si ritiene fosse un tempo parte della Maestà di Duccio. L'identificazione dei sigilli consente una discussione del dipinto zagabrese e di quello olandese in relazione al «somewhat ambiguous role» di Lasinio che fu insieme curatore, collezionista e mercante d'arte

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Taddeo Gaddi e Niccolò di Pietro Gerini nel convento di San Francesco a Pisa: sulle orme di un cenacolo perduto

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di Johannes Tripps

Taddeo Gaddi, l’allievo diretto di Giotto che era rimasto in bottega col maestro per molti anni, e che fu poi oggetto di un panegirico ghibertiano, risulta esser stato uno dei pittori prediletti dai francescani. Alcune testimonianze ne ricordano la presenza anche a Pisa, dove, nel 1342, era impegnato a decorare la cappella dei Gambacorti nella chiesa di San Francesco. In quest’articolo si propone di riconoscere una citazione dal suo repertorio, forse spia di un’opera perduta, in un altro ciclo di affreschi pisano: la decorazione della Sala Capitolare di San Francesco realizzata nel 1392 dal fiorentino Niccolò di Pietro Gerini.

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Fra dipinti fuori contesto e opere poco visibili: un percorso nella pittura del Trecento a Pietrasanta

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di Alice Bernieri

Prendendo spunto da un dipinto in collezione privata, che presenta una copia della Sant’Anna Metterza del Traini alla Princeton University Art Gallery, ed è forse opera di un pittore pietrasantino, in questo contributo si ripercorrono le tracce della pittura a Pietrasanta nella prima metà del Trecento. Il discorso, che si snoda principalmente fra il Palazzo Pretorio e la chiesa di Sant’Agostino, riporta all’attenzione degli studi dipinti spesso frammentari, ma non per questo di minor interesse.

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Osservazioni sulla tavola di Antonio Veneziano per la confraternita di San Niccolò lo Reale a Palermo

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di Daniela Parenti

Fra i non pochi dipinti realizzati nella Pisa del Trecento per essere destinati a sedi siciliane, si annovera probabilmente anche la tavola di grandi dimensioni col ‘Ruolo dei defunti della Confraternita di San Niccolò lo Reale a Palermo’, oggi conservata nel Museo Diocesano della città. L’articolo rilegge quest’opera cardine nel percorso di Antonio Veneziano, prendendone in esame la funzione, l’iconografia e l’inserimento nel percorso creativo del pittore di origine veneziana, ma di cultura fiorentina, che a Pisa fu tra i protagonisti della decorazione del Camposanto.

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«Il custode constatava la scomparsa»: furti, alienazioni e recuperi di opere d’arte medievali a Pisa negli anni Quaranta

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di Elena Franchi

Dalla Mostra della scultura pisana del Trecento, nel 1946, scompare un frammento del fonte battesimale di Tino di Camaino; un’acquasantiera romanica passa dalla chiesa di San Pietro Belvedere, nel comune di Capannoli, al mercato antiquario romano; nel 1941 il Conservatorio di Sant’Anna è costretto ad alienare le proprie collezioni: sono alcuni dei casi presi in considerazione in quest’articolo.

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Quindici anni di studi storico-artistici sul Medioevo pisano

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di Laura Fenelli

In queste pagine si prova a dar conto degli studi che, negli ultimi quindici anni, hanno avuto per tema principale la città e la sua arte nel periodo medievale, organizzando la bibliografia in base ad alcune linee guida privilegiate (la storia, la piazza dei Miracoli e i suoi monumenti, le chiese cittadine), da leggere in collegamento con i principali nuclei disciplinari, in particolare pittura, miniatura e scultura.

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