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Home Indice e rubriche Figure Una città in fermento. Tre musei – e tre buoni motivi – per visitare il CAOS (Centro Arti Opificio Siri) di Terni

Una città in fermento. Tre musei – e tre buoni motivi – per visitare il CAOS (Centro Arti Opificio Siri) di Terni

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di Saverio Ricci

 

A Terni Federico Zeri era di casa. Le sue memorabili “incursioni” in Umbria, dalle prime esplorazioni negli anni Cinquanta fino all'ultimo faticoso viaggio che intraprese dopo il terremoto del 1997, erano motivate in parte dai suoi interessi di ricerca; per altra parte erano spinte dal richiamo dei piaceri della tavola, della quiete della campagna collinare umbra, dal panorama lussureggiante, così vicino eppure così diverso da quello che scorgeva affacciandosi dal suo rifugio di Mentana. A Terni, Zeri s'era spinto per studiare alcuni dei suoi amati anonimi maestri di provincia, “minori” solo perché destinati spesso a rimanere senza nome1. Tra questi meritano di essere ricordati almeno il trecentesco “Maestro della Dormitio di Terni”, il “Maestro di Narni del 1409” e Bartolomeo di Tommaso da Foligno, che nella chiesa di San Francesco (da qualche anno proclamata santuario per via del primordiale e duraturo radicamento del francescanesimo nel Ternano) lasciò il suo ciclo più importante, una delle più alte e integre testimonianze della pittura ad affresco umbra del primo Quattrocento [Fig. 1].

A Terni, anche e non secondariamente per rendere omaggio a Zeri attraverso un'impostazione conforme al suo modo di fare storia dell'arte, si è chiusa da poco la prima grande mostra mai allestita in città, incentrata sulla figura di un artista locale che proprio grazie a una geniale intuizione zeriana venne sottratto all'oblio quando il suo perspicace “occhio clinico” gli riconsegnò il documento d'identità smarrito quattro secoli prima. Il riferimento ovviamente è all'autore al cielo stellato dipinto sulla volta della Cappella Sistina prima che Michelangelo lo ricoprisse con le Storie della Genesi, ovvero Piermatteo di Manfredo da Amelia (Amelia, 1445-48 circa - 1506 circa), già noto per decenni come il “Maestro dell'Annunciazione Gardner”, nome convenzionale derivato dalla tavola conservata nell’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston2.

1_ bartolomeo_di_tommaso_cappella paradisi2_b_gozzoli_santa caterina3_piermatteo_d_amelia_polittico_dei_francescani4_piermatteo_d_amelia e collaboratore_nativita5_bernardino_coldarchi_il salvatore

L'esposizione organizzata a Terni è nata con l'intento di risarcire criticamente questo pittore che ebbe fama enorme in vita, la cui nera malasorte fu segnata nel momento in cui Vasari ne tacque le generalità, preferendo ometterne la presenza sulla scena artistica del Rinascimento italiano nel verbale redatto frettolosamente sulla pittura umbra del Quattrocento, danneggiandone così le sorti più di quanto non fece con le mordaci stroncature agli altri grandi umbri coevi, in particolare il bistrattato Pintoricchio. Bernardino di Betto condivise infatti con Piermatteo due delle sue maggiori imprese: il Belvedere di Innocenzo VIII e l'Appartamento Borgia in Vaticano, ma non la damnatio memoriae inflitta dal Vasari al solo maestro ternano. Per fortuna, sembra proprio che la mostra abbia centrato il suo più autentico obiettivo, riaccendendo un focolaio di interesse per il pittore, colpevolmente sopito dopo le ricognizioni giovanili e gli studi della maturità a lui dedicati dall'astro di Zeri (e un ampio volume collettaneo dedicato a nel 1997 a Piermatteo e al contesto dell'Umbria meridionale3). Di tutto ciò si deve rendere merito ai curatori Francesco Federico Mancini e Vittoria Garibaldi, che hanno fatto chiarezza su aspetti finora rimasti oscuri, sgombrando il campo da alcuni cliché privi di fondamento che avevano in parte depistato le ricerche4.

Estromesso il percorso piermatteano dall'alveo scaturito dalla duplice sorgente di Benozzo Gozzoli e Piero della Francesca, la mostra ha sottolineato invece l'influenza di Filippo Lippi e subito dopo di Fra Diamante, e i legami innegabili con l'entourage di Andrea del Verrocchio, così ben esplicitati dal serrato confronto tra opere di scultura e di pittura prodotte nel medesimo ambito, sostanzialmente fiorentino-umbro, da non lasciare più margini di dubbio al riguardo.

In aggiunta, la mostra è servita a far conoscere il Polittico dei Francescani [Fig. 3] frutto di quella committenza francescana che a Terni ebbe un ruolo di primissimo piano per almeno tre secoli, determinando gli sviluppi in senso rinascimentale dell'arte locale. L'opera, grazie al catalogo pubblicato nell'occasione e al nuovo allestimento museale, emerge finalmente come una pietra miliare della pittura del Centro Italia della seconda metà del XV secolo. A vederla dal vivo si rimane colpiti dalla leggiadria del disegno e dalla perizia esecutiva dei dettagli, compresa la sontuosa cornice e le parti figurate della cimasa, della predella [Fig. 4], delle lesene, a dimostrazione della committenza di rilievo affidata a un pittore come Piermatteo che in quegli anni, in Umbria, era considerato secondo soltanto al Perugino, appena reduce dall'impresa della Cappella Sistina.

È un dipinto di una raffinatezza, e al tempo stesso di una monumentalità, che trova confronti plausibili solo nella migliore produzione coeva del Vannucci e dei fiorentini Botticelli, Ghirlandaio, Lorenzo di Credi, Filippino Lippi. È un testo pittorico dove sono fuse insieme – raccordate, sintetizzate ed esaltate –, componenti fiorentine e umbre, citazioni marchigiane e iconismo romano, ma al tempo stesso è un unicum che Piermatteo sembra non sia stato più in grado di ripetere dopo quella data (l'esecuzione, documentata dalle fonti d'archivio, risale al 1483-85). L’adeguata collocazione e valorizzazione di questa che è la più significativa testimonianza rimasta sul suolo italiano dell'artista rinascimentale, valgono da sole un viaggio nella valle ternana.

La mostra conclusa a maggio, inoltre, è il primo tassello di un'operazione che non riguarda però solo il maestro quattrocentesco (sul quale sono auspicabili ulteriori studi e approfondimenti). Terni, in realtà, ha scommesso su di sé, non soltanto sugli artisti che la rappresentano: si sta mettendo in gioco su più fronti, su larga scala.

L'anno scorso è stata lanciata la prima sfida con la creazione del CAOS, il nuovo centro arti cittadino. Nel dicembre 2009 si è aperta la prima mostra mai dedicata a Piermatteo d'Amelia. Ora, la riapertura del Museo d'Arte Moderna e Contemporanea “Aurelio De Felice” con il nuovo allestimento di un intero piano del grande edificio (4000 mq), dedicato alle vicende figurative dalla fine del Trecento alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Questo edificio, con il Museo Archeologico e il Teatro “Sergio Secci”, costituisce un polo museale di notevole superficie espositiva che si distende in una zona della città, appena fuori dal perimetro delle mura romane e medievali, che oggi è divenuta parte integrante del centro ed è fucina di iniziative culturali di vario genere. Partendo, appunto, da quelle relative all'ingente patrimonio delle collezioni permanenti, che si vuole far conoscere come non era mai stato fatto in precedenza, cioè con l'impiego di mezzi e risorse adeguate. Terni ha costruito un “recinto museale” che in poche altre parti si sarebbe riuscito a tradurre in concreto, e lo sforzo non è ancora finito: è appena agli inizi.

Si chiama CAOS, acronimo di “Centro Arti Opificio Siri”: il nome commemora una vecchia industria chimica, talmente all'avanguardia ai suoi tempi che i lavoratori vennero inviati in giro per il mondo a istruire personale di fabbriche satelliti e consociate in Svizzera, Francia, Spagna, Argentina. Adesso, invece, la stessa area una volta industrializzata s'è trasformata in uno spazio accogliente e confortevole, con giardino, arena per rappresentazioni e happening, ristorante e bookshop; un ambiente che ospita mostre, convegni, incontri, seminari, proiezioni di documentari, teatro contemporaneo, installazioni e performance di giovani creativi.

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All'interno di questa vasta area, trovano spazio tre differenti musei:

- il Museo Archeologico, costituito da materiali provenienti dal centro cittadino e da siti limitrofi, tra cui la città romana di Carsuale, fondata nel III sec. a.C.; una raccolta che evoca la straordinaria importanza dell'insediamento protostorico ternano e i successivi splendori del municipio di età imperiale, Interamna (nome che alludeva alla sua posizione “tra le acque”, cioè tra i fiumi Nera e Serra), centro fiorito grazie alla sua strategica posizione lungo la Via Flaminia; la visita si snoda attraverso un ampio e vario percorso espositivo in cui spiccano i corredi funebri dalle necropoli della zona, dal Paleolitico in avanti, e poi sculture in marmo, frammenti decorativi, ceramiche, bronzi, vetri, ad attestare la ricchezza dell'insediamento romano, documentato anche dai monumentali resti dell'Anfiteatro Fausto, altro tassello del circuito museale cittadino.

- la ex-Pinacoteca Comunale5, oggi Museo d'Arte Moderna, che oltre al capolavoro piermatteano ospita un nucleo di opere quattrocentesche di assoluto valore, tra cui i dipinti del Maestro della Dormitio, di Benozzo Gozzoli [Fig. 2] e di Niccolò Alunno, quindi testimonianze del Cinquecento umbro (lo Spagna, Domenico Alfani, Pompeo Cocchi) e una ristretta ma notevole selezione che documenta gli esiti del Manierismo di matrice romana, la pittura controriformata [Fig. 5], caravaggesca, barocca e neoclassica sino al Romanticismo europeo: a conclusione di questo nucleo si trova infatti una emozionante Veduta della Cascata delle Marmore, attribuita a Corot [Fig. 6]. Segue una sezione che comprende opere dei più noti artisti locali: il maestro naïf Orneore Metelli, i pittori della Scuola Ternana legata a quella Romana di Via Cavour, le esperienze futuriste maturate in ambito umbro, infine un articolato excursus sul principale rappresentante della scena ternana di primo Novecento: Aurelio De Felice, scultore formatosi con Pericle Fazzini, amico di Severini [Fig. 7], Guttuso e Turcato e ispirato da Modigliani, Brancusi e Picasso.

- il Museo di Arte Contemporanea, con un primo nucleo che presenta nomi celebri del panorama nazionale, includendo importanti evidenze del realismo espressionista sia in chiave romana che milanese (Orfeo Tamburi, Piero Gauli) per giungere alle correnti astratte [Fig. 8], comprese quelle informali (Luigi Montanarini, Alberto Magnelli, Giulio Turcato) proseguendo nelle ultime sale con una carrellata, concepita come una sorta di work in progress, sul vivace ambiente artistico ternano a cominciare dagli anni Cinquanta fino alle sperimentazioni in corso d'opera, anche nel campo della video-arte a cui è stata appena dedicata un'apposita sala.

Tutto ciò servirà a ravvivare l'immagine opaca, appannata, di Terni: la città è spesso preceduta infatti dalla fama sviante di luogo senza testimonianze di storia e di arte, mentre soltanto a leggerne i cenni biografici si capisce come sia stata costellata di personalità e avvenimenti di rilievo. Una città rimasta di provincia perché fortemente territoriale, come tutta l'Umbria senza eccezione, ma per via dello sviluppo industriale cresciuta così tanto da raggiungere le dimensioni di un grande agglomerato urbano con varie appendici suburbane: Terni ha un centro razionalizzato nell'Ottocento e poi di nuovo nel Dopoguerra a causa dei bombardamenti subiti (ma questo non significa che le chiese e le torri medievali oppure i grandi palazzi nobiliari del Cinque e Seicento siano scomparsi, anzi, sono per questo più facilmente individuabili nel tessuto urbano del centro storico, completamente restaurato e chiuso al traffico) e un hinterland che si sviluppa tutto intorno fin quando non iniziano le dolci e rigogliose colline che circondano la sua vasta pianura, attraversata dall'impetuoso fiume Nera lungo il cui percorso si snoda la verdissima Valnerina, scavata da gole strette e profonde e circondata da un paesaggio boschivo tra i più suggestivi dell'Italia peninsulare.

Dopo numerosi e scomodi trasferimenti, ora si sono puntati i riflettori anche sulle collezioni comunali, dotate di un ricovero solido e sicuro e una vetrina riverberante di luci e colori: qui, con una programmazione cadenzata e in spazi che ben si prestano a tal scopo [Fig. 10], si potranno finalmente offrire in visione ai visitatori italiani e stranieri le eterogenee bellezze della città e del suo territorio, potendo spaziare infatti dai principeschi corredi funebri italici al grandioso polittico su fondo oro di Piermatteo d'Amelia alle raffinate stampe a colori di Kandinsky e Picasso.

A partire dal 10 giugno e fino a settembre, ad esempio, c'è la possibilità di ammirare un'esposizione temporanea di disegni, acquerelli, acqueforti e litografie [Fig. 9] di alcuni tra i più noti esponenti internazionali delle Avanguardie storiche (Kandinsky, Braque, Léger, Picasso, Miró, Chagall, Zadkine, Ernst): si tratta di pezzi di strepitoso pregio stilistico e tecnico, oggi diventati molto rari sul mercato della grafica e fortunatamente approdati nelle collezioni comunali grazie alla donazione di Aurelio De Felice6, che a Parigi visse diversi anni frequentando questi artisti negli anni dorati e frenetici in cui prese corpo il progetto utopistico e globale della École de Paris.

Da ottobre, sul versante più strettamente contemporaneo, una monografica dedicata a Giulio Turcato che metterà in mostra non solo le famose tele informali bensì pure le grandi sculture – anch'esse fortemente segniche – ideate per luoghi all'aperto come la riva del Lago di Piediluco, a pochissimi chilometri da Terni.

Infine, un accenno al progetto, in cantiere per i prossimi anni, di un'altra esposizione immaginata di nuovo a titolo di risarcimento critico, stavolta incentrata sui pittori di paesaggio che dall'età dei Lumi, passando per il Romanticismo inglese e tedesco fino al Simbolismo francese, viaggiarono in Umbria e rimasero incantati da Terni e dal circondario7. L'armonia della natura umbra e il fascino delle sue vestigia antiche e moderne filtrati dagli occhi di vedutisti sensibilissimi come Hackert, Koch, Turner, Corot.

Foto di Sergio Coppi, Marcello Fedeli, George Tatge

Si ringrazia Francesco Santaniello

LINK:

www.caos.museum

www.piermatteodamelia.it

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NOTE

1) Ampia la bibliografia zeriana in materia: per un'antologia cfr. F. Zeri, Giorno per giorno nella pittura, III, Scritti sull'arte dell'Italia centrale e meridionale dal Trecento al primo Cinquecento, Torino, Umberto Allemandi & C., 1992, ad indicem.

2) Studi specifici sull'argomento sono apparsi in F. Zeri, Il maestro dell'Annunciazione Gardner, in “Bollettino d'arte”, 2-3, 1953, pp. 125-139 e 233-249 e F. Zeri, Piermatteo d'Amelia e gli Umbri a Roma, in Dall'Albornoz all'età dei Borgia. Questioni di cultura figurativa nell'Umbria meridionale, Atti del convegno di studi (Amelia, 1987), Todi, Ediart, 1990, pp. 17-40.

3) Piermatteo d'Amelia. Pittura in Umbria meridionale fra '300 e '500, a cura di C. Fratini, Todi, Ediart, Provincia di Terni, 1997.

4) Piermatteo d'Amelia e il Rinascimento in Umbria meridionale, catalogo della mostra, a cura di V. Garibaldi e F.F. Mancini, Milano, Silvana Editoriale, 2009.

5) Alle collezioni e alle vicende della ex Pinacoteca Comunale “Orneore Metelli” sono dedicati i due volumi rispettivamente intitolati Dipinti, sculture, stampe e arredi dall'VIII al XIX secolo, a cura di C. Fratini, Milano, Electa e Editori Umbri Associati, 2000 e Dipinti e sculture del XIX e XX secolo, a cura di J. Nigro Covre, Milano, Electa e Editori Umbri Associati, 2000. Sul progetto del recente ampliamento museale si veda anche il successivo volume di A. Emiliani, Il museo nella città italiana: vicende storiche e problemi attuali. Un progetto per Terni, Milano, Federico Motta Editore, 2004.

6) Per un approfondimento cfr. Museo d’Arte Moderna e Contemporanea “Aurelio De Felice” di Terni. Disegni e grafica del XX secolo, a cura di B. Cinelli, coordinamento scientifico del catalogo di M. Benucci e C. Fabi, Milano, Electa e Editori Umbri Associati, 2009.

7) Esiste un utilissimo repertorio a cui si rimanda per inquadrare la vasta tematica della fortuna di Terni e del suo territorio in età moderna: Il fragore delle acque. La cascata delle Marmore e la valle di Terni nell'immaginario occidentalet;/span>, a cura di A. Brilli, S. Neri, G. Tomassini, Milano, Federico Motta Editore, 2003.

 
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