Predella
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n° 27, Figure

Una città in fermento. Tre musei – e tre buoni motivi – per visitare il CAOS (Centro Arti Opificio Siri) di Terni

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di Saverio Ricci

 

A Terni Federico Zeri era di casa. Le sue memorabili “incursioni” in Umbria, dalle prime esplorazioni negli anni Cinquanta fino all'ultimo faticoso viaggio che intraprese dopo il terremoto del 1997, erano motivate in parte dai suoi interessi di ricerca; per altra parte erano spinte dal richiamo dei piaceri della tavola, della quiete della campagna collinare umbra, dal panorama lussureggiante, così vicino eppure così diverso da quello che scorgeva affacciandosi dal suo rifugio di Mentana. A Terni, Zeri s'era spinto per studiare alcuni dei suoi amati anonimi maestri di provincia, “minori” solo perché destinati spesso a rimanere senza nome1. Tra questi meritano di essere ricordati almeno il trecentesco “Maestro della Dormitio di Terni”, il “Maestro di Narni del 1409” e Bartolomeo di Tommaso da Foligno, che nella chiesa di San Francesco (da qualche anno proclamata santuario per via del primordiale e duraturo radicamento del francescanesimo nel Ternano) lasciò il suo ciclo più importante, una delle più alte e integre testimonianze della pittura ad affresco umbra del primo Quattrocento [Fig. 1].

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Organizzazione e gestione dei musei in Calabria

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Ivana Donato

 

Il visitatore che decida di recarsi in Calabria alla scoperta del patrimonio culturale rimarrà forse sorpreso dall’elevato numero di musei che compongono l’offerta culturale calabrese: al 2005 sono stati censiti 165 musei fra etnoantropologici, archeologici, storico artistici, di arte sacra, di proprietà statale, provinciale, comunale, ecclesiastica e privata1. Da una ricognizione diretta sul territorio è però emerso che la maggior parte degli istituti museali non statali non assolve alle funzioni codificate dall’articolo 3 dello Statuto dell’International Council of Museums, secondo cui «il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che compie ricerche sulle testimonianze materiali e immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e soprattutto le espone a fini di studio, di educazione e di diletto»2.

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Il Museo Nacional del Romanticismo de Madrid. Forme del vivere della borghesia Isabelina

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di Elisabetta Stinco

 

[...] No es lo más interesante de ellos que sean buenos cuadros, sino que son huella de una generación, impronta de un estilo de vida [...]1. Con questi toni il filosofo madrileno J. de Ortega y Gasset, nei primi anni Venti del secolo scorso, si esprimeva in favore della creazione di un museo tematico sul Romanticismo spagnolo, proprio a partire dalle sue più concrete espressioni storico-artistiche.

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