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n° 26, In mostra – sezione miscellanea

Risk-Art! Quando l’arte è pericolosa

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RiskArt! Rischio ad Arte. 19 dicembre 2009 - 9 gennaio 2010, a cura di Fulvio Chimento e Antonella Malaguti, Ex Fonderie Riunite, veduta dal cavalcavia di via Ciro Menotti, Modena

“Garder une trace de tous les instants de notre vie, de tous les objets qui nous ont côtoyés,

de tout ce que nous avons dit et de ce qui a été dit autour de nous, voilà mon but.”

Christian Boltanski, 1969

di Ilaria Venneri

 

Sabato 19 dicembre 2009 è stata inaugurata la mostra Risk-Art! Rischio ad Arte, presso le ex Fonderie Riunite di Modena, nei pressi del cavalcavia di viale Ciro Menotti. L’esposizione è curata da Fulvio Chimento e Antonella Malaguti, tra i vincitori della II edizione del “Concorso regionale per giovani curatori e critici d’arte A cura di…”, promosso e realizzato dall’Ufficio Giovani d’Arte in collaborazione con gli Assessorati alle Politiche Finanziarie e alla Programmazione e Gestione del Territorio, Infrastrutture e Mobilità Centro Storico del Comune di Modena. Il progetto rientra nell’Accordo di Programma triennale GECO, che vede come partner il Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’Assessorato Cultura, Sport e Progetto Giovani della Regione Emilia-Romagna e gli enti locali che collaborano all’interno dell’Associazione GA/ER. Il progetto è stato valutato da una commissione composta da Roberto Daolio e Walter Guadagnini, entrambi critici d’arte e docenti presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna.
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"1609-2009. Annibale Carracci: due opere per un centenario" in mostra a Bologna e l’apertura straordinaria del camerino di Europa a Palazzo Fava

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di Gianluca Del Monaco

 

In occasione del quarto centenario della morte di Annibale Carracci (Bologna, 1560 - Roma, 1609), il Museo Civico Medievale di Bologna dedica al grande protagonista della storia artistica cittadina una piccola mostra, che rimarrà aperta dal 19 settembre 2009 al 17 gennaio 2010. L’esposizione, curata da Daniele Benati, permette di conoscere due oli su tela di collezione privata entrati a far parte del corpus del pittore dopo la mostra monografica del 20061 e mai esposti prima in pubblico al di fuori del mercato antiquario.

Si tratta del Paesaggio col ritorno della Sacra Famiglia dall’Egitto (cm 66,5 x 88,5, fig. 1) di proprietà della Galleria Massimo Vezzosi di Firenze e dell’Allegoria dell’Abbondanza e della Felicità pubblica (cm 88,5 x 73,5, fig. 2) della Galleria Fondantico di Tiziana Sassoli di Bologna.
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Monocroma e cromofobica: l’arte italiana contemporanea in mostra a Pescara ed a Marsala

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di Vera Figuccia

Correva l’anno 1672 quando Cornelius Gijsbrecht ultimava la sua opera Trompe l’oeil1 (fig. 1), tela nella quale aveva dipinto nient’altro che un “quadro di spalle”.

A circa quattro secoli di distanza, per una parte della critica si tratterebbe solamente di un’ingenua rappresentazione della parte posteriore del dipinto che solitamente rimane invisibile allo sguardo, celata da quella anteriore di norma visibile2; ragione che varrebbe a limitare l’interpretazione dell’opera al di sotto del rango di metapittura o di metafisica. Secondo altri autorevoli pareri, invece, essa sarebbe un caso straordinariamente in anticipo di pittura concettuale ante litteram3, preconizzando chiaramente gli umori e le ragioni di certa arte della seconda metà del XX secolo, attraverso una forma visiva che potrebbe tranquillamente ascriversi ai canoni artistico-percettivi contemporanei.

Intorno al 1960-70 molti giovani artisti, avvezzi da tempo – fin dall’epoca delle Avanguardie storiche, durante i primi anni del Novecento – all’abbandono della realtà così come la si poteva vedere o vivere, avevano preso ad interessarsi a ciò che credevano si celasse dietro il concetto di “arte” – atteggiamento di cui il dipinto di Gijsbrecht è metafora, mostrando giustappunto il retro della tela. Trovare una configurazione, un’immagine definita o uno spazio prestabilito al quale uniformarsi, per i protagonisti della scena culturale di quegli anni, non sarebbe stato più possibile e da ciò, dall’impossibilità per l’arte di identificarsi in una forma data, sarebbe stato inevitabile sconfinare nell’incertezza e nel dubbio. Così, l’opera d’arte perdeva identità; i linguaggi, le parole, i segni e le iconografie si sarebbero smarriti per arrivare al vuoto4.
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