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Home Indice e rubriche In libreria
n°26, In libreria

Daniel Birnbaum, Cronologia. Tempo e identità nei film e nei video degli artisti contemporanei

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Postmedia-books, Milano 2007, traduzione dall’inglese di Anna Simone [ed. or. Daniel Birnbaum, Cronology, Sternberg Press 2005]

 

di Andreina Di Brino

 

Come cita il sottotitolo, presente nella versione italiana ma non nel titolo originale, Cronologia è un breve e acuto libro di saggi filosofici ed estetici dedicati al tempo e all’identità. Il Libro è uscito nel 2005 e da noi in Italia è arrivato nel 2007. L’autore, Daniel Birnbaum, quest’anno è stato tra i massimi protagonisti del contesto artistico contemporaneo internazionale perché direttore della 53a. Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia Fare Mondi. La decisione di parlare però del libro in questa sede, a due anni di distanza dall’uscita italiana, non è legata alla situazione appena citata; è motivata dal fatto che nella maggior parte dei testi de Le Cornici del Video la dimensione temporale è chiamata in causa.

Nei saggi, attraverso alcune opere di autori come Stan Douglas, Eija-Liisa Athila, Doug Aitken, Philippe Parreno, Tobias Rehberger, Paul Chan e altri ancora, Birnbaum analizza a fondo il modo in cui i videoartisti declinano e affrontano la problematica tempo-identità, sostantivando il suo pensiero con accurati riferimenti a pensatori e letterati che hanno esaminato la questione prima di lui, da Husserl a Deleuze.

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I film in tasca. Videofonino, cinema e televisione

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a cura di Maurizio Ambrosini, Giovanna Maina, Elena Marcheschi, Felici Editore, Pisa 2009.

di Silvia Moretti

 

Tutti i libri che stanno alle costole delle arti multimediali contemporanee si confrontano - è fisiologico - con il pericolo di fare della propria data di emissione anche la propria data di scadenza. Il volume I film in tasca, curato da Maurizio Ambrosini, Giovanna Maina e Elena Marcheschi, supera questo rischio sancendo il proprio valore nella qualità delle domande con cui il fenomeno del videofonino è avvicinato e attraversato.

In questa collezione di saggi che compongono il libro come un “macro-testo”, gli autori, per la maggior parte dottorandi e specializzandi, calano questo medium accessoriato nel contesto della convergenza multimediale e lo interrogano non tanto da un punto di vista sociologico quanto in termini di linguaggio, dei linguaggi delle immagini in movimento tra cinema e televisione. Come si incastona il videofonino nel panorama multimediale contemporaneo? Possiede dei propri “specifici”? Che conseguenze ha sui testi che produce? E su quelli che ri-media (facendosi ingranaggio decisivo all’interno del fenomeno della re-location)? insomma: che linguaggi gli appartengono in chiave estetica e di sperimentazione?
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Manlio Piva, Il coccodrillo luminoso e altre storie. Teoria e pratica dell’audiovisivo a scuola

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Ed. Cinemazero, Pordenone 2009

di Silvia Moretti

 

Imparare i mestieri del cinema insieme a Truffaut. Ragionare sul punto di vista affacciandosi dalla Finestra sul cortile di Alfred Hitchcock. Memorizzare i raccordi di sguardo e di movimento realizzando un breve filmato in classe. Armarsi di un coccodrillo che apre la fauci per lanciare fasci di luce sull’universo visivo imperante...

Queste sono solo alcune delle “storie e delle altre storie” che Manlio Piva racconta nel suo Coccodrillo luminoso pubblicato dall’Associazione culturale Cinemazero di Pordenone, da anni attiva nella formazione delle nuove generazioni ai linguaggi delle immagini in movimento. Un libro, questo, che del manuale di didattica degli audiovisivi ha la chiarezza, la profondità critica, l’organizzazione sintattica impeccabile a servizio del lettore. Ma che rispetto al genere manualistico inappuntabile e inamidato trattiene invece la bellezza delle migliori e più avvincenti narrazioni. In tre sezioni (inquadratura, montaggio, audiovisione), l’autore racconta con piglio insieme pioneristico e sempre documentato la storia di come si possa raccontare il cinema e sviscerarne i linguaggi. Di come sia possibile fare didattica “del” cinema e non semplicemente didattica “con” il cinema. Alla pari di una terzina di Dante, di una pagina di Gadda o di un dipinto di Giotto, anche il film nasce dall’unione di un contenuto e di una forma, l’uno espressione e veicolo dell’altra.
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