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Home Indice e rubriche In libreria Stefano Susinno, L’Ottocento a Roma. Artisti, cantieri, atelier tra età napoleonica e Restaurazione

Stefano Susinno, L’Ottocento a Roma. Artisti, cantieri, atelier tra età napoleonica e Restaurazione

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Milano, Silvana Editoriale 2009336 pp.

di Stella Bottai

 

Il 15 febbraio scorso, presso la sala Auditorium del Palazzo delle Esposizioni, Carlo Sisi ha presentato a Roma la recente raccolta di studi e saggi di Stefano Susinno dal titolo L’Ottocento a Roma. Artisti, cantieri, atelier tra età napoleonica e Restaurazione, edito da Silvana Editoriale per la collana ‘Biblioteca d’arte’. L’idea di raccogliere in un corpus organico diciotto saggi dello studioso, prematuramente scomparso nel 2002, è nata per riproporne la figura e i temi di indagine agevolandone la reperibilità, anche pensando a un pubblico più giovane, intervenuto numeroso in occasione della presentazione. A curare la realizzazione del volume il comitato di edizione, formato da Liliana Barroero, Giovanna Capitelli, Stefano Grandesso, Francesco Leone, Fernando Mazzocca, Giovanni Montani, Sandra Pinto e Carlo Virgilio, con il coordinamento scientifico di Giovanna Capitelli e Giovanna Montani.

I saggi, raccolti in ordine di pubblicazione dal 1981 al 1999, ripropongono un ventennio di studi e ricerche sull’arte a Roma tra il tardo Settecento e la Restaurazione. Come scrive Sandra Pinto nella sua nota biografica di Susinno, egli scelse naturalmente come ambito di studi Roma, non città in declino ma luogo centrale delle vicende artistiche locali ed europee, “favolosamente incontenibile nel tempo e nello spazio”. E il carattere cosmopolita di Roma emerge con evidenza anche nelle incursioni nel contemporaneo, come lo scritto su Mario Praz collezionista (la sua casa-museo è oggi un museo satellite della Galleria nazionale di arte moderna, una delle rare case-museo a Roma), il saggio sulle ‘nuove’ sale dell’Ottocento frutto del riallestimento delle collezioni alla GNAM di Roma nel 1997, e infine il testo critico sulla mostra di Enzo Cucchi, sempre alla GNAM.

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Nel corso della sua elegante presentazione, Sisi ha passato in rassegna i principali temi trattati da Susinno e riuniti in questa raccolta, suggerendo come si possano tracciare sul libro degli asterischi da cui partono temi fondamentali ancora oggi: il primato dell’affresco, istanza del gruppo di protagonisti del panorama artistico romano quali Canova, il Tambroni, mosso da aspirazioni nazionalistiche, i giovani pensionanti dell’Accademia di palazzo Venezia (Palagi, Hayez, Minardi), i Nazareni; il ‘sistema’ dell’arte, ricostruito attraverso i punti nodali, quali le Accademie; il rapporto artista-committente-cliente; l’affresco come recupero di valori ‘nazionali’; e inoltre gli atelier, i cantieri, le mostre periodiche, la nascita della Società amatori e cultori di belle arti; l’esaltazione romantica del cattolicesimo e l’autorappresentazione dell’eroe/pittore, che da uomo di corte diventa nell’Ottocento figura della società liberale in cerca della sua affermazione.

Una parte importante è dedicata alle figure di Tommaso Minardi, Canova e Thorvaldsen. Del primo, Susinno rintraccia gli elementi romantici e autobiografici nella produzione grafica, sottolineando la sua vena di abilissimo disegnatore seppur vittima del suo perfezionismo. Riemergono i contatti con l’ambiente francese di Villa Medici, attraverso il cantiere del Quirinale, al cui gusto Susinno riferisce l’Autoritratto oggi agli Uffizi. In Canova e Thorvaldsen egli individua invece i due poli tra cui oscillano i parametri per comprendere la vita artistica romana, non solo in scultura, mettendo il segno sulla dinamicità degli scambi culturali tra sud e nord, luoghi fatalmente intrecciati nel Museo Thorvaldsen di Copenhagen, che egli considera uno dei più importanti musei per la conoscenza del primo Ottocento romano.

Scorrendo i saggi, scritti in una prosa ricercata ma accessibile anche a un pubblico meno specializzato, si nota come siano davvero fertili ancora oggi le sue aperture critiche e ricuciture storiche. Emerge la sua capacità di apportare nuova linfa e nuovi metodi allo studio del panorama storico-artistico a Roma nel primo Ottocento, penalizzato da una fortuna critica avversa, come scrive Fernando Mazzocca nell’introduzione, “aggiustando progressivamente i criteri di indagine, sostenuto da una profonda cultura mai settoriale e da una sensibilità inquieta”. Un’importante revisione critica che veniva operata dagli anni Settanta sulla base di materiali d’archivio e nuove geo-economie dell’arte per mano, tra gli altri, di studiosi quali Paola Barocchi, Sandra Pinto, Gianna Piantoni, Elena di Majo.

Arte a Roma, dunque, e non solo ‘romana’, come ha sottolineato Giovanna Capitelli durante la presentazione, centro cosmopolita che ha avuto un suo magnifico, articolato ritratto nella mostra del 2003 Maestà di Roma, nata da un’idea di Susinno e portata a compimento da colleghi e allievi, articolata in tre sezioni in tre luoghi espositivi differenti della capitale. Un settore di studi che, anche grazie a questa ripubblicazione, rinnova la sua importanza chiamando nuovi contributi sulle linee tracciate da Susinno ormai quasi tre decenni orsono.

Segnaliamo infine che Silvana Editoriale aveva già pubblicato nella stessa ollana ‘Biblioteca d’arte’ il volume La pittura di storia in Italia. 1785-1870, a cura di G. Capitelli e C. Mazzarelli, che può affiancarsi a questa raccolta nella biblioteca degli studiosi, accomunata idealmente dalla metodologia e dai temi della ricerca sulla pittura dell’Ottocento fino all’Unità, quali il ruolo della pittura di storia nel formarsi dei valori della nazione, l’indagine documentaria e ricostruttiva dei cantieri artistici, la messa a fuoco di personalità talvolta sacrificate dalla critica e oggi nuovamente ricollocate al loro posto grazie ad uno sforzo di inquadramento critico e storico-documentario.

Link correlati: Ricordo di Stefano Susinno (1945-2002), di Claudio Gamba, Predella n. 6

 
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