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Home Indice e rubriche Primitivi pisani fuori contesto L’Antifonario della Spina, Traini e l'allieva di Ruskin

L’Antifonario della Spina, Traini e l'allieva di Ruskin

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di Chiara Balbarini

L'articolo è incentrato su un piccolo Antifonario attribuito a Francesco Traini e alla sua bottega, oggi conservato nelle Special Collections della Liverpool University Library (ms. F. 4.13). Si tratta del più antico e forse l’unico esemplare completo dell’Ufficio domenicano della Corona di Spine, che una nota di possesso sulla legatura riconduce con certezza a Pisa: l'allestimento del codice si lega così alla vicenda dell'arrivo nella città della reliquia della spina della corona di Cristo e alla nuova intitolazione della chiesa di Santa Maria 'del Ponte Nuovo', divenuta Santa Maria della Spina. Non a caso, dunque, una delle prime collezioniste del codice fu Lady Trevelyan, allieva e amica di Ruskin, protagonista degli ambienti eruditi del 'revival' gotico inglese, sulla cui vicenda si indaga qui per la prima volta.

Nelle Special Collections della Liverpool University Library è conservato un piccolo Antifonario trecentesco miniato (ms. F. 4.13), che riporta, sul piatto anteriore della legatura, una nota: «Pisa Sept 1837»; più sotto, si trova un’altra iscrizione quasi illeggibile (decifrabile con l’aiuto della lampada a raggi ultravioletti): «Pauline J. Trevelyan W. C. T.». Il codice è pervenuto nella collezione Reynell ed è stato venduto presso Sotheby’s nel 1895 ad un mercante di libri di Liverpool, Henry Young. Acquistato successivamente da Sir Cedric Boult, il prezioso libro è stato infine donato da suo figlio, Sir Adrian Boult, alla Liverpool University Library nel 1950. Nel 1976 una mostra alla Whitworth Art Gallery di Manchester (Medieval and Early Renaissance Art Treasures of the North West) ha reso noto il manoscritto, che rappresenta il più antico e forse l’unico esemplare completo del testo e della musica dell’Ufficio domenicano della Corona di Spine1.

Se la provenienza pisana è attestata dalla nota di possesso, l’attribuzione delle miniature alla scuola trainesca e la datazione agli anni trenta del Trecento da parte di uno dei più raffinati ed esperti conoscitori della miniatura medievale, Jonathan Alexander, non sembra lasciare dubbi sulla presenza del codice a Pisa ab origine. Esso costituisce dunque un’importante testimonianza – sebbene indiretta – della donazione della reliquia della Spina della Corona di Cristo all’oratorio di Santa Maria del Ponte novo, che sorgeva – come molti altri in Pisa ugualmente dedicati alla Madonna – come oratorio votivo ai piedi del ponte che collegava la Via Sant’Antonio alla Via Santa Maria2. È il Tronci a segnalare l’esistenza di un documento da cui risulta che nel 1333 la reliquia della Spina venne donata all’oratorio dalla famiglia dei Longhi, che l’aveva ricevuta nel 1266 da un anonimo mercante pisano impoverito3. La preziosità del manoscritto, nel quale compaiono due iniziali che raffigurano, rispettivamente, L’Incoronazione di Spine e Cristo in Gloria tra i Simboli della Passione, suggerisce quindi che esso sia stato realizzato proprio in occasione dell’arrivo della reliquia presso l’oratorio, che pertanto assunse la denominazione di Santa Maria della Spina (fig. 1).

1_ruskin_spina 2_scott_p_trevelyan 3_traini_incoronazione 4_traini_resurrezione

L’Ufficio della Corona di Spine (ff. 47r-63r) è seguito da una sezione, databile al XV secolo, che contiene l’Ufficio e la Messa di San Matteo, per cui si ritiene che il codice sia stato acquistato abbastanza presto dal monastero delle suore benedettine di San Matteo4.

Rimandando alla seconda parte di questo contributo la questione attributiva ed iconografica delle miniature – che pure è poco nota –, appare qui di particolare interesse affrontare la storia collezionistica del codice, che ha rivelato aspetti inediti degli ambienti eruditi inglesi a Pisa nei primi decenni dell’Ottocento.

Chi era dunque Pauline J. Trevelyan? Figlia di un antiquario, curato della cittadina di Hawkedon nel Suffolk, Pauline Jermyn (1816-1866, fig. 2) sposa a diciannove anni Sir Walter Calverley Trevelyan, erudito filantropico baronetto con vasti possedimenti nel Northumberland e nel Somerset. I due sono accomunati da interessi in geologia, botanica e nelle arti figurative: per proporsi alla futura sposa, Sir Calverley le dona un cofanetto contenente fossili. Subito dopo il matrimonio, i Trevelyan viaggiano nell’Europa del sud; nel 1842, attraversando la Grecia a dorso di mulo, Pauline si diletta a realizzare schizzi del paesaggio, che più tardi sottoporrà a John Ruskin, di cui già la Trevelyan aveva ammirato i due primi volumi dei Modern Painters5, e di cui conosceva la futura moglie, Effie Grey – della quale peraltro susciterà la gelosia, rimasta amica e confidente del ‘Maestro’ anche dopo la rottura dei coniugi. È proprio grazie alla lunga e intima corrispondenza tra Ruskin e Pauline6, e, ancor prima, tra Effie e Pauline7, che conosciamo la figura di questa straordinaria artista, colta patrona della arti e collezionista: fu lei infatti a sostenere i circoli preraffaelliti e a caldeggiarne il sostegno da parte dello stesso Ruskin. La dimora di Wallington Hall, dove Lady Trevelyan raccolse la sua collezione d’arte, fece realizzare dipinti dallo stesso Ruskin, da Arthur Hughes e da William Bell Scott8, e dipinse lei stessa alcuni elementi architettonici (i pilastri e i parapetti), divenne il centro della più sofisticata cultura vittoriana9.

È probabile che il nostro Antifonario, impreziosito dalle splendide miniature del Traini e della sua scuola, fosse un dono di Lord Calverley – di cui compaiono le iniziali nel piatto della legatura – alla moglie, della quale peraltro non si conoscono altri casi di collezionismo di codici ‘gotici’. Mi sembra a tale proposito significativo, per chiarire il contesto di questo inedito episodio della vita di Lady Trevelyan, ciò che, qualche anno dopo, Ruskin scriverà alla sua allieva e confidente:

[…] Mi frullano a tutta velocità in testa progetti su progetti: voglio tenere brevi conferenze per duecento persone alla volta, per pittori d’insegne – e decoratori di negozi – e maestri di scrittura […] e voglio insegnare miniatura ai pittori d’insegne e alle giovani signore; e voglio che tutti i libri di preghiere siano di nuovo scritti a mano (però cambiando prima la Liturgia, come Le accennavo) – e voglio mandare per aria la stampa, e la polvere da sparo – le due grandi maledizioni dell’epoca – comincio a pensare che l’abominevole arte della stampa sia la causa di tutto il male – abitua la gente ad avere tutto della stessa forma. E intendo […] fare copie di tutti i più bei manoscritti del Duecento, e prestare anch’essi – tutto gratis, naturalmente […]10.

Sembra opportuno tornare ora al nostro manoscritto, che merita una maggiore attenzione da parte degli storici dell’arte: esso fa luce infatti sull’attività della bottega del più importante pittore pisano della prima metà del Trecento, Francesco Traini11 – di cui si conserva una sola opera datata e firmata, il tardo Trittico di san Domenico (1344-45) proveniente dalla chiesa domenicana di Santa Caterina (Pisa, Museo di San Matteo) – il cui ruolo di miniatore è ancora poco noto e assai discusso tra gli studiosi. L’articolo che ha analizzato in modo specifico il codice di Liverpool e la sua storia è apparso in una rivista specializzata in liturgia e musicologia medievale che non ha una larga circolazione. Le ipotesi avanzate dagli autori ci sembrano peraltro assai convincenti e di straordinaria importanza. Le due pagine istoriate con l’Incoronazione di Spine e i quattro Evangelisti (f. 5r) e Cristo in Gloria tra Angeli e simboli della Passione (f. 32v) sono attribuite, rispettivamente, al Traini e ad un anonimo maestro responsabile dell’illustrazione di numerosi altri codici conservati prevalentemente a Pisa: due esemplari del Constitutum legis et usus (Archivio di Stato, Com. A, N. 15 e N. 18) ed alcuni libri corali provenienti dalla cattedrale (Museo dell’Opera del Duomo, corr. A. 2, C. 5, E. 8) e dal convento di San Francesco (Museo di San Matteo, cor. L); si tratta del cosiddetto ‘Secondo Maestro’ dell’officina miniatoria trainesca o «Maestro delle drôleries» – già individuato da Gigetta Dalli Regoli12 – che qui per la prima volta vediamo al fianco del Traini nella realizzazione di un’opera di miniatura. Sembra infatti del tutto condivisibile l’opinione di Blezzard, Ryle e Alexander secondo cui la miniatura più importante del codice, ovvero quella incipitaria raffigurante l’Incoronazione di spine (fig. 3), sia stata affidata al capobottega: lo dimostrano i raffronti tra le fisionomie caricate dei personaggi alle spalle di Cristo e quelle nella Resurrezione di Napoleone Orsini (fig. 4) e nel Salvataggio dei naufraghi nel Trittico di San Domenico, riconoscibili anche in alcune miniature degli Antifonari di San Francesco (Cattura di Cristo, cor. E, fig. 5) e dell’Inferno di Chantilly (Ignavi, ms. 597, Musée Condé, fig. 6)13. Gli israeliti incappucciati in primo piano ricordano inoltre gli stessi personaggi raffigurati negli Antifonari francescani, mentre le drôleries con mostri gastrocefali e draghi alati nel fregio trovano un riscontro preciso nei Constituta dell’Archivio di Stato e nei corali attribuiti al ‘Secondo Maestro’ (fig. 7). A quest’ultimo è riferito inoltre un corale conservato nella Biblioteca Statale di Lucca (cor. 2690)14 dove la miniatura con l’Assunzione della Vergine ci sembra stilisticamente e tipologicamente identica – dalle morfologie facciali degli angeli ai patterns decorativi delle barre delle lettere – a quella con Cristo in gloria tra angeli e simboli della Passione nell’Antifonario di Liverpool (fig. 8).

5_traini_cattura_di_cristo 6_droleries_magistrati 7_comediam_dantis 8_suvtuq_cristo_in_gloria

Come si vede da questi pochi cenni, il corpus dei codici miniati riconducibili alla bottega di Francesco Traini è ampio ed eterogeneo, problematico per certe sottili distinzioni attributive – come negli Antifonari di San Francesco e nell’Inferno di Chantilly15 –, e comprende codici poco noti alla critica e conservati in sedi disparate, in Italia e all’estero16. In questo quadro, L’Incoronazione di spine di Liverpool è a mio avviso l’opera che, insieme alla prima sezione delle illustrazioni di Chantilly, può essere attribuita al Traini con maggior certezza.

 

 

IMMAGINI

1. John Ruskin, Santa Maria della Spina, Pisa, east end, 1846-1847, acquerello, inchiostro e matita, Sheffield, Museums Sheffield, Millenium Gallery (da J. Clegg e P. Tucker, Ruskin e la Toscana, London 1992, fig. I, cat. 68)

2. William Bell Scott, Pauline Trevelyan, 1864 (da «Apollo», 105, 1977, pp. 117-120, fig. 4.

3. Francesco Traini (attrib.), Incoronazione di Spine, Antifonario, ms. F.4.13, f. 5r, Liverpool, University Library, Special Collections.

4. Francesco Traini, Resurrezione di Napoleone Orsini, Trittico di san Domenico (particolare), Pisa, Museo di San Matteo.

5. Francesco Traini (?), Cattura di Cristo, Antifonario cor. E, c. 219, Pisa, Museo di San Matteo.

6. Francesco Traini (attrib.), Ignavi, Expositiones et Glose super Comediam Dantis, ms. 597, c. 49r, Chantilly, Musée Condé.

7. ‘Secondo Maestro’ o ‘Maestro delle drôleries’, Due magistrati, Constitutum legis et usus, ms. Com. A. 18, c. 2r, Pisa, Archivio di Stato.

8. ‘Secondo Maestro’ o ‘Maestro delle drôleries’, Cristo in gloria tra angeli e simboli della Passione, Antifonario, ms. F.4.13, f. 32v, Liverpool, University Library, Special Collections.

 

NOTE

Devo ringraziare, per la sollecita cortesia nel fornirmi informazioni e suggerimenti, Mario Curreli; inoltre Paul Tucker, Giovanna Baldini, Linda Pisani e Cristiano Giometti. Per l’invio delle immagini dell’Antifonario di Liverpool, ringrazio vivamente Maureen Watry, Head of Special Collections and Archives, Sydney Jones Library, University of Liverpool.

1J. J. Alexander, Medieval and Renaissance Art Treasures of the North West. Catalogue of an Exhibition at the Whitworth Art Gallery, Manchester 1976, no. 66, così descritto: Antifonario, Ufficio della Corona di Spine, di san Matteo (aggiunto posteriormente) e della Vergine; membranaceo, cc. 4 + 62, cm. 24 x 32,8; scrittura gotica su una colonna; J. Blezzard, S. Ryle, J. Alexander, New perspectives on the Feast of the Crown of Thorns. A 14th-century Antiphoner from Pisa, «Journal of the Plainsong & Medieval Music Society», 10, 1987, pp. 23-47.

2 Sulla chiesa della Spina si veda M. Burresi, Santa Maria della Spina in Pisa, Pisa 1993.

3 Come riferisce L. Tanfani, Della chiesa di Santa Maria del Pontenuovo detta della Spina e di alcuni uffici della Repubblica Pisana: notizie inedite, Pisa 1871, pp. 79-80, in particolare nota 1, dove cita P. Tronci, Descrizione delle chiese, monasteri et oratori della citta' di Pisa (1643), ACP, ms 154, c. 107, spiegando che il Tronci aveva recuperato queste notizie da un codice perduto (un messale), come hanno evidenziato anche Blezzard, Ryle, Alexander, New perspectives…, p. 33. La storia dell’arrivo della reliquia a Pisa è riferita inoltre da B. de Gaiffier, La legende de la Sainte Épine de Pisa, Analecta Bollandiana, 70 (1952), pp. 20-34.

4 Ibidem, p. 24.

5 I disegni realizzati da Pauline durante i viaggi in Europa si conservano nella Print Room del British Museum.

6 Reflections of a Friendship: John Ruskin’s Letters to Pauline Trevelyan 1848-1866, a cura di V. Surtees, London 1979. Le lettere scritte da Ruskin all’allieva tra il 1848 e il 1866 sono una fonte importantissima del pensiero del grande teorico e artista, dalla eccezionale vocazione didattica, come ben hanno evidenziato D. Levi, P. Tucker, Ruskin didatta. Il disegno tra disciplina e diletto, Venezia 1997, p. 46 e passim.

7 R. Trevelyan, Effie Ruskin and Pauline Trevelyan: Letters to Ruskin’s “Monitress-Friend”, «Bulletin of the John Rylands University Library of Manchester», 62, 1979, 1, pp. 232-258, da cui ho tratto le notizie sulla vita di Lady Trevelyan, della quale si vedano peraltro anche: Selections from the Literary and Artistic Remains of Paulina Jermin Trevelyan, first Wife of the Late Sir Walter Calverley Trevelyan, of Wallington, Northumberland and Nettlecombe, Somersetshire, Baronet, a cura di D. Wooster, London, Newcastle-upon-Tyne 1879.

8 R. Trevelyan, William Bell Scott and Wallington, «Apollo», 105, 1977, pp. 117-120.

9 Come ha evidenziato recentemente J. Batchelor, Lady Trevelyan and the Pre-Raphaelite Brotherhood, London 2006.

10 Lettera da Parigi del 24 settembre 1854, pubblicata in Reflections of a Friendship… 1979, pp. 88-89, citata in Levi, Tucker, Ruskin…, 1997, pp. 140-141.

11 I più importanti studi sul Traini si devono a Millard Meiss, raccolti in Francesco Traini, a cura di H. B. J. Maginnis, Washington 1983; per le attestazioni documentarie relative all’artista vedi A. Caleca, Costruzione e decorazione dalle origini al secolo XV in Il Camposanto di Pisa, a cura di C. Baracchini, E. Castelnuovo, Torino 1996, p. 43.

12 G. Dalli Regoli, Miniatura pisana del Trecento, Vicenza 1963, pp. 27-29 e Eadem, Mostri, maschere e grilli nella miniatura medievale pisana, Pisa 1980, p. XX.

13 C. Balbarini, Miniatura a Pisa nel Trecento: dal “Maestro di Eufrasia dei Lanfranchi” a Francesco Traini, Pisa 2003, pp. 83-85 e passim.

14 Cfr. Dalli Regoli, Miniatura pisana…, 1963, p. 170, fig. 108: si tratta di un Graduale lacunoso proveniente dal convento lucchese di San Pier Cigoli.

15 Già indicate da M. Meiss, An Illuminated “Inferno” and Trecento Painting in Pisa, «The Art Bulletin», XLVII, 1965, pp. 21-34, che corrisponde in parte a Idem, The smiling pages, in P. Brieger, M. Meiss, C. Singleton, Illuminated Manuscripts of the Divine Comedy, Princeton 1969, I, p. 55 e sgg. ed evidenziate recentemente da P. L. Mulas, L’Enfer de Dante, «Art de l’enluminure», 2005, 14, pp. 2-73: 12-13.

16 Basti pensare alle numerose componenti smembrate per lo più dal complesso dei corali di San Francesco: codici, fogli staccati e miniature ritagliate: cfr. Balbarini, Miniatura…, 2003, pp. 57-112.

 

 
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