Predella
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n°26, In mostra

Petulia Mattioli. Liquid light

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Artisti sotto osservazione. Petulia Mattioli - Liquid light

 

di Andreina Di Brino

 

Metti una sera d’estate…

Metti una suggestiva cantina, quella di Michele Satta a Castagneto Carducci (LI).

E metti, qui, l’incontro con la videoinstallazione di Petunia Mattioli.

Quello che colpisce appena si arriva è la riuscita del dialogo opera-contesto: Liquid light è una videoinstallazione costituita da tre proiezioni - disposte all’inizio, a circa metà e sul fondo dello spazio ospitante - e con due violinisti che provvedono all’accompagnamento musicale dal vivo. Le immagini, esteticamente levigate, eleganti, incontrano le pareti in pietra della cantina, i divisori in vetro, le botti in legno; il quadro della proiezione vi scivola sopra, non ci sono confini tra parete e parete che ostacolano il flusso delle immagini, non ci sono impedimenti che ne frammentino la continuità. Il suono fa da contrappunto e scivola anch’esso nello spazio, ma a differenza delle immagini non ha punti prestabiliti a cui è ancorato. I violinisti si muovono con libertà mentre le immagini scorrono.
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Realtà manipolate. Come le immagini ridefiniscono il mondo

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Il falso del vero e il vero del falso. Ambiguità della visione nella mostra Realtà manipolate. Come le immagini ridefiniscono il mondo.

di Elena Marcheschi

 

Tra i cambiamenti e le varie evoluzioni, tecnologiche e sociali, generate dall’avvento della rivoluzione digitale, anche la percezione e la possibilità di rappresentazione del reale è stata mutata e complicata da un’ampia gamma di possibilità estetiche che ne rimettono in discussione veridicità e autenticità.

«La computerizzazione della cultura svolge due funzioni importanti: contribuisce alla nascita di nuove forme culturali, come i videogiochi e i mondi virtuali, e ridefinisce quelle preesistenti, come la fotografia e il cinema»1. Questa possibilità di ridefinizione dei linguaggi apportata dall’avvento del digitale, soprattutto per quanto riguarda fotografia e cinema, implica un radicale mutamento a partire dalla genesi dell’immagine stessa, non più risultato di un processo ottico-chimico determinato dalla luce e dall’impressione e sviluppo della pellicola, ma frutto di una transcodifica nel linguaggio numerico, dove il supporto materico può addirittura scomparire.
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Robert Cahen, Passaggi. Le ragioni del bianco

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Robert Cahen, Passaggi. Video-installazioni, 1979-2008

a cura di Sandra Lischi, Lucca, Fondazione Ragghianti

 

di Silvia Moretti

 

Bianco. L’anno scorso a Roma Bill Viola al Palazzo delle Esposizioni ci aveva introdotto in ambienti neri. Robert Cahen, a Lucca, espone le sue video-installazioni in stanze dipinte di bianco. Bianco è il colore di Suaire (1997), del sudario-stoffa appeso al soffitto su cui compaiono e scompaiono giovani profili. Bianco è il colore del ghiaino sottostante, il ghiaino che rammenta i vialetti di un campo santo. È il colore del ghiaccio antartico della doppia proiezione ad angolo di Paysages d’hiver (2005). E della nebbia che avvolge, nel loro avanzare, uomini, donne e bambini di Traverses (2002, fig. 1)

Nella stanza centrale degli spazi espositivi della Fondazione Ragghianti, i battenti delle finestre – anch’essi bianchi - sono spalancati. I raggi del sole novembrino, caldo e autunnale, disdicono le luci soffuse che circondano le immagini dei diciotto monitor sul pavimento che compongono l’opera Paysages-passages (1997).
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