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Home Indice e rubriche In mostra Leonardo scultore in mostra a Los Angeles

Leonardo scultore in mostra a Los Angeles

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di Margherita Melani

 

«È così facile che lo capisce anche un leonardista», è evidente che questa battuta diffusa nel secondo dopoguerra e testimoniatami da Carlo Pedretti, bene si presta all’annoso problema affrontato nella mostra ora al The J. Paul Getty Museum di Los Angeles, già nel High Museum of Art di Atlanta e prossimamente al Museo del Bargello di Firenze (dal 10 settembre 2010). E infatti è talmente «facile» occuparsi di questo problema che ancora oggi gli studiosi s’industriano a risolverlo sulla base delle fonti e dei disegni autografi di Leonardo ma non sulla base di una scultura che possa documentarsi come sua e che ancora manca. È questa una lacuna che non consente di mettere a fuoco il rapporto dell’artista con la terza dimensione e che è uno degli obiettivi denunciati da Gary M. Radke, il curatore della mostra.

 

Nonostante le perplessità poste dal tema, il percorso della mostra americana è illuminante: si passa dalla statua marmorea del Profeta barbuto di Donatello (1418-20), al disegno autografo con Sezione di testa che mostra i ventricoli celebrali (Windsor, RL 12603 r), e si arriva davanti alle tre imponenti statue bronzee di Giovan Francesco Rustici dal Battistero di Firenze (La predica di san Giovanni Battista ad un Levita ed ad un Fariseo, 1506-1511). E questo non solo crea stupore ma aiuta a seguire l’esposizione che si snoda in un percorso logico, facile a seguirsi grazie anche alla presenza di numerosi autografi di Leonardo, diciassette disegni provenienti dalle collezioni reali inglesi e la tavola col San Girolamo della Pinacoteca Vaticana.

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All’esposizione si affianca un catalogo altrettanto suggestivo. Qui, in modo coraggioso, i curatori hanno dato ampio spazio a ricerche dedicate ai problemi posti dal rapporto di Leonardo con la scultura a scapito delle schede di catalogo, completamente assenti. Nonostante i numerosi stimoli forniti dai saggi, l’attenzione si concentra sul gruppo bronzeo del Rustici (Firenze 1475-Tours 1554) con La Predica del Battista (commissionata nel 1506, modellata nel 1509 e fusa da Bernardino da Milano nel 1511), gruppo di ampia notorietà fin dalla sua realizzazione se già nel 1521 risultava tra le poche opere fiorentine citate nel commento di Cesariano al De Architectura di Vitruvio (Como, 1521, p. LXIX). La fortuna storiografica della Predica del Battista è soprattutto legata alla testimonianza vasariana che ricorda in modo palese l’intervento di Leonardo nelle fasi di ideazione e realizzazione. Il racconto fatto da Vasari nella biografia dedicata a Rustici ha da sempre richiamato l’attenzione dei leonardisti – e non solo – su queste figure, in particolare sul dito alzato del San Giovanni Battista, sulle pose serpentinate, sugli importanti drappeggi che ricordano i disegni di panni eseguiti dal Vinci nella sua fase giovanile. Merita notare che nel catalogo non è messa in evidenza l’affinità ravvisabile tra i cosiddetti “nodi vinciani” e la decorazione dei bordi delle vesti del Levita e del Fariseo (notata da Tommaso Mozzati in Giovanfrancesco Rustici: le compagnie del paiolo e della cazzuola, Firenze, 2008, p. 77, nota 375), decorazione caratterizzata da un nastro continuo che - come evidenziato dal restauro - in origine era interamente dorato, così come altri elementi decorativi della Predica del Battista.

Carlo Pedretti, accompagnatore d’eccezione, sollecitava un confronto del motivo decorativo utilizzato da Rustici con i disegni di Leonardo di analogo soggetto databili dal 1506 al 1510. Nel Codice Atlantico della Biblioteca Ambrosiana di Milano, tra i disegni autografi di Leonardo che ripropongono il motivo dei nodi, chi scrive ha individuato in un foglio - il 226 r [83 r-b] - un elemento decorativo molto vicino a quello impiegato da Rustici: si tratta di un disegno databile al 1508 circa, il cui studio in relazione al gruppo con la Predica del Battista sarà sicuramente approfondito.

Tornando ai saggi pubblicati nel catalogo non si può fare a meno di menzionare l’ipotesi avanzata da Radke di attribuire a Leonardo l’immagine dell’ufficiale nel rilievo con la Decollazione del Battista, opera di Verrocchio eseguita per l’altare del Battistero fiorentino (ante 1483) e recentemente restaurata. La proposta di Radke non è però risolutiva: ad oggi manca ancora una scultura documentabile come opera di Leonardo, unica prova che possa permettere di sviluppare le «facili» questioni leonardesche.

 
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