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Organizzazione e gestione dei musei in Calabria

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Ivana Donato

 

Il visitatore che decida di recarsi in Calabria alla scoperta del patrimonio culturale rimarrà forse sorpreso dall’elevato numero di musei che compongono l’offerta culturale calabrese: al 2005 sono stati censiti 165 musei fra etnoantropologici, archeologici, storico artistici, di arte sacra, di proprietà statale, provinciale, comunale, ecclesiastica e privata1. Da una ricognizione diretta sul territorio è però emerso che la maggior parte degli istituti museali non statali non assolve alle funzioni codificate dall’articolo 3 dello Statuto dell’International Council of Museums, secondo cui «il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che compie ricerche sulle testimonianze materiali e immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e soprattutto le espone a fini di studio, di educazione e di diletto»2.

Da un’analisi dell’offerta museale calabrese, e in particolare del ‘sistema museale’ della Provincia di Cosenza – che si rivela interessante da indagare perché è un’importante realtà aggregativa riconosciuta dalla Regione Calabria come sistemica e per questo, almeno nelle intenzioni della Regione, oggetto di specifiche politiche di valorizzazione e promozione – emerge una politica gestionale dei musei di proprietà comunale, ecclesiastica e privata poco attenta alle funzioni di conservazione, fruizione, valorizzazione e comunicazione culturale alle quali un’istituzione museale dovrebbe adempiere3. La maggior parte dei musei di proprietà privata e di enti locali è sprovvista di una carta della qualità dei servizi e non possiede un regolamento aggiornato agli attuali standard ministeriali4.

Le strutture ospitanti le collezioni, come nel caso dei musei civici di Altomonte, Rende, Cetraro, Praia a Mare e dei musei diocesani di Bisignano, di Rossano, di S. Marco Argentano, necessitano della messa a norma o realizzazione dei sistemi di controllo termoigrometrico e di illuminazione e dei sistemi di sicurezza, indispensabili per assicurare la conservazione preventiva delle opere e la migliore fruizione delle stesse al pubblico. Notevoli sono le carenze nel sistema di comunicazione riscontrati ad esempio nei musei comunali di Rende, di Altomonte, di Cetraro, a causa dell’assenza di strumenti di trasmissione primaria e obbligatoria (cartellini apposti alle opere ben strutturati e leggibili) e di sussidi alla visita (il catalogo del museo, le guide brevi o addirittura i pannelli informativi).

1 altomonte museo civico paramenti sacri xviii secolo 2 altomonte simone martini san ladislao 3 altomonte museo civico sezione domenicana

Solo pochi musei civici ed ecclesiastici effettuano orari di apertura di trenta ore settimanali, è questo il caso ad esempio del Museo Demologico di San Giovanni in Fiore, del Museo Civico di Rende, del Museo Civico di Praia a Mare, del Museo di arte sacra di Bisignano, altri invece sono aperti solo in estate o su richiesta dell’utente, previo contatto telefonico come accade per il Museo Civico Archeologico di Castrovillari o per il Museo Brezio di Cetraro. La comunicazione degli orari al pubblico, con le relative variazioni stagionali, non è effettuata in maniera chiara (ad esempio attraverso un calendario affisso all’esterno del museo).

Per quanto concerne l’ambito della valorizzazione delle opere musealizzate e del contesto territoriale di riferimento, si registra un impegno da parte dei musei ad intraprendere attività di studio e di ricerca con la collaborazione delle Università e degli Enti e Istituti culturali del territorio, nonché di promuovere progetti didattici con le scuole. L’obiettivo di questa cooperazione scientifica, che è attuata tramite la stipula di accordi o convenzioni tra il museo e i vari istituti culturali, è migliorare e approfondire le conoscenze sul territorio di riferimento attraverso l’ideazione di programmi di ricerca coerenti con gli indirizzi di studio del museo. Gli istituti culturali maggiormente coinvolti nelle collaborazioni di ricerca sono l’Università degli Studi della Calabria, in particolare il Centro Herakles per il Turismo Culturale, e la Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico e Etnoantropologico della Calabria che hanno stretto collaborazioni con alcuni musei della Provincia di Cosenza, tra cui i musei civici di Rende e di San Giovanni in Fiore.

I risultati delle ricerche sono divulgati tramite l’organizzazione di mostre, convegni e giornate di studio. Nonostante ciò, sarebbe auspicabile una collaborazione culturale più stretta e continuativa con le Università calabresi e con gli Istituti di ricerca del territorio regionale.

Tali carenze si riscontrano non solo nella gestione dei piccoli musei di proprietà privata e degli enti locali ma anche nella “governance” scientifica di quei musei di maggior rilevanza per dimensioni e per collezioni esposte, come nel caso del Museo Civico di Altomonte e del Museo Civico di Rende.

Il Museo Civico di Santa Maria della Consolazione di Altomonte, fondato nel 1980, trova sede nelle celle dell’ex Convento dei Domenicani e custodisce le collezioni dei frati domenicani e dei feudatari di Altomonte, i Sangineto5. Attualmente la raccolta del Museo è suddivisa in due sezioni, la Sezione medioevale e la Sezione domenicana. La prima è imperniata sulla collezione del XIV secolo proveniente dalla Chiesa di Santa Maria della Consolazione e sulle opere a tempera commissionate da Filippo Sangineto a Simone Martini e Bernardo Daddi. La seconda sezione è composta di opere locali (dipinti del XV secolo, codici miniati, paramenti sacri, sculture lignee, reliquiari) legate essenzialmente ad esigenze di culto, provenienti dalla chiesa di Santa Maria della Consolazione e dal Convento dei Minimi di San Francesco.

L’allestimento favorisce una riflessione sui gusti artistici e culturali della committenza, laica e religiosa, operante ad Altomonte dal XIV al XVIII secolo. Ad esempio, dall’analisi della sezione medievale emerge chiaramente l’importanza della committenza feudataria, capace di far produrre o importare opere di eccezionale livello culturale, come quelle commissionate da Filippo Sangineto ai grandi artisti toscani. Analogamente la visita alla sezione domenicana fornisce una chiara immagine dei gusti culturali tipicamente conventuali dei padri, che commissionarono a botteghe artigiane locali sculture lignee e di alabastro, reliquiari in legno intagliato e dorato e argenterie liturgiche.

Nel complesso l’allestimento della collezione permette quasi sempre allo spettatore di fruire in maniera adeguata i pezzi esposti, che sono collocati alla giusta altezza e godono di una efficace illuminazione sia artificiale che naturale. Per l’esposizione dei codici miniati, dei paramenti sacri e dei reliquari sono state utilizzate teche in legno ben sigillate, ma non dotate di sistemi di controllo termoigrometrico. Questa mancanza compromette la conservazione dei delicatissimi codici miniati medievali, cartacei e pergamenacei e dei settecenteschi paramenti sacri. Ancora più grave è il fatto che, in alcuni casi, per assenza di spazio nelle vetrine sono stati appesi alle pareti senza alcuna protezione, all’interno di un ambiente caldo e dall’alto tasso di umidità.

Ulteriori carenze sono ravvisabili nell’apparato di comunicazione con il pubblico, in particolare lungo il percorso espositivo sono completamente assenti i pannelli esplicativi, che non sono sostituiti da schede mobili, da guide di agile consultazione o da un aggiornato catalogo scientifico. Infine bisogna segnalare l’assenza di un regolamento che indichi gli obiettivi scientifici e le politiche perseguite dall’istituto museale, che in generale allo stato attuale non adempie in modo efficace al suo ruolo educativo e sociale come dimostrano la carenza di personale specializzato; la chiusura improvvisa della collezione al pubblico; il mancato incremento delle collezioni; l’assenza di una attività di ricerca coerente e continuativa nel tempo.

4 rende museo civico pinacoteca sezione contemporanea 5 rende museo civico sezione folklorica attrezzi per la filatura e la tessitura 6 rende museo civico sezione folklorica sala della ceramica della calabria ultra

La carenza di una adeguata gestione scientifica caratterizza anche il Museo Civico di Rende. Il Museo, fondato nel 1980, ha sede nel cinquecentesco Palazzo Zagarese di proprietà del Comune di Rende e si articola in due sezioni espositive, una folklorica ed etnografica l’altra artistica6.

La collezione di carattere etno-antropologico, distribuita in nove sale, è composta di 3.000 oggetti che documentano la realtà rurale della Calabria Citeriore e della Sila Greca dell’Ottocento e dei primi anni del Novecento. Le ceramiche, gli ori, gli abiti, gli strumenti della musica popolare sono esposti in base a criteri tipologici (utensili e attrezzi del lavoro domestico; abiti popolari; prodotti della filatura e della tessitura; oreficeria popolare; ceramica) e tematici (lo spazio domestico; la casa; l’alimentazione; le tecniche produttive) con lo scopo di fornire al visitatore molteplici chiavi di lettura, da ricercare nelle singole sale o in maniera trasversale unificando i contenuti di tutte le sale. Ad esempio, le sale dedicate alla produzione di ceramica e all’oreficeria corredate dei relativi strumenti da lavoro offrono la possibilità di comprendere le antiche tecniche di lavorazione dell’argilla e dell’oro, ma allo stesso tempo forniscono informazioni sugli usi e costumi delle popolazioni rurali calabresi.

La Pinacoteca suddivisa a sua volta in due sezioni, arte antica e Novecento, offre una panoramica sull’arte pittorica calabrese attraverso l’esposizione di dipinti di Mattia Preti, Francesco Solimena, Cristoforo Santanna, Giacomo Balla, Carlo Carrà, Giorgio De Chirico, Renato Guttuso, Carlo Levi.

Se nel complesso gli allestimenti sono stati realizzati con rigore scientifico, riscontrabile nell’ottima contestualizzazione storica degli oggetti e nella loro buona distribuzione spaziale che ne agevola la fruizione, al contrario le soluzioni di illuminotecnica risultano carenti e lontane dagli standard ICOM e ministeriali non garantendo un’adeguata conservazione preventiva dei manufatti.

L’importante obiettivo della conservazione preventiva è compromesso anche dall’uso di vetrine non sigillate e non dotate di rivelatore UR entrambi strumenti indispensabili per la salvaguardia di quei manufatti come le stoffe, il legno e i metalli che sono soggetti a modificazioni fisiche e chimiche se sottoposti a sbalzi termici e ad alte temperature.

Inoltre, è da segnalare la necessità di fornire di un apparato didascalico la sezione folklorica la cui assenza compromette la fruizione dei singoli oggetti esposti, alla quale si aggiunge la mancanza di una guida alle collezioni.

Le criticità gestionali del Museo rendese dovrebbero essere superate con l’istituzione della rete dei musei civici Pentamus Calabria, che si configura come la prima esperienza di gestione museale integrata in Calabria nata sulle istanze avanzate dai singoli musei, dunque costituita dal basso e attualmente in corso di costruzione. Il Protocollo d’Intesa, sottoscritto dai comuni di Taverna, Rende, Palmi, Cittanova e San Giovanni in Fiore, prevede la messa in rete di cinque musei civici, tra cui il Museo di Rende, con l’obiettivo di adeguare i metodi di gestione scientifica e amministrativa agli standard di funzionamento contenuti nell’Atto ministeriale del 20017.

La rete geografica Pentamus Calabria nasce, infatti, per ottenere una maggiore qualità dei servizi culturali offerti dai musei che, come stabilito dal Protocollo d’Intesa, per la loro gestione unitaria e coordinata godrebbero di un comitato scientifico costituito dai rispettivi direttori. Questa gestione associata, nelle intenzioni degli Enti locali proprietari dei musei, dovrebbe portare ad un incremento delle raccolte degli istituti museali messi a sistema; alla redazione di un catalogo collettivo di tutte le collezioni; alla realizzazione di mostre, di convegni, di attività didattiche che coinvolgano tutti e cinque i musei; all’elaborazione di guide cartacee e multimediali, scientifiche e divulgative, sulle collezioni; alla creazione di un sito web per la promozione e la valorizzazione della rete8. I vantaggi per i musei in rete sarebbero quindi molteplici, dall’adeguamento alle norme Icom e ministeriali, alla valorizzazione delle raccolte attraverso il loro collegamento culturale, alla condivisione di servizi.

L’istituzione della rete Pentamus Calabria è un’iniziativa in linea con la politica culturale dichiarata dalla Regione Calabria in materia di musei. In particolare la Regione sulla scorta della legge regionale 31/1995 (con la quale ha cercato di disciplinare sin dal 1995 il settore museale in ritardo rispetto alle altre Regioni) e attraverso il POR 2007/2013, Asse II, misura 2.2., l’Accordo di Programma Quadro 2003 con relativi Atti integrativi e l’Atto preliminare di definizione del Sistema museale regionale palesa l’intenzione di realizzare una rete di musei funzionali ed efficienti, che rispettino gli standard qualitativi tecnico-scientifici minimi stabiliti dal Codice deontologico Icom e dall’Atto di indirizzo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali9. Le carenze gestionali dei musei calabresi che entreranno a far parte del sistema museale, tra i quali si annoverano anche i musei Civici di Altomonte e Rende, secondo le intenzioni della Regione Calabria sarebbero destinate a sparire. La Regione, infatti, intende perseguire precisi obiettivi di qualità ad iniziare dall’adozione da parte di tutti i musei di un Regolamento e/o Statuto del museo, secondo lo schema tipo regionale redatto tenendo conto delle indicazioni fornite nell’Atto di indirizzo10.

Bisogna sottolineare che la ricognizione sul campo e l’analisi della normativa in vigore hanno dimostrato come questa politica culturale stenti a partire, evidenziando uno scollamento tra le reali condizioni dei musei calabresi e gli obiettivi prefissati nei programmi negoziati. La Regione Calabria ha cercato di disciplinare sin dal 1995 il settore museale con la Legge 31/1995 e ha tentato di intercettare finanziamenti europei con il Por 2000-2006, con lo scopo di migliorare la gestione scientifica dei musei presenti sul territorio, ma le norme e i programmi negoziati mal si adattavano alla realtà regionale calabrese molto attardata.

Né è servita la stipula nel 2003 dell’Accordo di Programma Quadro tra la Regione, il Ministero dell’Economia e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, né i relativi Atti integrativi dell’Accordo del 2005 e del 2006. In realtà, i finanziamenti ottenuti sono stati utilizzati in gran parte per interventi conservativi degli immobili in cui i musei sono allestiti e poco e nulla è stato fatto sia per l’adeguamento degli stessi ai nuovi standard di gestione approvati dal Ministero nel 2001, sia per l’attuazione del Sistema Museale Regionale di cui si era iniziato a parlare sin dalla Legge 31/1995.

Ancora oggi, quindi, il Sistema Museale Regionale non è stato istituito, né si è avviata una efficace politica che renda effettivo l’aggiornamento degli standard museali così come riscontrato dalla ricognizione diretta dei musei e dall’analisi effettuata dall’Istat negli anni 2007-2008 sulla gestione del patrimonio museale non statale italiano11. Gli studi Istat sui musei calabresi, e in particolare della Provincia di Cosenza, confermano i dati emersi dall’analisi condotta sul campo evidenziando che il 60-70% degli istituti museali cosentini è caratterizzato da assenza o scarsità di servizi per il pubblico e per gli studiosi, divario tra il patrimonio esposto e quello custodito nei depositi, insufficienza di cataloghi scientifici e materiali divulgati sulle collezioni, scarsità di regolamenti e carte dei servizi (presenti ad esempio nei soli musei di Rende e di San Giovanni in Fiore), assenza di adeguati impianti per la conservazione delle collezioni12.

In definitiva per la Calabria, come per altre Regioni italiane, si rileva un uso del termine ‘sistema museale’ nelle norme regionali e negli atti programmatori con l’obiettivo di migliorare la qualità del patrimonio museale del territorio ottimizzando gli investimenti finanziari, ma nella realtà non è possibile riscontrare l’esistenza di una aggregazione effettiva fra musei in termini di condivisione concreta di risorse umane e finanziarie, di cooperazione scientifica e di miglioramento funzionale di ciascun museo attraverso il rispetto degli standard ministeriali13.

 

IMMAGINI
1. Altomonte, Museo civico, paramenti sacri, XVIII secolo
2. Altomonte, Museo civico, sezione domenicana: Simone Martini, San Ladislao d'Ungheria, 1326
3. Altomonte, Museo civico, sezione domenicana
4.Rende, Museo civico, pinacoteca, sezione contemporanea
5. Rende, Museo civico, sezione folklorica, attrezzi per la filatura e la tessitura
6. Rende, Museo civico, sezione folklorica, sala della ceramica della Calabria Ultra

1. Musei in Calabria. Primo censimento regionale a cura di R. M. Cagliostro, Reggio Calabria 2006.

2. International Council of Museums, Statuto, art. 3, Vienna 24 agosto 2007.

3. L’offerta culturale della Provincia di Cosenza si compone di sessantasette musei fra statali, privati e di proprietà di enti locali, di cui tredici di arte sacra, dodici di archeologica, ventuno di etnografia e antropologia, quattordici di arte, uno di storia, uno di scienza e storia naturale, quattro specializzati e uno territoriale. Dei sessantasette musei, undici sono di proprietà privata, quattro di titolarità statale, tredici di proprietà ecclesiastica e ben trentanove di proprietà comunale, cfr. Musei in Calabria, cit.

4. Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei, approvato con D.M. 10/05/2001.

5. M.P. Di Dario, Il Museo di Santa Maria della Consolazione in Altomonte, Cava dei Tirreni 1984.

6. Sul Museo di Rende cfr. T.C.I. Guida d’Italia: Basilicata e Calabria, Milano 1980; O. Cavalcanti, Guida dei musei e delle raccolte pubbliche e private di Calabria, Roma 1984; Il Museo Civico di Rende, Roma 1998.

7. Protocollo d’Intesa tra Comune di Cittanova, Comune di Palmi, Comune di Rende, Comune di San Giovanni in Fiore, Comune di Taverna per la realizzazione di una rete geografica tra i Musei denominata Pentamus Calabria, approvato con D.G. C. Rende n. 347 28/12/2007.

8. Ibidem, art. 3.

9. Si veda a proposito della ricostruzione e dell’analisi della politica della Regione Calabria in materia di musei e sistemi museali dagli anni Settanta al 2006 lo studio effettuato dal gruppo di ricerca del laboratorio del LARTTE della Scuola Normale Superiore di Pisa, visionabile all’indirizzo http://sistemimuseali.sns.it. Per una riflessione sulle politiche per i musei delle Regioni italiane cfr. Regioni e musei: politiche per i sistemi museali dagli anni Settanta ad oggi, Atti del convegno Pisa, Scuola Normale Superiore 4 dicembre 2007 a cura di D. La Monica, E. Pellegrini, Pavona 2009.

L.R. n. 31 del 26 aprile 1995, Norme in materia di musei degli Enti Locali e di interesse locale; Programma Operativo Regione Calabria FESR 2007/2013, CCI n. 2007 IT 161 PO 008; Accordo di Programma Quadro. Beni ed Attività culturali per il territorio della Regione Calabria, 22 dicembre 2003; I° Atto Integrativo dell’Accordo di Programma Quadro in materia di Beni ed attività culturali, 29 dicembre 2005; II° Atto Integrativo dell’Accordo di Programma Quadro in materia di Beni Culturali, 31 luglio 2006; Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei, approvato con D.M. 10/05/2001; Codice di Deontologia Professionale dell’ICOM, approvato a Buenos Aires nel novembre 1986, successivi emendamenti sono stati apportati dall’Assemblea Generale di Barcellona nel luglio 2001 e dall’Assemblea Generale di Seul nell’ottobre 2004.

10. Peculiarità e obiettivi del sistema museale regionale sono stati definiti con la 26 aprile 1995, Norme in materia di musei degli Enti Locali e di interesse locale e con l’Atto preliminare di definizione del Sistema Museale Regionale, D. G. R. n. 216 del 23 aprile 2007.

11. I risultati dell’indagine effettuata dall’Istat nell’ambito del progetto “Informazione di contesto per le politiche integrate territoriali – INCIPIT” promosso dal Ministero dello sviluppo economico sul funzionamento dei musei italiani non statali sono consultabili all’indirizzo <www.istat.it/dati/dataset/20090721_00>.

12. Ibidem, cit.

t;span class="MsoFootnoteReference">13. Cfr. Regioni e musei, cit.

 
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