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Le cornici del video – Premessa

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di Sandra Lischi

Quante e quali sono le cornici del video? Quanti gli ambiti in cui si muove, fra eredità del cinema, arte contemporanea, musica, poesia, prosa, pittura e in fondo (o in cima a tutto) quello che chiamiamo "realtà"? Questa raccolta di testi indaga sui tanti "bordi", i confini incerti, i passaggi, ponendo innanzitutto il problema del video come scrittura: il rapporto con veri e propri testi (poetici, letterari) e paratesti, ma anche con le tessiture pittoriche e le partiture musicali.

"Le cornici del video" è un bel titolo. I giovani studiosi che hanno dato vita a questo numero di "Predella" sono tre dottorande in "Arti visive e dello spettacolo", Dipartimento di Storia delle Arti, Università di Pisa (Andreina Di Brino, Elena Marcheschi, Marta Silvi) e un perfezionando e una perfezionanda della Scuola Normale Superiore, Pisa (Sandro Morachioli in "Storia dell'Arte" e Silvia Moretti in "Letteratura italiana contemporanea"). Diverse provenienze, varie esperienze di studio in un settore di ricerca che a Pisa si è consolidato nel corso degli anni.
Hanno scelto un'espressione, "le cornici del video", che pone vari problemi, inquadra il tema lasciando però suggerire (e disegnando) un oltre. L'antico dialogo fra quello che è in campo e quello che è fuori campo, invisibile, a cui inevitabilmente l'immagine visibile allude.
E poi al plurale: cornici. Quante e quali sono le cornici del video? Quanti gli ambiti in cui si muove, fra eredità del cinema, arte contemporanea, musica, poesia, prosa, pittura e in fondo (o in cima a tutto) quello che chiamiamo "realtà"?
Questa raccolta di testi indaga sui tanti "bordi", i confini incerti, i passaggi, ponendo innanzitutto il problema del video come scrittura: il rapporto con veri e propri testi (poetici, letterari) e paratesti, ma anche con le tessiture pittoriche e le partiture musicali. E a loro volta queste scritture come riscritture di una tradizione consolidata o come eco e ri-creazione consapevole dei sovvertimenti linguistici delle avanguardie storiche, che come si sa con le cornici di tutti i tipi se la presero assai.
Ma le cornici sono anche quelle espositive, che accolgono e presentano le opere, con un'oscillazione dalla sala cinematografica alla mostra d'arte allo spazio provvisoriamente e felicemente allestito che dà spessore e vita a un lavoro.
E' noto che l'immagine elettronica per sua natura scardina l'idea di fotogramma e di "quadro", moltiplica internamente le cornici, può mettere assieme campo e controcampo, esce dal buio rendendo meno evidente lo stacco fra immagine sullo schermo e contesto di visione.
La cornice è lo schermo-prigione da cui scappa la danzatrice Lili Brik, il quadro che esplode o che viene scomposto in Greenaway, portando con sé schegge sparse della prospettiva rinascimentale e acquistando suono e spessore; è l'immobilità che acquista movimento nelle ultime opere di Bill Viola; è lo spazio architettonico che sembra liquefarsi, plasmato tattilmente dalla musica; è lo schema complesso in cui viene inscritta la video-pagina di Gary Hill in cui la parola smarrisce e si smarrisce.
Come una zattera, la cornice del video fatta di più cornici (dai molti significati, come il francese cadre e l'inglese frame) a sua volta fluttua e galleggia fra segnali che si muovono e si chiamano: mostre piccole o grandi, pubblicazioni, tracce sonore e luminose, proposte musicali, spazi creativi. Che incorniciano il video, lo accompagnano, ne tracciano altri percorsi. E che accompagnano noi lettori nella scoperta di un pensiero ormai maturo sulle arti elettroniche, sulla compresenza affollata, vivace, mossa, necessaria, di tanti schermi, di tanti quadri, di tante scritture contemporaneamente.
La cornice del resto è anche una soglia, un invito a oltre-passare.

 
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