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Home Indice e rubriche In mostra Burri / Fontana. Materia e spazio a Catania

Burri / Fontana. Materia e spazio a Catania

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15 novembre 2009 – 16 maggio 2010, a cura di Bruno Corà, Catania, Fondazione Puglisi Cosentino – Palazzo Valle; catalogo Silvana Editoriale

di Daniela Vasta

 

Nel risveglio d’interesse per l’arte contemporanea che la Sicilia fa registrare negli ultimi anni e nella rete di realtà pubbliche o private, grandi e piccole, che oggi ne costellano il territorio, la Fondazione Puglisi Cosentino di Catania sta svolgendo un’importante azione di animazione culturale: a Palazzo Valle ha appena chiuso i battenti la mostra Burri / Fontana. Materia e spazio, organizzata in collaborazione con la Fondazione Palazzo Albizzini - Collezione Burri di Città di Castello e con la Fondazione Lucio Fontana di Milano.

Nel neonato spazio espositivo catanese – un palazzo signorile settecentesco appena ristrutturato secondo i più avanzati criteri museali - Bruno Corà ha proposto l’accostamento puntuale dei due protagonisti del Novecento italiano, variamente riconducibili alla temperie internazionale dell’Informale, messi a confronto e per così dire fatti “reagire” in una chimica dai risultati suggestivi.

Da una parte Alberto Burri, il maestro indiscusso della materia, colui che ha esplorato con passione e “liberato” le potenzialità espressive dei materiali, anche i più umili. In mostra capolavori appartenenti a tutti i principali “cicli”: i lucidi catrami, i gobbi dalla scultorea tridimensionalità, i sacchi sdruciti e rattoppati, i metalli e i legni feriti dal fuoco, le rugose plastiche forgiate dalla fiamma, i cellotex dalla superficie scabra, ora impreziosita dalla foglia d’oro, ora illuminata da qualche raro brano di colore. E naturalmente i cretti, declinati nel piccolo formato come su scala ambientale: una sala ospita una serie fotografica che ripercorre la realizzazione del colossale Cretto di Gibellina (Trapani), steso come un bianco sudario sulle rovine della città terremotata - a questo proposito sottoscriviamo in pieno l’appello di Corà, che la mostra catanese possa servire a promuovere finalmente il definitivo completamento dell’opera d’arte più grande d’Italia. È stata esposta anche la serie completa dei bozzetti della tarda serie Il viaggio (1970-1980) e un’interessante antologia dell’opera grafica.

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Dall’altro lato l’italo-argentino Lucio Fontana, di cui si ricostruisce l’intera parabola artistica, dagli esordi naturalistici, legati a quella tradizione accademica nella quale si muoveva il padre, titolare di una fortunata bottega artigiana a Rosario di Santa Fe; quindi l’esplorazione delle esperienze astrattiste, conosciute a Milano; l’approdo infine alla poetica innovativa dello spazialismo, incentrata sulla definitiva violazione dello spazio rinascimentale. I concetti spaziali – nella loro varia fenomenologia – superano radicalmente la separazione fra le arti, ma soprattutto contraddicono l’idea di superficie pittorica quale finestra aperta su uno spazio prospettico illusorio, giacché l’apertura si concretizza, si fa verità, nel gesto estremo della effrazione del supporto - forato o tagliato o slabbrato. Estremamente interessanti anche i colorati Teatrini, i disegni e gli schizzi, le opere scultoree – tra cui tre sfere bronzee del ciclo Natura – e l’istallazione del grande Ambiente spaziale, in cui lo spazio è definito – o forse sarebbe meglio dire “decostruito” – da un enorme ghirigoro pensile di tubo al neon, ancorato al soffitto.

L’esposizione esalta i parallelismi e i mutui scambi fra i due artisti: nuovo è lo spazio di Burri che demolisce il concetto tradizionale e aulico di opera d’arte e supera la separazione fra le tecniche artistiche; più che evidente il giocoso sperimentalismo con cui Fontana ingaggia un confronto sempre aperto con la materia e il colore, sfruttandone le caratteristiche intrinseche.

Nonostante la recente moda delle mostre a due nomi, il confronto Burri/Fontana non è del tutto inedito. Anche se i due artisti sono anagraficamente separati da quasi una generazione, le loro biografie presentano precoci intersezioni: nel 1952 Fontana acquista alla Biennale di Venezia un disegno di Burri, Lo strappo: studio (Milano, Fondazione Fontana), che sembra confermargli le ricerche spaziali intraprese; nello stesso anno Burri è tra i firmatari del V Manifesto spaziale.

E già nel 1966 il Museum of Modern Art di New York proponeva una mostra itinerante che appaiava i due artisti promuovendoli sulla ribalta internazionale come le punte di diamante dell’avanguardia italiana: una proposta storico critica che, se certamente penalizzava altre forti personalità coeve, tuttavia trasceglieva, nel panorama artistico della penisola, le proposte linguistiche che sembravano più innovative.

Le prime importanti antologiche organizzate in Italia su Burri e Fontana portano la firma di Enrico Crispolti (Castello Spagnolo de L’Aquila, rispettivamente nel 1962 e nel 1963). La prima mostra “doppia” arriva tuttavia solo nel 1996 ed è allestita, proprio con la curatela di Corà, al Museo Pecci di Prato: nel catalogo – Burri e Fontana 1949-1968 – lo stesso Crispolti parla, anche se interrogativamente, di un asse Burri-Fontana, laddove i due negli anni Cinquanta configuravano un’area informale a decisa prevalenza materico-segnica, di presupposto antinaturalistico, e dunque di ben diversa matrice rispetto a quella padanica, individuata, ad esempio, da Morlotti, Moreni, Vacchi. La mostra pratese, che si concentrava su poco meno di un ventennio della produzione dei due artisti, non ambiva ad essere definitiva ma anzi auspicava l’apertura di un periodo di nuove ricerche.

Cosa che sembra essere accaduta, a giudicare dal numero di studi e di esposizioni che, nell’ultimo quindicennio, hanno approfondito la conoscenza dei due maestri, il cui ruolo di autentici pionieri risalta nel tempo con sempre maggiore evidenza, esigendo una collocazione più congrua delle loro personalità nel panorama internazionale.

Di grande interesse, allora, riproporli nuovamente congiunti, con un respiro cronologico amplissimo, che, nella mostra della Puglisi Cosentino, va dal 1947 al 1993. Il saggio introduttivo del catalogo, di Corà, ripercorre la produzione dei due artisti, mettendone in luce gli snodi cruciali, i punti di convergenza, l’originale “eccedenza” rispetto alla galassia, pur varia, dell’Informale; e spiega perché Burri e Fontana siano stati momenti del Novecento italiano che hanno avuto – al pari del Futurismo e della Metafisica – un respiro e un rilievo europei. I due protagonisti dell’esposizione sono accomunati soprattutto dalla fecondità delle loro idee, dal segnare in maniera non reversibile il Novecento quali iniziatori di percorsi sul cui tracciato stiamo ancora camminando.

 

IMMAGINI

1. Lucio Fontana, Concetto spaziale. Natura, 1959-60. Milano, Collezione Fontana

2. Alberto Burri, Sacco, 1952. Città di Castello (PG), Fondazione Burri

 
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