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Home Indice e rubriche Primitivi pisani fuori contesto Quindici anni di studi storico-artistici sul Medioevo pisano

Quindici anni di studi storico-artistici sul Medioevo pisano

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di Laura Fenelli

In queste pagine si prova a dar conto degli studi che, negli ultimi quindici anni, hanno avuto per tema principale la città e la sua arte nel periodo medievale, organizzando la bibliografia in base ad alcune linee guida privilegiate (la storia, la piazza dei Miracoli e i suoi monumenti, le chiese cittadine), da leggere in collegamento con i principali nuclei disciplinari, in particolare pittura, miniatura e scultura.

Tentare di tracciare un bilancio di quanto, in questi ultimi quindici anni, è stato scritto su Pisa, la storia della città e la sua produzione artistica, è, per varie ragioni, un’operazione complessa. La molteplicità dei contributi, la ricchezza delle ricerche, il panorama variegato degli approcci e delle linee di indagine rende difficile orientarsi nella folta massa di monografie, articoli, cataloghi di mostre e atti di convegni pubblicati, dal 1995 a oggi, sulla Pisa medievale.

In queste pagine proveremo a dar conto degli studi a nostro parere più significativi sulla città e la sua arte, organizzando la bibliografia in base ad alcuni assi di ricerca privilegiati (la storia, la piazza dei Miracoli e i suoi monumenti, le chiese cittadine), da leggere in collegamento con i principali nuclei disciplinari, in particolare pittura, miniatura e scultura.

lA sTORIA DELLA cITTà

Il tentativo storiografico di maggiore interesse, in questi anni, è stato quello di inserire la storia di Pisa e delle sue istituzioni nella più vasta rete degli scambi mediterranei: le vicende politiche, economiche, ecclesiastiche della città – di enorme rilievo per l’analisi della sua produzione artistica – sono state confrontate con più ampie dinamiche europee, e a riprova dell’interesse di questa pista di ricerca, che analizza Pisa come una potenza marittima e una metropoli culturale1, per citare il titolo di un recente contributo, moltissimi sono gli studi che si sono spinti in questa direzione. È la linea di ricerca impostata, ormai diversi anni orsono, da Marco Tangheroni, e proseguita con costanza e competenza dai suoi allievi. Basti qui citare i lavori che, dopo Medioevo tirrenico, del 19922, una densa raccolta di studi su sviluppi urbani e sistemi economici nel Duecento e Trecento, vedono la pubblicazione dei risultati delle ricerche della sua scuola, da Il mare la terra e il fuoco3, che affronta la problematica storia della Pisa altomedievale, pubblicando gli atti di un seminario organizzato nel 2003, fino alla raccolta offerta al maestro, a due anni dalla scomparsa4, organizzata intorno ai temi intorno ai quali lo studioso aveva costruito la sua identità di storico: il commercio medievale e le società urbane toscane, il Mediterraneo dal Ponente iberico al Levante latino, i rapporti tra Pisa e la Sardegna.

Notevole è stato anche l’interesse della scuola storica tedesca per le problematiche della Pisa mediterranea, ben leggibili sia nel già citato saggio di Mitterauer e Morrisey5, che analizzano il ruolo della città, ponte tra Oriente e Occidente nella rete internazionale delle città stato e delle repubbliche marinare, e il suo tentativo di proporsi, anche attraverso peculiari scelte di linguaggio artistico come nuova Roma, sia nel recente lavoro di Marc von der Höh6, che affronta il tema della città come spazio del ricordo e della memoria, con particolare riferimento al complesso della piazza dei Miracoli, e al sistema delle iscrizioni della facciata del Duomo.

In questo contesto è utile segnalare anche due opere dedicate a temi molto diversi, ma che in qualche modo rendono conto della ricchezza culturale pisana. Il catalogo della mostra Fibonacci tra arte e scienza7 allestita nell’ottocentesimo anniversario della pubblicazione del liber abaci di Fibonacci, indaga, in particolare attraverso i saggi di Redi e Milone, la vivacità dell’ambiente pisano nel XII e XIII secolo e il contesto della cosiddetta arabitas pisana. Dedicato a un tema molto specifico, ma utile per comprendere il ruolo della città come ponte verso l’Oriente, è invece l’articolo di Contadini Camber e Northover8, che cerca di far luce su uno dei pezzi più misteriosi e ricchi di suggestione della piazza dei Miracoli, il grifone, imponente statua in bronzo opera di artigiani islamici, di cui si analizzano le diverse ipotesi sulla provenienza, dall’Egitto o dalla Spagna, e la funzione, anche in confronto con il leone conservato oggi a New York.

In questo contesto va segnalato anche il catalogo Arte islamica. Presenze di cultura islamica nella Toscana costiera, redatto in occasione della mostra allestita al Museo di San Matteo nell’estate del 2005 e dedicata, attraverso l’esposizione di un gran numero di pezzi, ad approfondire i rapporti di Pisa con il mondo islamico, grazie all’analisi sia dei documenti arabi conservati presso l’Archivio di Stato, sia delle presenze islamiche nell’arte e nella ceramica cittadina.

Difficile invece inquadrare in un unico settore disciplinare la raccolta di saggi di Maria Laura Testi Cristiani Arte medievale a Pisa9, poderosa e coerente raccolta di studi, già pubblicati dall’autrice su riviste italiane e straniere e miscellanee, atti di congressi e seminari, per la prima volta riuniti in un’unica sede. I lavori della studiosa da decenni sono focalizzati a illuminare momenti salienti della storia dell’arte medievale in città, in cui filo d’Arianna sono percorsi e incontri che per vie di mare e di terra si intersecano a Pisa in un irripetibile e dinamico quadro di relazioni di civiltà e culture tra vicino Oriente e terre dell’Occidente europeo.

Dedicati a molteplici argomenti e sicuramente utili anche per lo storico dell’arte, sono i saggi di Maria Luisa Ceccarelli Lemut10, una raccolta di studi dedicati dall’autrice alla storia della chiesa pisana, delle famiglie e delle istituzioni del territorio, di Alma Poloni11, sulla fase rivoluzionaria del Comune, e di Mauro Ronzani12, sulla rapida e profonda mutazione dell’assetto politico e ecclesiastico cittadino, studiato nelle sue relazioni con papato e impero.

Una menzione merita anche la poderosa opera di Antonella Ghignoli e Silio Scalfati, che hanno pubblicato, nel 200613, le carte del fondo arcivescovile dell’archivio diocesano di Pisa: la monumentale edizione sarà certo strumento prezioso anche per gli storici dell’arte che si occupano della storia della città tra VIII e XIII secolo.

La piazza del Duomo e i suoi edifici

Non stupisce constatare come in questi ultimi anni non sia venuta meno l’attenzione dei critici verso lo straordinario complesso costituito dalla piazza del Duomo e dai suoi edifici, la Cattedrale, il Battistero, il Camposanto, la Torre, analizzati sia nei loro dettagli artistici e architettonici, sia nelle loro reciproche relazioni.

Sicuramente preziosissima per il bilancio storiografico, la ricchezza delle informazioni, la foltissima documentazione fotografica è la raccolta pubblicata nel 1995 a cura di Adriano Peroni14 e di una vasta schiera di collaboratori, nella collana dei Mirabilia Italiae della Panini. L’opera, in tre volumi, contiene saggi di Alberto Ambrosini, Clara Baracchini, Claudio Casini, Roberto Coroneo, Antonio Milone, Cinzia Nenci, Roberto Paolo Novello, Salvatore Settis e Giovanna Tedeschi Grisanti: utilissima è la precisa schedatura del materiale pittorico, scultoreo, architettonico del complesso della cattedrale, che comprende anche i pezzi sostituiti da copie e musealizzati. Le schede dell’interno e dell’esterno, assai dettagliate, rimandano con precisione ai due volumi dell’atlante, in cui è pubblicata l’estensiva campagna fotografica, realizzata in vista della pubblicazione, corredata da rilievi e fotogrammetria.

È utile segnalare anche alcuni degli altri contributi che, negli anni successivi alla vasta opera della Panini, Peroni ha dedicato alla cattedrale e ad alcune sue specifiche problematiche: nel 199915 lo studioso è tornato sul tema del portale maggiore del Duomo, a partire dalla complessa rielaborazione dell’edificio dopo l’incendio del 1595, che ha modificato l’assetto dell’entrata principale e ipotizza una ricostruzione della conformazione originaria in base allo sviluppo attuale dei due portali laterali. Assai interessanti sono le osservazioni sull’intenzionale specularità tra il portale del Battistero e il portale del Duomo e tra quest’ultimo e la porta di San Ranieri sul lato est, di cui ancora si conservano, musealizzati, i battenti bronzei di Bonanno. In questa analisi, il portale centrale viene così inserito nello svolgimento di un programma iconografico ed epigrafico di notevole complessità, a cui forse vanno riferiti anche frammenti lapidei di difficile ricostruzione, come la statua di Davide citaredo, oggi conservata al Museo dell’Opera del Duomo dove è giunta dopo una complessa vicenda storico-critica.

L’autore è nuovamente ritornato sul tema nel 200116 con nuove riflessioni sui portali pisani alla luce di recenti indagini che hanno permesso di precisarne l’originaria fisionomia, lo stato di conservazione e la relazione tra le rispettive porte.

È invece dedicato alla fisionomia interna dell’edificio il recente contributo negli atti del Convegno di Parma17, contributo che contiene una dettagliata e per molti versi innovativa analisi dei rapporti tra la liturgia, anche regionale, il programma politico e la struttura architettonica della Cattedrale. Assai interessanti sono soprattutto le osservazioni sul programma generale dell’edificio, dichiarato attraverso le iscrizioni in facciata, che esplicitano la relazione tra i successi della potente città marinara e la decisione di rinnovare la cattedrale, celebrando il ruolo del vescovo Guido di Pavia e dell’architetto Buscheto con una solennità che non ha riscontri in tutta la storia dell’architettura.

Su tematiche analoghe era intervenuto, nel 197718, anche Max Seidel: il suo contributo figura ora nella raccolta di saggi dell’autore pubblicata dall’editore Marsilio, sia in italiano sia in inglese19, ed è un saggio ancora attualissimo, che analizza l’iconografia della facciata, la complessa macchina delle sue iscrizioni, lo stratificato rapporto testo/immagine in relazione al momento storico in cui l’edificio fu costruito, caratterizzato dalle mire espansionistiche di Pisa sulla Sardegna.

Di impianto più generale, e sicuramente meno critici nella loro impostazione, sono i due volumi di Fabio Redi, Pisa il duomo e la piazza20, e di Piero Pierotti e Laura Benassi, Deotisalvi. L’architetto pisano del secolo d’oro21.

Il primo, corredato dalle suggestive fotografie di Carlo Cantini, analizza la situazione statica e idrogeografica della piazza (fornendo le ragioni della pendenza della torre) e l’ininterrotta storia degli insediamenti, dagli Etruschi alla cattedrale gotica, fino alle due grandi catastrofi moderne, l’incendio del 1595 e il bombardamento del 1944. Il secondo, organizzato purtroppo senza note a piè pagina e corredato soltanto da un bilancio critico alla fine di ogni capitolo, è invece dedicato più in generale all’idea della piazza, di Busketo e poi di Deotisalvi, al tentativo, dispiegato con molteplici mezzi, di evocare Gerusalemme e il Santo Sepolcro, soprattutto nella struttura del Battistero, e infine alla capacità del sito di diventare un polo di irradiazione culturale, attraverso la fitta rete di relazioni politiche e commerciali della città.

A fronte di questa ricchezza di contributi sulla cattedrale e la piazza, stupisce invece la mancanza di riflessioni storico artistiche sul campanile, forse gravato dall’essere diventato, suo malgrado, icona turistica più che monumento da indagare criticamente. Si segnala, soltanto, La torre di Pisa. Viaggio fotografico e storico a cura di Antonino Caleca22, a cui è affidata la parte filologica e l’analisi stilistica della torre, e corredato da un saggio di Lorenzo Carletti, che pubblica un utile regesto delle fonti antiche e moderne sull’edificio accompagnato da un’analisi dei topoi ricorrenti nella sua descrizione e da una ricca – anche se forse troppo suggestiva – documentazione fotografica.

Un discorso a parte va fatto per il Camposanto, che ha visto un fiorire ininterrotto di studi, dedicati soprattutto alla sua decorazione pittorica e al rapporto degli affreschi trecenteschi con la predicazione domenicana. Nel 2003 è stata pubblicata un’edizione aggiornata e ampliata di quello che resta ancor’oggi il testo chiave sugli affreschi di Buffalmacco23: con il saggio del 1974, che associò per la prima volta un corpus di opere sicure al celebre pittore burlone del Decameron, Bellosi segnò un punto, anche metodologicamente, innovativo nel campo della storia dello stile e della rilettura delle fonti storiche, stravolgendo una cronologia che sembrava assodata e invertendo il rapporto causa-effetto e la relazione testo-immagine con il Decamerone. Ripubblicare in anni recenti questo celebre saggio significa tornare a riflettere, anche alla luce di nuovi studi, puntualmente segnalati nella bibliografia, su questo momento cruciale della pittura a Pisa.

Volume collaborativo, frutto della sinergia di diversi studiosi e delle loro differenti competenze è Il camposanto di Pisa24, in cui, dopo un’introduzione di Castelnuovo, Caleca si dedica alla storia della costruzione e della decorazione del cimitero monumentale, dando ampio spazio soprattutto ai cicli pittorici, Dalli Regoli e Paola Richetti analizzano l’arredo scultoreo, mentre Ronzani ricostruisce gli aspetti giuridici e istituzionali del sito. Ampio spazio è dedicato anche, nei saggi di Ciardi e Donati e Casini, agli altri aspetti del luogo, che è insieme chiesa, cimitero, museo, prezioso contenitore di sarcofagi, galleria con collezione di sculture e di antichità.

Da segnalare è inoltre il contributo di Ronzani, Un’idea trecentesca di cimitero25, che tenta di rispondere ad alcune domande essenziali sulla funzione del Camposanto agli inizi del Trecento, la cronologia della costruzione e le sue motivazioni, giungendo, attraverso nuove letture della documentazione, ad nuove conclusioni, quasi provocatorie nella loro capacità di smontare idee consolidate.

Importante è anche la monografia di Friederike Wille26 che torna sugli affreschi del Trionfo della morte, e in particolare sul problema della datazione e dell’attribuzione, ma regala anche uno sguardo più ampio sul Camposanto, la sua funzione, il suo aspetto, il suo programma iconografico, inquadrandolo nella storia cittadina alla metà del XIV secolo, con lo scontro tra guelfi e ghibellini. Assai interessante, perché poco trattato negli studi italiani, è soprattutto l’ultimo capitolo, dedicato al tema della recezione dell’allegoria pisana in ambito fiorentino e più in generale toscano.

Una buona sintesi, che si rifà alle pubblicazioni più recenti sul tema, si legge anche in un breve contributo di Castelnuovo27 che, partendo dalla storiografia artistica sull’affresco del Trionfo della morte, descrive la storia della campagna decorativa degli ambienti ed effettua una precisa lettura iconografica, ritornando anche sulla tesi del Bellosi circa la datazione dei dipinti murali.

Sicuramente legato agli affreschi del Camposanto e utile per comprenderne il vasto programma è anche il volume di Lina Bolzoni, di recente ristampato, dedicato alla predicazione in volgare e ai suoi rapporti con le immagini28 Il primo capitolo è di particolare interesse per lo studio delle pitture pisane, nei loro rapporti con la predicazione domenicana, ma certo tutto il volume è ricco di spunti, soprattutto nel tentativo di collegare tra loro, in una «rete di immagini», le allegorie, gli alberi e altri schemi mentali.

Un’ultima opera che ha ricevuto recentemente grande attenzione, sempre parte dello straordinario complesso della Piazza dei Miracoli è la porta di San Ranieri, capolavoro di Bonanno Pisano, proveniente dal Duomo e ora conservata presso il Museo dell’Opera. Nel 1999 sono infatti stati pubblicati gli atti di un convegno internazionale di studi sulle porte bronzee europee organizzato nel 1993 dall’Opera della Primaziale pisana29: l’edizione, in onore di Melczer, autore nel 1988 di una monumentale monografia30, deceduto prima che il libro vedesse la luce, affronta, a partire dal caso cittadino, svariate problematiche relative alla decorazione bronzea degli ingressi, dai problemi di tutela, conservazione e restauro, alla relazione con altre opere analoghe, come quelle Novgorood, Gniezno, Augusta, Benevento, fino alle tematiche più specifiche legate alla tecnologia del bronzo e alle tecniche di fusione. In questo contesto va ricordato anche il contributo di Milone31, specificatamente dedicato a Bonanno, proprio a partire dall’iscrizione, con la firma, contenuta nella porta di San Ranieri.

 

Le chiese di Pisa

Con un’attenzione così ampia dedicata all’area della piazza del Duomo, è facile immaginare come non siano stati così numerosi i contributi consacrati alle altre chiese pisane. Si segnalano, soltanto, i due saggi su Santa Maria della Spina, scrigno gotico dalle complesse vicende conservative: il volume di Mariagiulia Burresi32, che tenta di risolvere o quantomeno di impostare con maggiore chiarezza i problemi sottesi all’individuazione delle fasi edilizie della chiesa sulla base dei pochi documenti rimasti e affianca il lavoro storico a un’inedita e puntuale campagna fotografica, e il complesso articolo di Julius Polzer33, che, lasciando numerose questioni aperte, dimostra come in questo campo molto sia ancora da indagare.

Significativa è anche l’attenzione dedicata alla chiesa di San Pietro a Grado, interessantissimo complesso stratificato nei secoli, sorto in un luogo di antica devozione petrina. Il volume Nel segno di Pietro, raccoglie, a cura di Maria Luisa Ceccarelli e Stefano Sodi34 gli atti di un convegno tenutosi nel 2000 in cui furono analizzati gli aspetti storici della vicenda medievale della basilica e i suoi elementi storico artistici con un preciso inventario di tutto il materiale lapideo, e un interessante excursus sui bacini islamici e il loro utilizzo, assai comune a Pisa, come elementi decorativi nelle facciate delle chiese medievali. Purtroppo assai poco è stato scritto sullo splendido ciclo affrescato che ricopre tutta la navata, che attende ancora, inspiegabilmente, uno studio rigoroso.

Strumento utilissimo per conoscere le altre chiese cittadine è invece l’opera Chiese di Pisa: guida alla conoscenza del patrimonio artistico35 a cura di Maria Luisa Ceccarelli Lemut, Stefano Renzoni e Stefano Sodi, giunta nel 2001 alla terza edizione riveduta e corretta, dopo le prime del 1991 e del 1999 e ormai da considerarsi un classico della storiografia locale. Organizzato in schede rigorose e piane, offre una rassegna estremamente completa e scientificamente verificata di quello che si può ancora trovare nelle chiese cittadine, con ampia disamina anche del patrimonio disperso, ed è prezioso strumento di consultazione e studio a vari livelli di ricerca. L’opera presenta infatti per ogni edificio una bibliografia aggiornata, insieme a una descrizione minuziosa degli oggetti d’arte e delle vicende architettoniche.

Molto interessante è anche la collana Il tempo della tutela che ha visto la luce nel 2006 per iniziativa di Clara Baracchini e Donata Levi e conta oggi tre pubblicazioni36, tutte dedicate a interventi di approfondimento sul patrimonio artistico locale, con una particolare attenzione alle storie conservative, alla vicenda degli interventi subiti, ai modi di gestione e di fruizione, in un’ottica che coniuga lo studio del passato con la riflessione sul presente. La collana, che è frutto della stretta collaborazione tra l’Università e la Soprintendenza, è testimonianza di una proficua ricerca comune che si è estesa anche alla creazione di un sistema per la schedatura informatica della documentazione sulla tutela (progetto Aristos). In particolare il volume di Elena Franchi, Arte in assetto di guerra, presenta un’utilissima documentazione fotografica inedita che testimonia gli interventi di protezione messi in atto durante la guerra, insieme alle opere di immediata tutela eseguite in città dopo i terribili danni bellici subiti il 27 luglio del 1944, quando un colpo di artiglieria devastò il Camposanto monumentale.

Pittura e miniatura a Pisa tra Duecento e Trecento

La storia della pittura pisana deve molto ai lavori di Enzo Carli: non è quindi un caso che la nostra breve rassegna parta proprio dal suo saggio del 199437, edizione aggiornata, ma purtroppo anche più sintetica dei tre volumi che tra 1958 e 1961, furono dedicati alla pittura pisana due e trecentesca. Il saggio, sorta di rimeditazione sui temi cari allo studioso alla luce della bibliografia recente, è dedicato però non più alla pittura pisana ma alla pittura a Pisa: distinzione sottile, ma densa di significato, che permette di abbracciare anche numerose opere di artisti forestieri operanti in città. Spiace solo la bassa qualità della fotografie pubblicate, riedizioni delle foto Panini degli anni Sessanta, quasi tutte in bianco e nero.

Venendo a date più recenti, Mariagiulia Burresi, con Antonino Caleca, ha curato sia Affreschi medievali a Pisa, uscito nel 200338, utile strumento sulla pittura murale cittadina, con la pubblicazione di molte foto di inediti, sia l’utilissimo Inventario dei beni artistici nel Compartimento di Pisa, di recente pubblicazione39, che permette di leggere un censimento delle opere d’arte affidato al pittore Marianini, direttore dell’Accademia delle Belle Arti di Pisa negli anni sessanta dell’Ottocento, sorta di inizio del moderno sistema di tutela, con dati sulle opere, la tecnica esecutiva, le misure, gli autori, le datazioni, le iscrizioni, assai prezioso anche per ricostruire le collocazioni originarie di opere poi spostate in collezioni pubbliche e private. Sempre alla stessa autrice si deve anche un saggio sulle collezioni d'arte pubbliche a Pisa fra Settecento e Novecento40, assai interessante per tracciare spostamenti di opere e per studiare la fortuna dei primitivi pisani, un tema di storiografia artistica su cui in anni recenti si è dilungato anche Milone41, dedicando un saggio al fenomeno della riscoperta dell’arte medievale in città.

Tornando alle opere e alla loro storia, vanno segnalati i lavori di Michele Bacci, da anni attento indagatore delle relazioni artistiche della città con il mondo bizantino: tra la sua ricchissima produzione si segnala, per ricchezza e completezza, il saggio Pisa bizantina42, dedicato alla rete di rapporti di Pisa con l’Oriente e alla presenza in città di artisti che lavorano alla greca. La grande familiarità con il modello dell’icona, secondo una tradizione che è viva anche prima della quarta crociata grazie alla rete di scambi commerciali con il levante mediterraneo, delinea a Pisa un panorama artistico, per tutto il Duecento, assai legato a Costantinopoli, secondo pratiche artistiche e devozionali che sono evidenti anche grazie alla lettura di testi agiografici, in cui è possibile notare, in controluce, fenomeni di culto ‘orientali’.

Un discorso a parte va fatto per la grande mostra che nel 2005 è stata dedicata a Cimabue, mostra che ha lasciato il segno, anche per le vivaci polemiche che l’hanno accompagnata. L’esposizione allestita al Museo di San Matteo, intendeva ricordare non solo il maestro di Giotto, attivo in città, ma tutti gli artisti che ‘rinnovarono’ l’arte occidentale basandosi sulla grande tradizione bizantina, e fu occasione di prestiti importanti e significative ricomposizioni (basti pensare al dittico di Cimabue, oggi diviso tra la National Gallery di Londra e la Frick Collection di New York), per un totale di un centinaio di opere di pittura, scultura, oreficeria e ceramica capaci di offrire agli studiosi che la visitarono un panorama eccezionalmente completo della produzione artistica del Duecento pisano. Purtroppo però il catalogo43, come è stato lamentato in più sedi, per varie ragioni non si è rivelato all’altezza dell’esposizione: il comprensibile desiderio di dare un nome a opere che ne sono prive ha condotto spesso a decifrazioni azzardate delle frammentarie iscrizioni rimaste, come nel caso, emblematico, di Michele di Baldovino, e le schede, poco informate e poco informative, si presentano accompagnate da una bibliografia quasi stenografica, in cui non si discutono e non si motivano attribuzioni spesso azzardate. Le feroci critiche mosse al testo tuttavia sono state l’occasione per ripensare in modo critico il Duecento pisano: basti qui citare, per esempio, il densissimo articolo apparso, nel 2006, a più mani, su «Arte Cristiana»44, contributo che è sicuramente riduttivo chiamare recensione, per la quantità e la qualità delle tematiche affrontate.

Meno densa, forse, è la bibliografia sulla Pisa trecentesca, a parte il caso, già affrontato, delle pitture murali del Camposanto: si segnalano in questa sede due lavori di Linda Pisani. Nel primo, dedicato a Francesco Traini45, pittore a capo della più fiorente bottega cittadina nella prima metà del Trecento, si ricostruisce, grazie a un’indagine stilistica e un lavoro filologico sulle fonti e le antiche descrizioni, in particolare quella di un erudito che scrive alla fine del Settecento, un polittico proveniente dal monastero benedettino di Pugnano. In questa occasione sono stati ritrovati dall’autrice alcuni elementi, già parte dello stesso complesso, da collegare alla Sant’Anna (oggi a Princeton, University Art Gallery): due cuspidi conservate nei depositi del National Museum di Stoccolma, raffiguranti San Benedetto e San Michele arcangelo e due fra le tavole laterali (un San Paolo al Museo di Nancy e un San Gregorio Magno in collezione privata).

Dedicato a episodi della pittura pisana del primo Quattrocento è invece il secondo contributo, pubblicato nella miscellanea Intorno a Lorenzo Monaco, in cui si ricostruisce, sulla scorta del resoconto vasariano, la presenza di alcuni artisti forestieri a Pisa: Lorenzo Monaco, che nel 1415 dipinge la tavola ancor oggi nella chiesa pisana di Sant’Ermete, Francesco d’Antonio, autore di un polittico per la chiesa di San Domenico, Alvaro di Pietro ed anche il pistoiese Antonio di Vita, autore di un ciclo di affreschi già nel capitolo del convento agostiniano di San Nicola.

Anche Serena Romano46, riprendendo un articolo del 1993 di Polzer47, si è dedicata a indagare un dipinto trecentesco, la tavola con Il trionfo di San Tommaso della chiesa di Santa Caterina, studiandone il complesso programma figurativo, suggerito all’osservatore tramite sistemi di associazione mentale, esempio, raro quanto impressionante, della capacità dei domenicani di usare e combinare tra loro elementi assai raffinati di cultura visuale.

È utile segnalare anche il saggio di Chiara Balbarini48 dedicato alla miniatura pisana che analizza la ricca produzione di codici miniati appartenenti all’orbita di Francesco Traini, chiarendo il ruolo di primo piano che il maestro ebbe nel panorama artistico toscano grazie all’elaborazione di un linguaggio che può definirsi una rilettura combinata di quello, ampiamente divulgato, di Giotto e Simone Martini e Lippo Memmi.

Dedicato alla committenza – e con un taglio cronologico necessariamente spostato in avanti, con ampi squarci sulla pittura quattrocentesca – è invece il volume di Ann M. Roberts49, sul monastero di clausura femminile di San Domenico a Pisa e la figura di Chiara Gambacorti, che rese il convento pisano un centro di diffusione del movimento dell'Osservanza.

Scultura a Pisa tra Duecento e Trecento

La bibliografia sulla scultura medievale pisana è assai vasta: come è facile immaginare un posto assai ampio, in questa produzione, è occupato da saggi, articoli, monografie sui pulpiti della Cattedrale e del Battistero e sull’attività di Guglielmo e dei Pisano.

Assai interessanti sono i due contributi usciti in questi anni sul primo pulpito della cattedrale, trasferito da Pisa a Cagliari negli anni del profondo rimaneggiamento dell’interno del Duomo. Il primo50, versione scritta di una conferenza pronunciata l’8 marzo 1996 e leggermente rimaneggiata con l’aggiunta di note e bibliografia, propone una nuova ricostruzione dello stato originario della tribuna, affiancandola a un dossier storico sul monumento in cui viene ricostruito il corpus di opere attribuibili a Guglielmo; alla presentazione monografica dell’artista fa seguito un contributo sulla funzione della tribuna nella chiesa medievale. Complessa, ma condotta con pertinenza, è l’analisi del dossier archeologico del monumento: senza entrare nei dettagli delle diverse ipotesi formulate, è interessante sottolineare come l’Autrice non si limiti ai dati strettamente materiali, ma tenti una ricostruzione dell’opera fondata sull’organizzazione del programma iconografico, individuando delle sequenze narrative che facciano muovere l’occhio dello spettatore dall’alto verso il basso secondo percorsi stabiliti dalla sequenza delle storie dell’infanzia di Cristo e della Passione.

In anni recentissimi è tornato sull’argomento anche Guido Tigler, con due articoli pubblicati su «Commentari d'arte»51. Lo storico dell’arte propone una nuova ricostruzione dell’opera, a partire dal fatto che, a suo parere, le giunture delle lastre non sono attendibili e non possono essere usate come prova di originari assetti per i traumi subiti nel 1310-1312, quando il pulpito venne trasferito da Pisa a Cagliari e poi nel 1670 quando fu nuovamente smembrato e ricomposto in diversa forma. L’autore parte da un confronto con altri pulpiti toscani influenzati da quello di Guglielmo e meglio conservati, per poi analizzare dettagliatamente i pezzi del pergamo e le sue iscrizioni, senza tralasciare una precisa disamina della terminologia legata al vocabolo pergum che si legge nell’epitaffio di maestro Guglielmo. La ricostruzione finale segna sicuramente un punto chiave negli studi sul monumento, anche perché analizza criticamente tutte le precedenti ipotesi formulate negli anni.

Non stupisce che anche la bibliografia su Nicola e Giovanni sia stata, negli ultimi quindici anni, particolarmente ricca. Denso di informazioni è il volume di A. F. Moskowitz, Nicola & Giovanni Pisano: The Pulpits52, che ricostruisce, in modo ampio e dettagliato, la produzione di entrambi gli scultori (occupandosi, ovviamente, come indica il titolo, anche di Siena e di Pistoia). Molto interessante è il tentativo, fatto dall’autrice, di superare una mera analisi stilistica dei pezzi, per dedicarsi a una più generale ricostruzione del contesto in cui erano inseriti, che include digressioni sulla predicazione in volgare, la pratica della preghiera, la celebrazione dei misteri sacri e di tutta una serie di cerimonie para-liturgiche. Queste tematiche erano già state affrontate anche nell’importante contributo di Max Seidel53, che, uscito nel 1993 in tedesco54, è stato recentemente ristampato in italiano. Il testo affronta il tema della nuova tipologia dei pulpiti dei Pisano come struttura autonoma, provando a dare risposte convincenti sul rapporto forma/funzione e indagando il ruolo delle strutture nelle cerimonie religiose ma anche civiche, come parte di una complessa mise en scene.

Più specificatamente dedicato a Giovanni Pisano, considerato il prototipo dell’artista moderno, con le sue pratiche quasi imprenditoriali di bottega, è il contributo di Roberto Paolo Novello55, che recentemente ha dedicato al pergamo del duomo anche un piccolo volume, uscito con la Panini56.

A un altro pulpito, smembrato come quello di Gugliemo e ancora in attesa di una ricomposizione, è invece dedicato il saggio di Elisa Carrara e Mario Noferi57, autori di un’indagine storica, archivistica, iconografica sul pergamo scolpito tra 1301 e 1304 per la chiesa di San Michele di Pisa, oggi quasi tutto conservato al museo di San Matteo e dovuto a Lupo di Francesco (documentato dal 1299 al 1336) uno dei più originali seguaci di Giovanni Pisano e capo di una fiorente bottega, attiva anche a Barcellona, su cui si vedano le ricostruzioni di Silvio Masignani58.

Studio monografico sull’artista, frutto di anni di ricerche, è il volume di Francesca Baldelli59, con un’appendice documentaria a cura di Cristiano Carmi e Stefano Felicetti, dedicato a Tino di Camaino, autore a Pisa del monumento funebre per Arrigo VII, originariamente nella Cattedrale, e ora al Museo dell’Opera del Duomo. A 70 anni dall’unico altro studio sull’artista, il volume, sontuosamente illustrato, presenta un attento bilancio critico, e, insieme, una puntuale rassegna storiografica, per poi seguire il percorso biografico e la produzione artistica di Tino.

A conclusione di questa rassegna, pare utile segnalare il catalogo della mostra Sacre passioni a cura di Mariagiulia Burresi60, tenutasi tra il 2000 e il 2001 nei locali del museo di San Matteo: l’esposizione, dedicata alla scultura lignea, ha indagato, con insolite prospettive e la presentazione di molti inediti, opere provenienti dall’area pisana, affiancando l’indagine stilistica e monografica su alcuni artisti (come il caso di Andrea Pisano, studiato da Castelnuovo) a una riflessione sulle sacre rappresentazioni e la longevità delle pratiche devozionali legate alla produzione lignea.

 

1 M. Mitterauer, J. Morrisey, Pisa: Seemacht und Kulturmetropole, Essen 2007.

2 M. Tangheroni, Medioevo tirrenico: Sardegna, Toscana e Pisa, Ospedaletto (Pisa) 1992.

3 Il mare la terra e il ferro, Ricerche su Pisa medievale (secoli VII-XIII), a cura di G. Berti, C. Renzi Rizzo, M. Tangheroni, Ospedaletto (Pisa) 2004.

4 Per Marco Tangheroni: studi su Pisa e sul Mediterraneo medievale offerti dai suoi ultimi allievi, a cura di C. Iannella, Pisa 2006.

5 M. Mitterauer, J. Morrisey, Pisa: Seemacht und Kulturmetropole, Essen 2007.

6 M. von der Höh, Erinnerungskultur und frühe Kommune: Formen und Funktionen des Umgangs mit der Vergangenheit im hochmittelalterlichen Pisa (1050-1150), Berlin 2006.

7 Fibonacci tra arte e scienza, a cura di L.A. Radicati di Brozolo, Cinisello Balsamo (Milano) 2002.

8 A. Contadini, R. Camber, P. Northover, Beasts That Roared: The Pisa Griffin And The New York Lion, in Cairo to Kabul - Afghan and Islamic Studies presented to Ralph Pinder-Wilson, a cura di W. Ball, L. Harrow, London 2002, pp. 65-83.

9 M.L. Testi Cristiani, Arte medievale a Pisa: tra Oriente e Occidente, Roma 2005.

10 M.L. Ceccarelli Lemut, Medioevo pisano. Chiesa famiglia e territorio, Ospedaletto (Pisa) 2005.

11 A. Poloni, Trasformazioni della società e mutamenti delle forme politiche in un comune italiano: il popolo a Pisa (1220-1330), Pisa 2004.

12 M. Ronzani, Chiesa e “civitas” di Pisa nella seconda metà del secolo XI: dall’avvento del vescovo Guido all’elezione di Daiberto a metropolita di Corsica (1060-1092), Pisa 1997.

13 Carte dell'Archivio Arcivescovile di Pisa: fondo arcivescovile, vol. I a cura di A. Ghignoli, voll. II-III a cura di S. Scalfati, Ospedaletto (Pisa) 2006.

14 Il Duomo di Pisa, a cura di A. Peroni, 3 voll., Modena 1995

15 A. Peroni, Il portale maggiore del duomo di Pisa, in Arte d’Occidente: temi e metodi, a cura di A. Cadei et al., Roma 1999, pp. 445-457.

16 A. Peroni, Portali e porte nel Duomo e nel Battistero di Pisa, in Opere e giorni: studi su mille anni di arte europea dedicati a Max Seidel, a cura di K. Bergdolt, G. Bonsanti, Venezia 2001, pp. 59-66.

17 A. Peroni, Funzionalità architettonica, configurazione e arredo dell'area liturgica: il caso del Duomo di Pisa, in Medioevo: la chiesa e il palazzo, atti del convegno (Parma 2006), Milano 2007, pp. 369-383.

18 M. Seidel, Dombau, Kreuzzugsidee und Expansionspolitik: zur Ikonographie der Pisaner Kathedralbauten, «Frühmittelalterliche Studien», XI, 1977, pp. 340-369.

19 M. Seidel, Costruire una cattedrale al tempo dei Crociati: sull’iconografia del complesso architettonico della Primaziale di Pisa, in M. Seidel Arte italiana del Medioevo e del Rinascimento, II, Venezia 2003, pp. 49-70; M. Seidel, Building a cathedral at the time of the crusades: on the iconography of the architectural complex of the “Primaziale” of Pisa, in M. Seidel, Italian art of the Middle Ages and the Renaissance, II, Venezia 2005, pp. 49-70.

20 F. Redi, Pisa. Il Duomo e la Piazza, Milano 1996.

21 P. Pierotti, L. Benassi, Deotisalvi: l’architetto pisano del secolo d’oro, Ospedaletto (Pisa) 2001

22 A. Caleca, La torre di Pisa: viaggio fotografico e storico–The leaning tower of Pisa: a photographic and historical journey, Ospedaletto (Pisa) 2002.

23 L. Bellosi, Buffalmacco e il trionfo della morte, Milano 2003.

24 Il Camposanto di Pisa, a cura di C. Baracchini, E. Castelnuovo, Torino 1996.

25 M. Ronzani Un’idea trecentesca di cimitero : la costruzione e l'uso del Camposanto nella Pisa del secolo XIV, Pisa 2005.

26 F. Wille, Die Todesallegorie im Camposanto in Pisa. Genese und Rezeption eines berühmten Bildes, München 2002.

27 E. Castelnuovo, Immagini della morte e della salvezza nel Camposanto di Pisa, in Visioni dell'aldilà in Oriente e Occidente: arte e pensiero, atti del convegno (Firenze 2003), a cura di S. Osano, Tokyo 2003, pp. 13-34.

28 L. Bolzoni, La rete delle immagini: predicazione in volgare dalle origini a Bernardino da Siena, Torino 2002.

29 La porta di Bonanno nel Duomo di Pisa e le porte bronzee medioevali europee: arte e tecnologia, atti del convegno (Pisa 1993) a cura O. Banti, Pontedera 1999.

30 W. Meczer, La porta di Bonanno nel Duomo di Pisa: teologia ed immagine, Pisa 1988.

31 A. Milone, Bonanno Pisano. Il mondo e la scultura, in Artifex bonus. Il mondo dell'artista medievale, a cura di E. Castelnuovo, M. Bacci et al, Roma-Bari 2004, pp. 82-89.

32 M. Burresi, Santa Maria della Spina in Pisa, Cinisello Balsamo (Milano) 1990.

33 J. Polzer, S. Maria della Spina, Giovanni Pisano and Lupo di Francesco, «Artibus et historiae», XXVI, 2005, pp. 9-36.

34 Nel segno di Pietro: la basilica di San Piero a Grado da luogo della prima evangelizzazione a meta di pellegrinaggio medievale, a cura di M.L. Ceccarelli Lemut, S. Sodi, Ospedaletto (Pisa) 2003.

35 Chiese di Pisa: guida alla conoscenza del patrimonio artistico; chiese suburbane, vicariati del Piano di Pisa I e II del Lungomonte I e di Pontedera, a cura di M. L. Ceccarelli Lemut, S. Renzoni, S. Sodi, Pisa 2001.

36 A. Gioli, Una chiesa all'asta. San Torpè a Pisa e le vendite dei beni del demanio, Pisa 2006; E. Franchi, Arte in assetto di guerra. Protezione e distruzione del patrimonio artistico a Pisa durante la seconda guerra mondiale, Pisa 2006; L. Carletti, G. Giometti, Una chiesa ai margini. San Giorgio dei Tedeschi a Pisa tra storia materiale e storia della tutela, Pisa 2009.

37 E. Carli, La pittura a Pisa dalle origini alla bella maniera, Pisa 1994.

38 M. Burresi, A. Caleca, Affreschi medievali a Pisa, Pisa 2003.

39 A. Marianini, Inventario dei beni artistici nel Compartimento di Pisa (1860-1863), a cura di M. Burresi, Pisa 20072.

40 M. Burresi, Alla ricerca di un’identità: le pubbliche collezioni d’arte a Pisa fra Settecento e Novecento, Pisa 1999.

41 A. Milone, Pisa: officina dei primitivi, Pisa 2004.

42 M. Bacci, Pisa bizantina: alle origini del culto delle icone in Toscana, in Intorno al Sacro Volto: Genova, Bisanzio e il Mediterraneo (secoli XI-XIV), Atti del convegno (Genova 2004) a cura di A.R. Calderoni Masetti, C. Dufour Bozzo, G. Wolf, Venezia 2007, pp. 63-78.

43 Cimabue a Pisa: la pittura pisana del Duecento da Giunta a Giotto, Catalogo della mostra (Pisa 2005), a cura di M. Burresi, A. Caleca, Pisa 2005.

44 M. Boskovits, A. Labriola, V. Pace, A. Tartuferi, Officina pisana. Il XIII secolo, «Arte Cristiana», XCIV, 834, 2006, pp. 161-209.

45 L. Pisani, Un nuovo polittico di Francesco Traini: provenienza, ricostruzione, cronologia e ricezione, in Dedicato alla memoria di Stefano Tumidei (Forlì 1962 - Bologna 2008), Trento 2008, pp. 7-14 e Eadem, Echi pisani di Lorenzo Monaco, in Intorno a Lorenzo Monaco: nuovi studi sulla pittura tardogotica, a cura di D. Parenti, A. Tartuferi, Livorno 2007, pp. 76-87.

46 S. Romano, Il Trionfo di S. Tommaso in S. Caterina a Pisa, in Arte d'Occidente: temi e metodi, a cura di A. Cadei, Roma 1999, pp. 901-911.

47 J. Polzer, The “Triumph of Thomas” panel in Santa Caterina, Pisa. Meaning and date, «Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz», XXXVII, 1993, pp. 9-70.

48 C. Balbarini, Miniatura a Pisa nel Trecento. Dal “Maestro di Eufrasia dei Lanfranchi” a Francesco Traini, Pisa 2003.

49 A.M. Roberts, Dominican Women and Renaissance Art. The Convent of San Domenico of Pisa, Aldershot 2008.

50 A. R. Calderoni Masetti, Il pergamo di Guglielmo per il Duomo di Pisa, oggi a Cagliari, Pontedera 2000.

51 G. Tigler, La conformazione originaria del pulpito di Guglielmo nel Duomo di Pisa, «Commentari d’arte», XIV, 2008, pp. 30-55 e XV, 2009, pp. 5-37.

52 A. Fiderer Moskowitz, Nicola and Giovanni Pisano: the pulpits, London 2005.

53 M. Seidel, Il pulpito come palcoscenico: sulla funzione dei pulpiti di Nicola e Giovanni Pisano, in M. Seidel, Arte italiana del Medioevo e del Rinascimento, II, Venezia 2003 pp. 127-132.

54 M. Seidel, Die Kanzel als Bühne: zur Funktion der Pisani-Kanzeln, in Begegnungen: Festschrift für Peter Anselm Riedl zum 60. Geburtstag, a cura di K. Güthlein, Worms 1993, pp. 28-34.

55 R.P. Novello, Giovanni pisano: gli inizi dell'artista moderno, in Artifex bonus: il mondo dell'artista medievale, a cura di E. Castelnuovo, M. Bacci et al., Roma-Bari, 2004, pp. 138-146.

56 R.P. Novello, Giovanni Pisano. Il Pergamo di Pisa, Modena 2006.

57 E. Carrara, M. Noferi, Il pergamo della chiesa di San Michele in Borgo a Pisa: storia di un monumento e ipotesi di ricomposizione, San Giuliano Terme (Pisa) 2006.

58 S. Masignani, Tino di Camaino e Lupo di Francesco: precisazioni sulla tomba dell'imperatore Arrigo VII, «Prospettiva», LXXXVII-LXXXVIII, 1997, pp. 112-119.

59 F. Baldelli, Tino di Camaino, con Appendice documentaria a cura di C. Carmi, S. Felicetti, Morbio Inferiore (Mendrisio) 2007.

60 Sacre passioni: scultura lignea a Pisa dal XII al XV secolo, catalogo della mostra (Pisa 2000) a cura di M. Burresi, Milano 2000.

 
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